Cosa resta oggi degli ideali enunciati il 14 luglio del 1789 e proclamati universalmente con la Rivoluzione Francese?
Crediamo che i principi di Libertà, Uguaglianza e Fraternità siano stati i criteri fondanti di quell’Occidente democratico che abbiamo conosciuto, quanto meno sino all’avvento degli attuali oligarchi che ritengono essersi impadroniti del mondo.
L’anagrafe ci costringe a considerare la nostra custodia di questi valori sulla via della successione (forse) alle generazioni più giovani. Queste sembrano dare per scontati questi postulati “rivoluzionari”, omettendo ogni loro attenzione sulla conservazione e soprattutto sull’esercizio reale degli stessi.
Ci sembra doverosa una riflessione, alla luce anche della bocciatura – di fatto bi-partisan – della reintroduzione delle preferenze (seppure in forma attenuata) nell’iter parlamentare sulla riforma della legge elettorale.
Dibattito e coinvolgimento (reale) della opinione pubblica: assente.
Chi in passato si richiamava alla tutela dei diritti delle masse lavoratrici industriali, al ridursi (se non estinguersi) delle stesse si è votato a considerare gli ideali della Déclaration des droits de l’homme et du citoyen come (unica) sfida diretta ad ampliare la platea dei diritti civili in nome di una libertà dell’individuo nell’autodeterminarsi dalla (pre)nascita al fine vita, dimenticando per strada la protezione della privacy dal controllo algoritmico della profilazione di massa.
Questa è di fatto oggi statualmente esercitata in via burocratico-amministrativa fuori dal controllo del potere giurisdizionale, in nome di perennemente esibite esigenze (bandiera) anti-evasione fiscale e antiriciclaggio criminale.
Di fatto, sebbene ci sembra di vivere in un Paese libero, non ci pare possa esserci dubbio che cresca la paura che la libertà sia minacciata dall’influenza della disinformazione digitale, dal controllo dei dati e dalle spinte autoritarie, suggerite dalla appetibilità del possesso e controllo degli stessi.
Così facendo si è implicitamente abbandonato il principio di Uguaglianza poiché viene a cadere il principio di equità di accesso, controllo e giudizio, obliterando, riproducendo e amplificando discriminazioni sociali, razziali ed economiche.
L’uguaglianza formale di fronte alla legge è ampiamente abbattuta dalla polarizzazione della ricchezza.
Gran parte dei cittadini occidentali avverte che le opportunità non siano più eque e che i sistemi economici premino solo una ristretta élite, con sostanziale violazione del principio di Libertà e Uuaglianza.
La sistematica profilatura attraverso spid, conti correnti obbligatori, registrazioni digitali di varia natura, senza alcuno reale controllo sul personale e sui soggetti (banche dati, server, società di analisi) statali e/o privati cui amministrativamente è stato demandato il possesso e il trattamento dei dati si pone in netto contrasto con i principi detti.
Altresì conseguente la abdicazione al principio di Fraternità, valore fondante del principio di inclusività, in nome del bene comune che non dovrebbe lasciare indietro le fasce più deboli della società, dal momento che l’attività di iper-controllo statuale abbandona i caratteri di realizzazione del principio di Fraternità, ponendo il controllo democratico lontano e distante dalle necessità di una azione antropocentrica, trasparente e responsabile.
Misurare quanti cittadini credano ancora oggi in Libertà, Uguaglianza e Fratellanza richiede di osservare se e come questi valori siano ritenuti come fari ideali irrinunciabili.
In molti forse ci si crede ancora ma ancora di più solo coloro che sono profondamente disillusi su come essi vengano applicati nella realtà di tutti i giorni.
Dopo una recente visita a Roma, nei pressi dei due rami del Parlamento, guardando le schiere di deputatini e deputatine in zainetto LW, tacchi a spillo, abiti blu e cravatte regimental ci chiediamo quale speranza si possa nutrire.
E questi dovrebbero ridarci le “preferenze”?
Diceva Totò in un suo celebre film
“Da morire da ridere… da morire….”

