C’era una volta la «Protezione Civile» (Ufficio provinciale) della Provincia Regionale di Caltanissetta

Toti Saia
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C’era una volta la «Protezione Civile» (Ufficio provinciale) della Provincia Regionale di Caltanissetta.

La protezione civile, nel circuito normativo delle competenze assegnate alle Province, in passato ha avuto quasi sempre un ruolo marginale rispetto alle attività di protezione civile. Vengono «tirate in ballo con l’art. 13 della legge 225 del febbraio 1992 «Istituzione del Servizio Nazionale della Protezione Civile» che recita «partecipano all’organizzazione ed all’attuazione del Servizio nazionale della protezione civile con compiti di rilevazione, raccolta ed elaborazione dei dati interessanti la protezione civile, alla predisposizione di programmi provinciali di previsione e prevenzione e alla loro realizzazione, in armonia con i programmi nazionali e regionali. In ogni capoluogo di provincia è istituito il Comitato provinciale di protezione civile, presieduto dal presidente o da un suo delegato. Del Comitato fa parte un rappresentante del prefetto.»

In Sicilia, e quindi anche a Caltanissetta, tale «normazione dedicata», nonostante la previsione legislativa, cadde nel dimenticatoio. Nel 1996 il Dipartimento nazionale (era nato nel 1982, ma c’è voluta la legge del 1992 per consacrarne l’istituzione), resosi verosimilmente conto che il sistema era ancora carente soprattutto nelle pubbliche amministrazioni, organizzò dei corsi in disaster management appositamente dedicati a funzionari delle amministrazioni. L’amministrazione autorizzò il sottoscritto e altri due funzionari, dando vita (soprattutto su mio impulso) a quello che sarebbe divenuto l’Ufficio di Protezione Civile della Provincia Regionale di Caltanissetta.

In contestualità in Sicilia (finalmente) si cominciò a parlare di una legge regionale e di costituzioni di Uffici, dal regionale (poi divenuto nel 2001 Dipartimento), ai provinciali fino ai comunali. L’assemblea regionale «partorì» la legge 14 (l’unica tuttora vigente in Sicilia) al quale iter partecipammo anche i cosiddetti DI.MA. (disaster manager) siciliani «usciti» dai corsi del Dipartimento Nazionale.

Ma c’è voluto qualche anno per dare concretezza all’Ufficio. Nonostante mie relazioni sulla necessità di costituzione dello stesso Ufficio per partecipare attivamente all’attività di pianificazione secondo le indicazioni della direttiva del «Metodo Augustus» del 1997.

Nel 1998 il decreto legislativo 112 affida alle Province non solo il compito di predisporre il programma provinciale di previsione e prevenzione (che abbiamo regolarmente redatto anche con l’ausilio di due professionisti esterni), ma anche la redazione del piano provinciale di Protezione civile il cui ultimo aggiornamento risale al 2014 (sono andato in pensione nel 2016). Vecchio di 12 anni necessità naturalmente essere aggiornato!

L’Ufficio (il mio), quindi, nasce nel 1999, anno in cui si partecipò in maniera concreta alla «Missione umanitaria Arcobaleno» sugli esiti disastrosi della guerra nel Kossovo. Fui nominato anche responsabile del neonato Ufficio. Ed iniziò una fattiva collaborazione con la Prefettura, proprio nelle tematiche previsionali ed operative della Protezione civile.

Nei primi anni post 2000 si organizzarono, a più riprese, corsi per i funzionari ed addetti dei Comuni della Provincia. Cominciò anche una intensa collaborazione con i Comuni, attraverso intese che consentivano una reale compartecipazione anche di reciproco «mutuo soccorso» con i Comuni.

E successivamente anche con le organizzazioni di volontariato. Che abbiamo supportato anche economicamente aiutandole a crescere  nella preparazione e nella comunicazione.

La comunicazione è un fattore essenziale in protezione civile.

Proposi anche di dotare la Provincia, e quindi l’Ufficio, di mezzi idonei all’operatività non solo per le specifiche competenze di viabilità e scuole, ma anche per dare una mano concreta al sistema. Con i nostri mezzi e il personale abbiamo partecipato intensamente al superamento di eventi calamitosi, sia di intensa origine idrogeologica che post eventi sismici, oltre al fattivo e continuativo sostegno dell’attività di ricerca persone scomparse, la cui competenza di coordinamento è assegnata alla Prefettura.

