Delia celebra la “Giornata dello Sport” con Stefano Tacconi: dai successi con la Juventus alla “rinascita” dopo l’aneurisma celebrale 

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Lo storico numero 1, ospite speciale sul palco della Piazza Madrice Giovanni Paolo II, si è raccontato fra presente e passato: “Scirea un capitano silenzioso che trascinava con l’esempio dei propri comportamenti. Ho avuto una vita spericolata, ma la malattia ha cambiato la mia prospettiva”

DELIA (CL) – Una serata ricca di emozioni e ricordi indelebili, conditi da quell’inconfondibile ironia che non ha mai perso, neanche di fronte alle situazioni più drammatiche. Stefano Tacconi, storico portiere della Juventus e della Nazionale, in occasione della Giornata dello Sport 2026 occorsa il 30 luglio a Delia (CL), si è raccontato a cuore aperto davanti a una platea gremita, spaziando dai fasti del passato calcistico alle sfide del presente, fino alla sua vittoria più importante: quella contro l’aneurisma cerebrale.

La rinascita dopo il 2022: il lato umano del campione

L’evento ha toccato momenti di profonda commozione quando si è parlato dell’aneurisma cerebrale che lo ha colpito nel 2022. Il coma, due interventi alla testa e una lunga sfida affrontata con la determinazione di sempre, attraverso un lungo e doloroso percorso di riabilitazione per imparare di nuovo a camminare, scrivere e parlare. Un’esperienza che ha mostrato il lato più umano del portiere, senza però scalfirne la tagliente ironia e quell’innata leggerezza nel guardare la vita. “Credevo di essere morto, al risveglio dal coma pensavo di trovarmi in paradiso e ho detto a mia moglie: ‘Sei venuta a rompermi anche qua?’. Quel maledetto giorno mi sono accasciato a terra e non ricordo nulla, ma mio figlio Andrea mi ha salvato la vita praticando il messaggio cardiaco. Incredibile che lo abbia imparato grazie a Dr. House e quelle serie tv americane!”. La moglie Laura e il figlio Andrea, oltre agli altri tre figli, non lasciano più un secondo l’estremo difensore, indirizzandolo verso un percorso più salutare: “Sono i miei aguzzini, tengono a bada ogni mio vizio. Ho avuto una vita spericolata, ma questa esperienza mi ha costretto a cambiare ogni prospettiva. Oggi sono più sensibile e apprezzo ogni momento con la famiglia”.

Gli esordi e il passaggio alla Juventus

“L’Inter con me non ci ha mai capito un c*o. Ero di loro proprietà, ma hanno deciso di puntare su un altro portiere. Meno male che è andata così, è stata la mia vera fortuna. Ho vinto tantissimo alla Juventus, il mio amico Zenga non può dire lo stesso con i nerazzurri. La mia prima partita al Comunale? Ero emozionato, c’era qualche scettico per il dopo Zoff, per fortuna ho parato un rigore ed è stata una partita in discesa (Juve-Ascoli 7-0, ndr)“.

Dino Zoff: il maestro, l’allenatore e il rapporto con i media

“Dino Zoff è stato molto importante per me, al mio primo anno alla Juventus è diventato il preparatore dei portieri e mi ha sempre dato fiducia. Poi è stato fondamentale anche qualche anno più tardi da allenatore, sia in Nazionale Olimpica che nella Juventus, quando abbiamo vinto insieme: resta il miglior tecnico che io abbia mai avuto.”

“Quel passaggio di consegne tra me e Zoff fece la felicità anche dei giornalisti: Dino era taciturno e misurato, io invece non ho mai avuto peli sulla lingua, la stampa aveva finalmente tanto da scrivere.”

Sulla Juventus di ieri e di oggi

“A questa Juve manca il DNA che ha avuto nella storia, a partire da una difesa solida. Se ogni anno cambi 7-8 giocatori non creerai mai un’ossatura e una cerchia di calciatori che rafforzano lo spogliatoio. Anche il tifoso non ha simboli in cui si rispecchia.”

“Ho avuto la fortuna di giocare in una grande squadra formata da grandi uomini e di vincere tutti i trofei internazionali della UEFA. Il momento più esaltante? La finale di Coppa Intercontinentale del 1985, dopo i due rigori parati sono andato a letto con il trofeo.”

Il “mito” del bel gioco

“Gigi Maifredi fu un grande bluff: un errore che la Juventus ha commesso ancora di recente, inseguendo il mito del bel gioco piuttosto che la concretezza dei risultati. Alla Juve devi sollevare trofei, il resto conta poco”

Su Gaetano Scirea: l’uomo e il capitano

“Ai tempi i voli non erano quelli di oggi, il viaggio per Tokyo fu terribile e lunghissimo. Solo il capitano e i dirigenti avevano la possibilità di sedere business class, mentre il resto della squadra viaggiava in economy. Gaetano in tanti anni da capitano non si è mai seduto in business class: preferiva non sentirsi diverso dal resto della squadra. Questo ti fa intuire lo spessore dell’uomo, un capitano che trascinava la squadra soprattutto grazie all’esempio dei suoi comportamenti.”

L’aneddoto sulla multa: “L’unica multa della sua vita l’ha presa per colpa mia! Mi aveva chiesto un passaggio per andare al campo di allenamento perché aveva la macchina dal meccanico. Io purtroppo mi addormentai e arrivai in ritardo di 40 minuti e, di conseguenza, per una volta arrivò in ritardo anche il puntualissimo Gaetano. Mi scusai e gli assicurai che la sua multa l’avrei presa in carico io, ma non ci fu verso di convincerlo e la pagò comunque lui.”

Fuoriclasse a confronto: Platini e Maradona

“Michel Platini era un fuoriclasse vero, che si esaltava nel collettivo. Per fortuna in una Serie A piena di campioni, almeno lui ce l’avevo dalla mia parte.”

“Maradona era diverso: spesso era capace di vincere la partita anche da solo. E quante botte che prendeva in campo senza mai lamentarsi…”

Su Boniperti

“Un grande presidente, anche se mi ha multato non so quante volte per quello che dichiaravo. Ma lo rifarei, avevo bisogno di dire sempre quello che mi passava per la testa. I rinnovi? Erano difficili per i miei compagni, non per me. Quando mi proponeva una cifra troppo bassa gli rispondevo: ‘Presidente, la vede quella bacheca di trofei alle sue spalle? Prima che arrivassi io era quasi vuota…”

Sull’avvicendamento con Peruzzi

“Alla fine del suo primo allenamento con noi sono tornato a casa e ho detto a mia moglie: ‘Prepariamoci a cambiare aria, perché con questo non gioco più.”

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