Il ricordo di Caltanissetta per Adnan Siddique, ucciso perchè conmbatteva il caporalato e il lavoro nero

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A ricordare Adnan Siddique e il suo sacrificio per la giustizia quest’anno c’erano anche le istituzioni: davanti alla lapide in via San Cataldo, una traversa della Strata a’ foglia, dove il giovane cittadino nisseno di origine pakistana abitava ed è stato ucciso, si sono ritrovati per un momento di memoria e di preghiera interreligiosa la Prefettura, il Comune, le forze dell’ordine, il sindacato, raccogliendo l’appello del MO.VI. e del Comitato “Giustizia per Adnan” che ogni anno, il 3 giugno, ricordano ai nisseni un cittadino esemplare che ha sacrificato la sua vita per difendere i diritti dei lavoratori contro il caporalato e lo sfruttamento della criminalità.

Dopo la preghiera di padre Marsial Lema, vice parroco di San Biagio e dei rappresentanti della comunità musulmana, non soltanto il ricordo è stato al centro dei discorsi degli intervenuti: per Ennio Bonfanti, del Comitato “Giustizia per Adnan” l’impegno è quello di continuare a “denunciare e smascherare ancora di più questo terribile racket che colpisce soprattutto i lavoratori stranieri”

Sul tavolo della modesta casa in cui viveva Adnan, la notte in cui è stato ucciso con 26 coltellate, c’erano i moduli di 13 denunce alle forze dell’ordine che aveva raccolto contro il caporalato che anche a Caltanissetta organizza il racket del lavoro clandestino in agricoltura, sfruttando sopratutto gli immigrati, raccolti dai pullmini ogni mattina all’alba nello stesso punto del centro storico da cui partivano i minatori nel secolo scorso, come è stato documentato nel reportage “Il silenzio del sudore” di Elia Miccichè, dedicato proprio alla vicenda tragica di Adnan.

Su questo fenomeno il vice prefetto Michelangelo Sardo ha voluto sottolineare il lavoro del Tavolo tematico insediato in Prefettura su caporalato e lavoro nero, auspicando un lavoro di squadra per riuscire a sconfiggere la criminalità economica che sta dietro lo sfruttamento dei lavoratori.

Per il Comune l’assessore Guido Delpopolo, che ha partecipato con l’assessore Salvatore Licata, ha dichiarato che “C’è un’attenzione particolare di questa amministrazione rispetto a quanto accaduto a questo ragazzo, figlio della nostra città”, che con la sua battaglia per i diritti e la legalità ha dimostrato di essere un cittadino esemplare Adnan è stato ed è un segno di integrazione. – ha continuato Delpopolo – Ci stringiamo alla sua famiglia perché per noi rappresenta un caro cittadino della nostra città”.

Nel processo contro gli assassini di Adnan, tre dei quali sono stati condannati, la parte civile e la famiglia di Adnana è stata rappresentata dall’avvocato Salvatore Patrì, “Siamo arrivati a una condanna definitiva per tre imputati. Per altri imputati, anch’essi condannati in secondo grado, è probabile un ricorso in Cassazione e seguiremo anche quel passaggio. Possiamo dire che, per quanto riguarda l’omicidio di Adnan, una parte significativa della giustizia è stata fatta”.

La CGIL è stata presente con una delegazione e la Segretaria provinciale, Rosanna Moncada, ha sottolineato come “La nostra presenza vuole essere un segnale per dire che siamo accanto a quei lavoratori che hanno avuto il coraggio di denunciare”, ha affermato la segretaria. “Ma il coraggio da solo non basta: servono forze sociali e istituzionali capaci di tutelarli e rappresentarli. È una battaglia che affrontiamo ogni giorno e il nostro impegno è quotidiano”.

In conclusione Filippo Maritato, presidente del coordinamento del MO.VI., ha ricordato come il senso di questa giornata sia innanzituttoincoraggiare chi vive situazioni simili alla sua. Non è una normale commemorazione, ma una forma di rispetto che vuole ricordare a tutti gli immigrati che vivono a Caltanissetta che chi è qui è un cittadino nisseno a tutti gli effetti e merita rispetto, a partire dal lavoro”.

fotografie di Ettore Garozzo

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