Livio Berruti, leggenda dello sport italiano, lascia un esempio di storia che guarda al futuro

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Finiva il dopoguerra per l’Italia, sul filo di lana del traguardo dei 200 metri alle Olimpiadi di Roma nel 1960: uno studente italiano di 21 anni, Livio Berruti, vinceva davanti ai mitici velocisti americani, primo europeo a conquistare un oro olimpico in quella specialità, con un tempo di 20″05, uguagliando il record mondiale.

Quel ragazzo longileneo, quasi esile, con gli occhiali scuri, che volava con leggerezza sulla pista, ha lasciato questo mondo ieri, a 87 anni, e ha rappresentato per la sua generazione l’icona della dignità di un Paese coraggioso, tenace, che è stato capace di uscire dalle macerie di una guerra devastante e perduta lavorando con energia e passione fino a diventare, di lì a pochi anni, la quinta potenza industriale del mondo.

Livio Berruti fu definito “l’angelo”, per la leggerezza della falcata e la grazia con la quale esprimeva la sua potenza ed è diventato un modello di tecnica di corsa veloce, da Pietro Mennea fino a Marcell Jacobs, che aveva indicato come suo erede contemporaneo. Il record di Berruti peraltro fu realizzato su una pista di terra battuta e non sulle superfici sintetiche di oggi, che restituiscono la spinta agevolando la velocità.

Le sue foto dei giorni olimpici mano nella mano per le strade di Roma con Wilma Rudolph, la “gazzella nera”, velocista afro-americana che aveva conquistato tre ori olimpici, chiudeva il dopoguerra anche all’insegna del superamento del razzismo, del riconoscimento del valore e della dignità di ciascuno, del desiderio di guardare ad un futuro di pace.

Lo sport italiano ha espresso, da sempre, la parte migliore dell’identità del nostro Paese, la capacità di testimoniare i valori positivi, di proporre gli esempi e i simboli ad una società talvolta incerta, disorientata, oggi più che mai. Livio Berruti ha rappresentato la speranza di una generazione che voleva guardare al futuro ed era disposta a scommettersi per costruirlo.

Il suo esempio vale ancora, oggi più che mai

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