Si è notevolmente migliorato il sistema della reperibilità per gli interventi urgenti da affrontare negli orari non inclusi in quelli di normale servizio. Oggi la pagina del sito internet istituzionale dedicata alla «reperibilità» appare inopinatamente chiusa, sicuramente per carenza di personale.

Viene varato anche il regolamento per i servizi di protezione civile, l‘istituzione del Comitato provinciale di protezione civile previsto proprio dall’art. 13 della legge 225/92, una norma che, nel frattempo, viene recepita in toto dalla legge regionale 14 del 1998. Il Comitato non è stato abrogato da nessuna norma o atto interno dell’attuale Ente.

Abbiamo anche supportato i Comuni nelle varie attività pianificatorie. In modo particolare nel 2007, dopo una serie di spaventosi incendi in Sicilia, con morti e feriti, abbiamo collaborato attivamente ad una direttiva del Dipartimento nazionale che, in collaborazione con i funzionari della protezione civile regionale, ci ha portato a supportare attivamente la redazione e/o l’aggiornamento dei piani dei Comuni della provincia per il rischio incendio e fenomeni di combustione.

La nostra «reperibilità» non era legata solo alla viabilità e alle scuole, ma anche al supporto a tutte le esigenze di protezione civile e veniva «esercitata» con la collaborazione coinvolgente dei Comuni e delle Organizzazioni di volontariato di Protezione Civile.

Era l’idea della cooperazione a difesa di un territorio fragile, soggetto a tante piccole e medie fragilità. Quei piccoli segnali o eventi locali che non rendono attuale e attualizzante l’attenzione alla prevenzione ed al possibile successivo soccorso, ma che nel novero della somma degli avvenimenti rendono sempre più fragile il rapporto tra la «necessaria» antropizzazione dei luoghi e la risposta ambientale naturale del territorio. Un rapporto che tentiamo sempre più a violentare con gli effetti (naturali?) di ritorno, che definiamo calamità!

Oggi non vedo più una «Provincia», con la «sua» Protezione civile, attiva e collaborativa con il territorio.

Tra l’altro una serie di riforme normative ha svuotato il sistema costitutivo delle Province, in modo particolare in Sicilia, annegando l’organizzazione politica e burocratica in una serie di norme «arruffate» che si fanno originare anche in concetti di presunti sprechi e di poca utilità di questo Ente territoriale. Quando, di converso, questo Ente territoriale possiamo considerarlo storicamente esistito sin dalle origini dell’organizzazione territoriale a partire dal «romano impero».

C’era una volta la protezione civile della Provincia di Caltanissetta, come delle Province della Sicilia. Ma soprattutto, ahimé, c’era un’organizzazione burocratica ed operativa che si richiama al «servizio nazionale della Protezione civile». Così come ridefinito dal recente Codice emanato nel gennaio del 2018 e le sue immancabili successive modifiche attualizzanti.

Potrei anche dire che «mi piange il cuore», per l’ex Ente Provincia e per l’Ufficio che non vedo più «operativo» come l’ho immaginato e realizzato con la collaborazione di amministratori consapevolmente legati al territorio. Ma soprattutto perché il mio «indissolubile legame» con questa attività non era solo un dovere d’Ufficio, ma anche un percorso di aggiornamento continuo (lo faccio ancora). Ed era (ed è) per me una ragione solidale di vita. Il mio primo approccio risale al 1982 con la richiesta ad essere inserito nei «ruolini» della Prefettura!

Emblematiche le foto in ricordo dell’operatività. Anche quella del cane che si ripara dal sole con l’ombra del (mio) mezzo di protezione civile.

Speriamo in tempi migliori, per l’Ente (che non mi pare sia ripartito in maniera coerente con le esigenze del territorio) e per l’operatività non strutturale (programmazione, previsione, prevenzione da far confluire nell’aggiornamento razionale della pianificazione), ed in quella strutturale dell’organizzazione di un Ufficio che sia viatico di dialogo operativo e pianificatorio con il Prefetto (gestore per legge delle emergenze di livello provinciale) e con il territorio.

Senza rimanere ancorati ai lamenti di Sindaci e cittadini per i dissesti ed i problemi sulla viabilità provinciale e sulle scuole di competenza.

Ma ricordiamoci, allargando l’orizzonte territoriale, anche delle competenze nelle tematiche dell’ambiente, della pianificazione territoriale e… della Protezione civile!

Salvatore Maria (Totino) Saia

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