Burgio non si dimette, il “caso Serradifalco” diventa un precedente di diritto amministrativo

Chiara Milazzo
Chiara Milazzo 79 Views
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Il caso Serradifalco continua a far discutere e si candida a diventare un precedente emblematico di diritto amministrativo.

Eletto alle Amministrative dello scorso maggio, dopo avere superato il quorum necessario in caso di candidatura di un’unica lista, nei giorni scorsi Leonardo Burgio, sindaco senza interruzione dal 2015 del Comune nisseno di circa 5.300 abitanti, ha ricevuto ufficialmente la richiesta di dimissioni a breve termine dall’assessorato regionale alle Autonomie locali, guidato dalla nissena Elisa Ingala, inviata anche su segnalazione della prefetta di Caltanissetta, Licia Donatella Messina. Burgio ha deciso di non dimettersi, ma di presentare alla Regione le memorie difensive.

Alla base della sua scelta di ricandidarsi per il terzo mandato e quindi di non dimettersi c’è la sentenza della Corte Costituzionale del 19 febbraio scorso, riguardante norme della Regione Valle D’Aosta, che ha sancito l’illegittimità delle restrizioni all’elettorato passivo, dichiarando incostituzionale, in violazione degli articoli 3 e 51, ogni forma riduttiva e rendendo dunque nulla la decisione di una Regione a Statuto speciale sul diritto di un cittadino a candidarsi e accedere alle cariche elettive riducendo i mandati nei Comuni italiani con popolazione da 5mila a 15mila, come nel caso della Regione siciliana.

Inoltre, la diffida prospetta la rimozione nel caso in cui il sindaco non si dimetta, secondo l’articolo 40 della legge del giugno 1990 n.142 e la circolare del 28 ottobre 2015 protocollo n. 16687, che normano il procedimento dell’atto coercitivo e gli elementi fondamentali per il provvedimento. Infatti, la gravità delle violazioni deve essere accertata da una “reiterazione della condotta” e un “pericolo per l’ordine pubblico”.

Il sindaco leghista, la cui lista “Il Futuro Ci Unisce” era stata ammessa dalla sottocommissione elettorale e che nel frattempo si è insediato, ha ribadito più volte che non è una sfida alle istituzioni, ma “un diritto dei cittadini e di chi si candida”.

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