Leandro Janni: il mio intervento agli Stati Generali dell’Offerta Formativa Universitaria

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dal Prof. Leandro Janni riceviamo e pubblichiamo:

Nel corso del tavolo di confronto tra istituzioni, parti sociali, imprese e professioni denominato “Stati Generali dell’Offerta Formativa”, che ha avuto luogo presso la sede del Consorzio Universitario di Caltanissetta, lo scorso 29 maggio 2026, è stato ripetuto più volte il termine “attrattività”. Nel marketing, l’attrattività è il potere di un brand o di un’offerta di polarizzare l’interesse del pubblico, generando conversioni o coinvolgimento. Nei contesti territoriali  misura la capacità di una città o regione di attrarre investimenti, turismo o nuovi residenti. 

Stiamo parlando ovviamente dell’attrattività della città di Caltanissetta. Ma, mi chiedo: come può essere “attrattiva” una città che ha una straordinaria Biblioteca comunale senza un direttore da decenni; un Teatro comunale la cui direzione è incerta e discontinua; Palazzo Moncada e il cosiddetto Museo d’arte moderna e contemporanea privi – di fatto – di una direzione artistica; il Museo archeologico regionale chiuso da quattro anni per lavori di manutenzione – per non parlare dei siti archeologici di Sabucina, Gibil Gabib e Palmintelli in abbandono; il peculiare Museo mineralogico e della zolfara difficilmente fruibile; importanti aree verdi in territorio urbano che potrebbero diventare splendidi parchi se solo l’Amministrazione comunale riuscisse a giungere ad una decisione chiara sul loro destino. Penso anche all’annosa “questione centro storico”, di cui straparlano tutte le amministrazioni comunali, ma che non viene mai affrontata in modo serio e organico. E penso al tema del decoro urbano, o meglio della “bellezza”, che continua ad essere sottovalutato, se non ignorato dal sindaco e dagli amministratori nisseni di turno. Mi occupo di beni culturali, territorio e ambiente da sempre e dunque non posso non sottolineare queste criticità che, inesorabilmente, configgono con l’agognata “attrattività” della città di Caltanissetta.

Vorrei inoltre commentare l’intervento della soprintendente ai Beni culturali e ambientali, arch. Daniela Vullo, che ha proposto l’istituzione di un corso di laurea sulla Conservazione e il restauro dei beni culturali, a Gela. Devo dire che in questi ultimi anni c’è una particolare attenzione politica su Gela, e sul suo rilevante patrimonio culturale. E questo non può che farmi piacere. Tuttavia, il problema principale è la Regione Siciliana. In che senso, direte voi? La soprintendente Vullo pone giustamente il tema della mancanza di personale specializzato perché difende il proprio ambito di lavoro. Ma, prima ancora di attivare nuovi corsi di laurea sulla Conservazione e il restauro dei beni culturali, bisognerebbe affrontare il problema della grave carenza del personale tecnico delle Soprintendenze. Ed è – lo abbiamo evidenziato tante volte noi di Italia Nostra e non solo – un problema determinato dalla Regione Siciliana. La Regione Siciliana, in questi ultimi anni, sta di fatto indebolendo, neutralizzando l’azione delle Soprintendenze, tagliando risorse economico-finanziarie e non assumendo nuovo personale attraverso concorsi pubblici. In Sicilia ci sono archeologi, architetti, storici dell’arte, esperti in beni bibliografici e archivistici, esperti in beni demoetnoantropologici che non vengono valorizzati, non vengono utilizzati. Però, si propone di istituire un nuovo corso sulla Conservazione e sul restauro dei beni culturali.

Se dunque analizziamo con lucidità lo stato delle cose in Sicilia nell’ambito delle politiche di conoscenza, tutela e valorizzazione dei beni culturali, la priorità assoluta è, dovrebbe essere senza dubbio il potenziamento degli organici delle Soprintendenze. E questo, partendo dalle risorse umane già a disposizione, sottoutilizzate o non utilizzate del tutto. Concordo con il dott. Ivo Cigna quando afferma che dobbiamo cercare di essere coerenti. Le continue ambiguità e contraddizioni della Regione Siciliana determinano omissioni, carenza di servizi, danni al paesaggio e ai nostri beni culturali e ambientali. Sciascia diceva «la Sicilia è difficile»: con questa espressione riassumeva il suo pensiero sull’Isola. Egli ha sempre descritto la Sicilia come una terra bellissima e crudele, segnata da contraddizioni, arretratezza sociale e dal peso soffocante del potere mafioso. Ma le cose possono e devono cambiare. E noi oggi siamo qui per questo. D’altronde, noi qui siamo nati, qui siamo cresciuti e ci siamo formati e qui continueremo a vivere e a lottare per un autentico progresso delle nostre comunità.

Aggiungo ancora qualche parola al mio intervento. Uno dei problemi del nostro territorio  è l’autoreferenzialità delle istituzioni. Che cosa significa? Significa che esistono tante associazioni di volontariato, tante associazioni di promozione sociale qualificate, ma il dialogo con le istituzioni diventa difficile quando prevale l’autoreferenzialità. Ovvero quando le istituzioni del territorio (Regione Siciliana, Comune, Soprintendenza, ecc.) non intendono dialogare, collaborare con tali associazioni. Con i cittadini. Anche le associazioni possono essere autoreferenziali, ma a volte riescono a collaborare tra loro, a “fare rete”. Vorrei citare un esempio positivo. Dieci associazioni culturali del nostro territorio (Alchimia, Italia Nostra, SiciliAntica, Associazione Archeologica Nissena, ProLoco Caltanissetta, Comitato Gibil Habib, Trinasoteira, piùCittà, Studi Storici Siciliani, Società Dante Alighieri) si sono riunite e hanno costituito SOS Sicilia Centrale: una rete di associazioni le cui finalità sono la tutela e la valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale dei territori di Caltanissetta ed Enna.

Il gruppo unisce dunque diverse realtà locali promuovendo anche un’alleanza con la Fondazione Sicana e la Sicilbanca. SOS Sicilia Centrale è un osservatorio permanente, uno strumento di monitoraggio delle criticità del territorio ma anche un promotore di studi e progetti culturali. Lo scorso anno abbiamo pubblicato il volume “SOS Sicilia Centrale. Un territorio ferito tra criticità e potenzialità”. Credo che alla base di tutto ci sia la conoscenza. Se c’è conoscenza, ci sono anche consapevolezza, forza e amore per il territorio – come affermava la professoressa Laura Zurli. Ho sentito sindaci, amministratori nisseni affermare che a Caltanissetta non c’è nulla di significativo e che quindi non vale la pena perdere tempo con beni culturali e velleità turistiche. Che dire? Dico che abbiamo persino una sovrabbondanza di beni culturali e ambientali, dico che abbiamo paesaggi peculiari, ma abbiamo notevoli difficoltà a gestire questo patrimonio. Abbiamo difficoltà a valorizzarlo, a renderlo fruibile. Proprio per questo vanno coinvolti, responsabilizzati cittadini e associazioni in un processo di sviluppo alternativo e sostenibile, non più caratterizzato da ambiguità e contraddizioni, opacità e inefficienze. Un processo dunque positivo, propositivo, libero e democratico.

Prof. Leandro Janni, vicepresidente regionale di Italia Nostra Sicilia 

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