Non ricordava più nulla! E non era cosa da poco

Tonino Cala
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Disse l’uomo: “Ho una sola certezza, so delle mie incertezze. Sapeva di essere nato, forse a Parigi. Non si sa. Sapeva che aveva trascorso l’infanzia tra Parigi, Londra e Palermo. Non si sa. Sapeva che si era trasferito nel paese natio dei suoi genitori. Non si sa. Col tempo aveva scoperto che molte cose non si sanno perché i desideri inconsapevoli degli esseri umani, uomini e donne, sono ben nascosti nell’intimità dell’anima e del cuore! Per caso?

Segreti, segreti che nessuno sa! Neanche quelli che credono di sapere. Molta gente crede di sapere e non sa nulla.

Quella mattina, un giovane bancario gli aveva detto: “voscienza è stata servita!”. Voscienza? Lo aveva scambiato per una persona anziana, un vecchio o un’autorità cerebrolesa? Ma lui non lo era. Si sentiva ancora giovane anche se era consapevole della sua età non più giovane.

Poi dal giornalaio, che lo aveva scambiato per un’altra persona: “Ti ricordi quando eri giovane ed eri socialista molti anni fa! Ne hai viste di belle e di brutte, la politica non ti ha fatto del bene!”.

E sua sarcastica risposta: “Ma quale politica? In questo paese non c’è mai stata la politica. Dico: la politica come servizio alla comunità. Qualcuno si illudeva di fare politica! Mi stai scambiando per un altro. Non ricordo!”.

E un altro ancora: “Ma avevi tanti amici, eri famoso in questo paese, ti conoscevano tutti! Eri molto amato!” E lui con granitica certezza: “Non ricordo. Mangio pane dimenticato”.

In realtà, il nostro amico amava molto Luigi Pirandello, il drammaturgo di Girgenti, ridente e solare cittadina lungo la costa sud della Sicilia. Per finzione o per consapevolezza del suo essere al mondo, aveva recitato la parte del politico, dell’onesto lavoratore, del professore preparato, del marito ordinario e composto, del bravo cittadino …. e di chissà quante altre cose! “Tutto a posto e niente in ordine?”. Non era tutto a posto. Era scamiciato! L’ordine non si sa. Quale ordine? Nasce prima l’uovo o la gallina? Forse, era il gallo di chi?

Ma non ricordava più nulla per effetto del decadimento neuronale e delle sinapsi. E si diceva in giro: “È un onesto lavoratore, è un bravo marito, è un valente e competente professore!”. Certo, gli aggettivi non potevano mancare, soprattutto durante la campagna elettorale per le comunali: si diventa tutti bravi e buoni. E per il resto dell’anno? Puzzolenti e cattivi!

Si sa: nei paesi si parla degli altri, si mormora e si spettegola, si dicono anche delle cose che non sono vere. Cosa hanno da fare i paesani? Gente di provincia, avrebbe detto Leonardo Sciascia; che spesso si allontanava dalla sua Racalmuto, destinazione la Ville lumière: Parigi. Amava Sciascia, un siciliano atipico. Non si impicciava degli altri! Si coltivava con le buone letture ed ero curioso delle cose umane, tra mito, leggenda e realtà: “i cunta” dell’isola.

Come possono trascorrere il loro vuoto tempo coloro che non hanno nulla da fare? Gente di paese: sparlano. Non tutti, per la verità. Per carità, non tutti. Si diceva che una volta, molto tempo fa, lo “sparlare” fosse lo sport preferito delle donne!

Adesso era anche degli uomini. Ovunque, in tutti i luoghi di conversazione, nessuno escluso. Quando abitava in città nessuno lo conosceva. Era molto timido. Non gli piaceva frequentare i luoghi affollati. Anche se andava allo stadio a tifare per il Palermo. L’unica cosa che lo interessava: la squadra di calcio del Palermo. Anche il Milan che era la sua squadra del cuore!

Dopo i brillanti studi universitari, per ragioni di lavoro si era trasferito nel paese di provenienza dei suoi genitori: Mussomeli, Mons Mellis, Monte di miele. Api e miele. Sua ultima destinazione? Forse no. Il miele gli faceva aumentare il glucosio nel sangue ed era anche diventato zuccheroso di carattere. Non gli piaceva. Preferiva il salato palermitano.

A lui piaceva il mare. Il sole e il calore di quella terra. Una terra sconosciuta. Una terra promessa. Dove voleva andare ad abitare e vivere con il suo amore: unica sua certezza!

Si voleva viaggiare, spostarsi, andare altrove, forse lo stesso spirito di suo padre che amava l’avventura, il viaggiare, il conoscere nuovi luoghi, nuova gente.

Camminare fa bene perché in fondo si pensa con i piedi e quando si pensa con i piedi la testa si fa vuota per il pieno godimento dell’anima e dei sensi. Può bastare l’esercizio quotidiano: camminare! Quando non guidava l’auto camminava tantissimo a piedi.

Al padre lo chiamavano “U caminanti”, anche “u firriusu”, colui che “firria” (va in giro), per spirito di conoscenza. Ecco cosa aveva ereditato da suo padre: il vitale desiderio di camminare, di viaggiare, di conoscere, di essere al mondo con un paio di scarpe da calzare e due piedi per calpestare il suolo famigliare di tutti i giorni: quello della sua quotidianità.

Non tutti i mali vengono per nuocere. Anzi, il male di vivere può essere una grande risorsa per esistere, semplicemente. La resilienza fortifica l’uomo e lo umanizza. Ci vuole tanta ironia per capirlo. Già, in questa nostra terra che nasce con il sorriso per ironia della sorte, tra dominazioni e vassalli di corte, con il cantastorie ribelle che le canta ai potenti e agli smidollati.    

da “Racconti apolidi” di Tonino Calà

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