di Edvige Presti
Anna sorride alla pioggia perché non ha pregiudizi e guarda il mondo con sguardo innocente; questo le permette di trovarvi sempre qualcosa di bello e di meravigliarsi ogni volta. Così “comprende” — nel senso più profondo di prendere con sé — ciò che la circonda, in maniera autentica e non filtrata.
Anna vive interamente nel presente: le gocce d’acqua che le bagnano la lingua la fanno sorridere perché non pensa che poi si bagnerà o che sarà fastidioso camminare sotto il temporale. Si sofferma sulla sensazione del momento, senza alcuna preoccupazione per il futuro; è tutta racchiusa nell’istante, e questo la porta a stupirsi e a gioire costantemente. In questo senso Anna è “ingenua”, ma ne sa molto più di chi è “previgente”, ovvero di coloro che cercano sempre di presagire il futuro, fuggendo in avanti e perdendosi la magia racchiusa nel qui e ora.
Anna è una bambina con la sindrome di Down, ma per coloro che la amano — per i suoi genitori e le sue sorelle — è semplicemente una bambina, libera da qualsiasi etichetta. Ed è una bambina che insegna loro tantissimo: mostra come si possa vivere felici e come si possa, appunto, sorridere alla pioggia.
È una storia bellissima perché entra nella vita del lettore e vi lascia qualcosa di prezioso. A raccontarla è il papà — una scelta significativa — che conosce già la diversità sulla propria pelle essendo balbuziente e che, proprio attraverso le pagine di questo libro, trova la via più fluida e potente per far arrivare la sua voce a tantissimi lettori. Mi chiedo: cosa significa davvero “diversità”? Non è forse vero che siamo tutti diversi? E non cambiamo continuamente, diventando diversi da noi stessi nel corso del tempo? Allora perché la diversità viene ancora vissuta spesso come un problema?
Ci sentiamo falsamente rassicurati quando tutto scorre seguendo regole precise, uguali per tutti, senza grossi imprevisti e senza quello stupore che smuove l’animo, costringendolo a mettersi in discussione. Ma questo significa davvero vivere? Come scriveva Pascoli nella poesia “Per sempre”, contenuta nella raccolta dei Canti di Castelvecchio, «per sempre vuol dire morire». La vita è di per se stessa movimento, cambiamento, rinascita; un fiume in cui l’acqua scorre ed è sempre nuova.
Come ricorda la famosa canzone scritta dal cantautore cileno Julio Numhauser e portata al successo da Mercedes Sosa, “Todo cambia”: la vita è proprio così. L’attimo presente è già differente da quello appena trascorso e vivere comporta il fluire con il tempo. Se blocchiamo questo scorrere e i mutamenti che porta con sé, rischiamo di spegnere l’anima prima ancora che il corpo si fermi.
Se tutto cambia, non possiamo che cambiare anche noi, scoprendoci ogni momento diversi: diversi da chi eravamo un attimo prima e diversi dagli altri, senza essere migliori o peggiori. Semplicemente, unici. Ogni persona “diversa” che incontriamo sul nostro cammino ci insegna qualcosa e ci arricchisce. Anna, per esempio, ci mostra come sorridere alla pioggia, uno strumento prezioso per affrontare le difficoltà che la vita inevitabilmente ci presenta.
È davvero così importante, allora, ricordare che Anna ha la sindrome di Down? Ha gli occhi a mandorla che lo raccontano subito, è vero; ma se noi per primi non siamo affetti da un limite — quel limite culturale ed emotivo che ci impedisce di guardare oltre i pregiudizi — sapremo leggere nella profondità di quegli occhi. Lì potremo scorgere il suo sguardo puro sul mondo e imparare da lei qualcosa di immensamente grande.
Edvige Presti


