E’ morto a Roma il prof. Nicolò Giuseppe Brancato, nisseno, archeologo ed epigrafista di fama nazionale

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Era socio onorario dell’Associazione Archeologica Nissena, il prof. Nicolò Giuseppe Brancato, nisseno, archeologo ed epigrafista di fama nazionale, che ha lasciato questo mondo il 13 ottobre a Roma, dove si era trasferito fin dai tempi dell’Università. “Il suo temperamento schivo e la suo signorile umiltà lo hanno tenuto lontano dai riflettori della notorietà popolare, ma la sua solida formazione accademica e le sue campagne culturali, unite alla profonda umanità, lo propongono come uno dei figli più illustri di questa nostra terra, da lui mai dimenticata, ma sempre amata e valorizzata” come ricorda la prof. Maria Concetta Cilano

Nato a Caltanissetta nel 1944, archeologo, epigrafista, storico dell’arte, pittore e docente, Brancato ha dedicato la propria esistenza allo studio e alla valorizzazione del patrimonio storico e artistico. Laureato in Lettere Classiche alla Sapienza di Roma, ha partecipato a importanti campagne archeologiche, approfondendo nel corso degli anni gli studi sull’epigrafia romana e sulla civiltà di Palmira. Parallelamente ha coltivato una profonda passione per la pittura e l’incisione, distinguendosi per originalità espressiva e sensibilità artistica.

Ma a rendere davvero speciale il professor Brancato non erano soltanto i suoi titoli, i riconoscimenti o la vastità dei suoi interessi. Era la capacità di mettere la propria intelligenza al servizio degli altri, di ascoltare, di dialogare, di trasmettere conoscenza senza mai perdere quella dimensione umana che rappresenta il valore più autentico di un grande maestro.

Un uomo colto, profondamente colto, ma capace di unire al rigore dello studioso la delicatezza dei sentimenti, la disponibilità al confronto e un’autentica attenzione verso le persone.

Una parte fondamentale della sua vita è stata quella condivisa con Eugenia Serafini, artista, poetessa, scrittrice e intellettuale, sua moglie e compagna di un lunghissimo viaggio umano, artistico e culturale.

Fin dal 1972, con la fondazione dell’Accademia in Europa di Studi Superiori ARTECOM a Roma, hanno contribuito alla diffusione della cultura e alla valorizzazione delle diverse espressioni artistiche, promuovendo occasioni di incontro e confronto tra studiosi, artisti, scrittori e personalità del panorama culturale nazionale e internazionale. In particolare il sostegno ai giovani talenti è stato sempre attento e generoso.

Perché, al di là della straordinaria carriera e degli importanti contributi scientifici e artistici, ciò che resta di Nicolò Giuseppe Brancato è soprattutto il ricordo di una persona speciale. Un uomo che ha saputo coniugare cultura e umanità, intelligenza ed empatia, passione per la conoscenza e rispetto per gli altri.

Il suo sapere continuerà a vivere nelle opere e negli studi. La sua umanità nel ricordo di chi lo ha conosciuto.

Pubblichiamo un testo del Prof. Brancato, la Relazione svolta il 17 marzo 2016 alla Biblioteca nazionale centrale di Roma, in cui parla della cultura a Caltanissetta negli anni ’60:

È stato presentato alla Biblioteca nazionale centrale di Roma il libro di Calogero Rotondo: «Le esperienze solitarie di uno scrittore vagabondo, spirito sognante e poeta, Piermaria Rosso di San Secondo». Si tratta di un corposo volume di ben novecento pagine, in cui sono raccolti documenti, scritti e inediti relativi al grande commediografo nisseno.

In tale occasione Lillo Salvatore Bruccoleri, cui mi lega una lunghissima affettuosa amicizia e frequentazione sin dagli anni del liceo, nonché una densa attività culturale svolta proprio in quei giovanili anni a Caltanissetta, mi aveva chiesto di ricordare, a distanza di oltre mezzo secolo, quanto all’Associazione culturale artistica nissena, Acan in acronimo, si debba per la vita culturale di Caltanissetta, con particolare riferimento alla figura di Rosso di San Secondo.

Riferire in questa sede quanto in quell’epoca avveniva in campo culturale non mi pare cosa del tutto peregrina: si tratta infatti di uno squarcio di storia – ancorché «piccola storia» – nissena.

La situazione culturale della città, nei primi anni sessanta era, agli occhi di noi giovani, piuttosto lacunosa: la presenza della casa editrice Sciascia, pur con tutti i suoi innegabili meriti, non incideva sul tessuto culturale della cittadina rimanendo un’isola priva di collegamenti locali; metaforicamente parlando, nel suo aeroporto atterravano personalità di grande rilievo, ma era priva di porti cui la cittadinanza potesse approdare; bisognerà attendere i decenni successivi perché si aprisse ad argomenti, in particolare archeologici o legati al mondo delle miniere, che avessero una relazione con il territorio.

Si distaccava da questa situazione Leonardo Sciascia che ho avuto la fortuna di frequentare, prima del mio trasferimento a Roma, nei periodi in cui soggiornava in un bello e penombroso appartamento in via Redentore a Caltanissetta.

