“Il silenzio mattutino del Venerdi Santo Sancataldese”

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Vincenzo Siracusa (a cura di)

Nel suo Cristo in croce, lo scrittore argentino, caro anche al venerato papa Francesco che lo conobbe, Jorge Luis Borges, (1899- 1986), scriveva:

«La nera barba pende sopra il petto.

Il volto non è il volto dei pittori.

È un volto duro, ebreo.

Non lo vedo e insisterò a cercarlo fino al giorno dei miei ultimi passi sulla terra».

Cosa resta oggi, dell’antica pietà popolare, di una Città profondamente cambiata o forse smarrita, che nella Settimana più Santa dell’anno si affaccia a quella “Piazza” di antiche voci e ricordi che mai passano dalla mente.

Parlano i volti e le storie della gente; che silenziosa attende di incrociare lo sguardo della Madre Addolorata, che assieme all’amato discepolo Giovanni, alle prime luci del giorno incontra il “Figlio” dolorante sul ciglio della strada che la condurrà al Calvario: luogo del verdetto finale!

Il silenzio della gente direbbe il protestante, Martin Keller: attraversa “Il Cristo reale, cioè il Cristo efficace, quello della storia dei popoli, col quale milioni di uomini hanno intrattenuto un rapporto di fede filiale, il Cristo reale è il Cristo predicato non, in qualche modo, il Gesù di cui si parlava e quindi il Cristo della fede”. Ed ancora, potremmo definire quel mattino di dolore, come il mattino del Verbo di Dio incarnato, che si racconta a noi con gli occhi della fede vissuta e tramandata dai padri. Lungo la “via misteri”, si riavvolge la Teologia Dialettica di Karl Barth (1886-1968), che ci dice che: Cristo è anche la “parola per noi”, l’espressione della fede di una comunità che si raccoglie unita al Figlio di Dio.

Per capire il senso del mattutino Sancataldese, servirebbe l’esegeta Hans Konselmann (1915-1989), il quale parla di una “cristologia vissuta”, che appartiene al senso umano di un popolo radicato nella fede, che ne conserva la storia.

San Cataldo, comune della Provincia di Caltanissetta, con la sua antica pietà popolare, ci dona riflessioni nuove ed anche in prossimità di un mutamento della storia locale che vive le domande fondamentali dell’uomo, perché “Cristo non è una delle tante risposte possibili”, dice Dietrich. Bonhoeffer (1906-1945), “ma Cristo è il centro che coagula tutte le domande del mondo e che dona l’unica risposta possibile a queste domande. Cristo è al centro della creazione, è il mediatore della giustificazione per l’uomo, è colui che riconcilia l’uomo nella storia e colui che libera. Cristo ci rivela Dio, centro della storia e del mondo”.

Dunque a noi cittadini di San Cataldo, per dirla con le parole di Romano Guardini, teologo del secolo scorso, (1885-1968), l’augurio di avere sempre uno sguardo contemplativo sulla Settimana Santa, e di custodire “la fede Cristiana che abilita ad un tale sguardo, cioè noi abbiamo una nota in più; questa nota in più ci permette di avere uno sguardo più comprensivo e di cogliere anche negli angoli più nascosti qualcosa in cui la verità ultima si è manifestata e in cui possiamo cogliere ancora dei germi di verità, in quanto la fede cristiana permette di assumere lo sguardo di Cristo”.

“L’invito a guardare il Crocifisso affermava il teologo Joseph Ratzinger (futuro papa Benedetto XVI), non è solo un invito a contemplare un dolore umano, ma a riconoscere in quel costato squarciato l’apertura stessa di Dio. Nel gesto della lancia che trafigge il cuore di Gesù, si compie l’ultima rivelazione: Dio non è un potere remoto, ma un amore che si lascia ferire. [..] Guardare al Crocifisso significa, dunque, vedere la sorgente della vita che vince la morte non con la forza, ma con la vulnerabilità dell’amore.”!

La Settimana Santa Sancataldese, ed in particolare il “Venerdi’ Santo mattino”, si colloca nel Tempo che è l’Eterno direbbe il poeta Dante Alighieri (1265-1321), in quel nucleo fondamentale del cristianesimo, cioè: l’incarnazione di Dio che tutto custodisce. Ci sono i nostri volti scolpiti nella Trinità. Nella Teologia Cristologica che avvolge questa riflessione, concludo con un autore a me tanto caro, il teologo e poeta p. David M. Turoldo (1916-1992), lo faccio con uno dei suoi “Canti ultimi”:

«No, credere a Pasqua non è giusta fede:

troppo bello sei a Pasqua!

Fede vera è al venerdi santo quando Tu non c’eri lassù!

Quando non una eco risponde al suo alto grido e a stento il Nulla dà forma alla tua assenza».

(4J. Ratzinger, Guardare al Crocifisso, Jaca Book, 2006).

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