Don Luigi Ciotti, fondatore di Libera, Gruppo Abele e animatore di tante battaglie civili dalla parte degli ultimi, giornalista pubblicista, è intervenuto a Torino al XXI Congresso nazionale dell’UCSI (Unione Cattolica Stampa Italiana), dove ha ricevuto il premio “Emilio Rossi”, dedicato alla memoria del giornalista fondatore dell’UCSI, direttore del primo TG1, gambizzato dalle Brigate Rosse.
Nel suo intervento Don Ciotti, accolto con grande affetto ed entusiasmo, ha offerto ai giornalisti delegati una lezione sulla libertà dell’informazione, un vero e proprio manifesto deontologico per questi tempi difficili in cui l’informazione è sempre più a rischio di manipolazione e di strumentalizzazione.
“Emilio Rossi – ha affermato – gambizzato dalle BR perché faceva bene il suo mestiere. Gli spararono addosso, perché era un bravo giornalista. Testimone dei fatti del tempo, ma soprattutto portatore di valori, pronto a testimoniarli, nel modo più umile, più attento, più vero. Un giornalista “mai comodo per nessuno”. Mai comodo per nessuno, perché a volte dobbiamo essere un po’ scomodi, per portare avanti con coerenza i nostri percorsi.
Il ruolo dell’informazione è molto importante: perché l’informazione è una sorgente di democrazia e noi abbiamo tanto bisogno oggi di una informazione che sia sorgente di democrazia, perché la nostra democrazia vive un momento di stanchezza, c’è una stanchezza democratica, anche in casa nostra. Ma anche perché soprattutto perché la democrazia sta in piedi e progredisce solo se è costituita da cittadini informati.
Voi avete una responsabilità impressionante, che è un dono di cui dobbiamo esservi grati, e allora, ieri come oggi, proteggere i giornalisti significa proteggere la democrazia, cioè la ricerca della verità.
L’informazione deve essere libera, perché se non è libera non è informazione, è qualche cos’altro; deve essere pluralista e deve essere soprattutto molto molto rigorosa. E quando dico libera, informazione mai asservita, mai complice di qualcuno e soprattutto non pilotata, perché abbiamo anche dell’informazione che viaggia così, e lo vediamo: molto manovrata, molto in superficie, serve a propagandare qualcosa o per interesse di qualcuno. Deve essere libera.
Noi dobbiamo sentire dentro di noi questo amore per la verità: vivere la verità. Il giornalismo ha bisogno di trasmettere questo. abbiamo bisogno di parole vere, in mezzo a tante parole vuote che ci stanno circondando, o parole strumentalizzate.
Io ho due riferimenti, con tutti i miei limiti e le mie fragilità: il Vangelo e la Costituzione italiana.
E Dio non abita solo nei tabernacoli d’oro, ma nei cortili dove la gente lotta per la sopravvivenza, nella povertà, e il tempo dell’amore non viene stabilito da chi ama ma da chi ha bisogno di essere amato: la nostra agenda, le nostre priorità ce le scrivono gli altri, chi ha più bisogno di essere amato.
Papa Francesco ha detto ai giornalisti: “Non abbiate paura di rovesciare l’ordine delle notizie per dare voce a chi non ce l’ha, di raccontare le buone notizie, che generano amicizia sociale”. È una sintesi, ma dice anche di avere questo coraggio. C’è bisogno di voi.”