Non era ancora l’epoca dell’apertura della grande libreria/galleria d’arte di Vito Cavallotto prematuramente e drammaticamente scomparso, dalla cui piccola e modesta libreria, su indicazione di mio zio il sacerdote Ignazio Brancato che al Cavallotto era legato da profonda amicizia, i miei acquistavano i libri scolastici per i tre figli.

A parte alcuni organismi quali il Cral o l’Enal, le attività culturali visibili e fruibili dalla cittadinanza erano, in quell’epoca, quella dell’Associazione amici della musica e quella dell’Associazione archeologica nissena: alla prima si debbono centinaia di concerti di musica classica aperti gratuitamente agli appassionati; la seconda, allora diretta dal dottor Michele Cardella e ovviamente tuttora attiva, per noi ragazzi interessati (seppure anche campanilisticamente) alla storia della città rappresentava un sicuro punto di riferimento: ad essa, ed alla direzione del dottor Cardella, si devono i fondamentali contributi che ha offerto alla conoscenza della storia nissena e di cui uno dei più eclatanti fu l’individuazione dell’insediamento di Sabucina che, grazie alle pressioni dell’Associazione archeologica ed ai finanziamenti da essa ottenuti, fu oggetto di sistematici scavi sotto la direzione del dottor Orlandini.

In questo ambiente – nobilitato da un blasonato liceo classico che ha visto tra i suoi allievi Luigi Russo e lo stesso Piermaria Rosso di San Secondo – un gruppo di giovani liceali e non solo costituì l’Acan, presieduta dal sottoscritto con Francesco Giuseppe Spena insostituibile vice presidente e composta da Vittorio Martorana, Lillo Salvatore Bruccoleri, Alessandro Di Forti, Michele Giambra, Marco Claudio Bruno, Giambattista Di Pinto, Stefano Martorana, Michele Melilli e da tanti altri dei quali non ricordo i nomi ed ai quali chiedo venia, con lo scopo di sollecitare e diffondere interesse per la letteratura, per le arti, per la storia delle religioni, per l’archeologia, per la storia e per i monumenti di Caltanissetta.

Il perseguimento di tali scopi fu peraltro notevolmente facilitato dal particolare che, nonostante la giovane età, sia Lillo Salvatore Bruccoleri che il sottoscritto eravamo cronisti della edizione locale de «La Sicilia» e ci risultava quindi facile attirare l’attenzione, ad esempio, sulle clamorose novità offerte dagli scavi di Sabucina o sui rischi di degrado del colossale e splendido palazzo Beauffremont o Moncada o anche sulla bellezza degli affreschi della cattedrale dovuti alla maestrìa dei fiamminghi Guglielmo e Luigi Borremans.

Si posero inoltre le basi, attraverso la «Rassegna internazionale d’arte» a partire dal 1963, il «Premio di poesia Rosso di San Secondo» nel 1964 ed il «Concorso di pittura Michele Tripisciano» nel 1965, per un sostrato utile al realizzarsi di altre iniziative culturali, quali l’apertura della nuova e grande sede della libreria con annessa galleria d’arte «Cavallotto», apertura incoraggiata e sostenuta, peraltro, dal già citato mio zio reverendo Brancato.

D’altra parte la allora ancor giovane televisione trasmetteva il meglio della produzione teatrale italiana, da Pirandello a Brancati (il quale per inciso era stato professore di mia madre presso l’istituto magistrale, ove aveva conosciuto Leonardo Sciascia allora studente e lo aveva incoraggiato concretamente ad iniziare la sua carriera di brillante scrittore), da De Filippo a Rosso di San Secondo.

Il nome di quest’ultimo, diffuso grazie alla televisione, riempiva di orgoglio, in quanto nisseni, noi giovani dell’Acan: potevamo non dedicargli attenzione?

Fu così che nel 1964 si svolse la prima edizione del premio di poesia a lui intitolato. Seguì, nel 1966, il convegno sul nostro drammaturgo, con la partecipazione della vedova contessa Inge Redlich e del professor Ruggero Jacobbi.

A distanza di qualche anno, nel 1973, «Il foglio d’arte» – la cui attività non solo editoriale, dal momento che era gestita da Franco Spena già vice presidente dell’Acan, mi piace considerare come una prosecuzione di quella dell’Associazione culturale artistica nissena – ha indetto il «Concorso Rosso di San Secondo» dedicato alla narrativa, con una giuria composta da ben sessanta membri da tutta Italia, che individuò dieci finalisti, ognuno dei quali ha poi votato per designare i tre vincitori.

Le esigenze susseguenti il superamento della maturità scolastica tuttavia crearono, poi, il forzoso allontanamento dalla «terra patria» di alcuni di noi, il che non impedì a chi era rimasto di continuare in maniera eccellente le attività culturali: mi riferisco in particolare a Franco Spena e Marco Claudio Bruno; e se la diaspora di cui parlavo spinse chi era rimasto a proseguire diversamente (e tuttora brillantemente) le attività culturali iniziate in quei fervidi anni, forse, un qualche merito potremmo attribuirlo a quel gruppo di teenagers che, anziché giocare a pallone o a bigliardo come i loro coetanei, avevano preferito dedicare il tempo libero ad una attività culturale allora unica nella nostra città.

Nicolò Giuseppe Brancato

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