Il rosso di Valentino e il rosso della Ferrari sono stati per mezzo secolo la bandiera italiana nel mondo, simboli di qualità del made in Italy nell’immaginario collettivo, irraggiungibili e mitologici,
Cavaliere del Lavoro in Italia e Legion d’Onore in Francia, Valentino, il primo stilista italiano ad aver surclassato l’alta moda francese che fino alla fine degli anni ’50 imperava nel mondo, se n’è andato oggi serenamente, a 93 anni, nella sua casa al centro di Roma.
In pochi anni era diventato “l’imperatore” dello stile nel mondo, ha esercitato un’egemonia culturale sul design della moda che andava dall’Italia a Hollywood, con il suo monocromatismo che diventava una griffe, il suo “rosso Valentino” colore assoluto, vincente a tutte le ore del giorno, o il bianco totale, abbagliante e raffinato.
Icona vivente dell’eleganza italiana, ricercata dalle star del cinema alle regine, con testimonial prestigiose ma sempre quasi sottotono, senza “spaccare” per vincere, per imporsi, senza propaganda.
Suo l’abito da sposa di Jacqueline con Onassis, il mantello dell’incoronazione imperiale di Farah Diba o l’abito di scena di Julia Roberts, ma è stata Sophia Loren la sua testimonial globale più autorevole, accompagnandolo nei decenni e dimostrando come ad età diverse potesse corrispondere sempre lo stile di Valentino, di giorno e da gran sera.
Ha firmato anche linee di pret-a-porter, jeans, borse e accessori, portando il glamour per le strade del mondo con uno stile accessibile, lineare, valido anche per la quotidianità con una marcia in più di eleganza sobria, mai troppo vistosa. Da first lady “laica”.
La scelta del rosso poteva sembrare eccessiva, ma è stata la sintesi di diverse qualità per le donne che lo hanno indossato: la passione, l’eroismo, il potere, la fortuna, l’amore, la regalità, come la porpora per l’età imperiale romana. Ognuna poteva scegliere la sua cifra, e il rosso la poteva rappresentare.
L’universalità della bellezza è il connotato che da sempre identifica l’opera d’arte: gli abiti di Valentino hanno avuto questo connotato e la moda disegnata da lui ha avuto la dignità e lo splendore dell’arte, un’arte che ci poteva avvolgere nell’abbraccio di un abito.

