Il Servizio Cristiano di Riesi ricorda il suo fondatore:
2 settembre 1996 – 2 settembre 2026: trent’anni senza Tullio Vinay
Trent’anni fa ci lasciava Tullio Vinay, pastore valdese, senatore della Repubblica, Giusto tra le Nazioni. E fondatore, nel 1961, del Servizio Cristiano di Riesi.
Arrivò in un paese segnato dalla fine delle zolfare, dalla povertà, dall’analfabetismo e dal potere mafioso. Non portò assistenza: portò una visione. Scelse quattro terreni su cui costruire il futuro di una comunità — scuola, sanità, economia, internazionalità — e li tradusse in opere concrete.
Nacque così il Villaggio Monte degli Ulivi, progettato da Leonardo Ricci e costruito attorno agli ulivi, senza abbatterne nemmeno uno: un’architettura che è già teologia, perché dice che lo sviluppo non si costruisce contro la terra e contro la gente, ma con loro.
Vinay credeva che il lavoro fosse la forma più alta di dignità. Per questo volle qui una scuola-officina meccanica e la fabbrica Meccanica Riesi: un vero motore di economia sociale, che ha formato generazioni di giovani riesini e ha lasciato sul territorio competenze, imprese e futuro.
E per la stessa ragione fu l’iniziatore della Cantina Sociale “La Vita”: seppe convincere i viticoltori di Riesi — abituati a subire il prezzo imposto da altri e a stare ognuno per sé — a unirsi in cooperativa, a mettere insieme le uve, il lavoro e la forza contrattuale. Fu un gesto insieme economico e profetico: contro la mafia e contro la rassegnazione, non bastava predicare, bisognava organizzare la dignità dei contadini. Da lì passa ancora oggi la nostra scelta dell’agricoltura biologica e della terra come bene comune.
Trent’anni dopo, quella visione non è un ricordo: è un cantiere aperto. Il Servizio Cristiano continua a camminare sulla stessa strada — con il nido, la scuola dell’infanzia e la scuola primaria Monte degli Ulivi, con il centro riabilitativo, con l’accoglienza, con l’uliveto biologico, con il progetto Visione Riesi per i giovani, le donne e il lavoro.
Perché l’amore per il prossimo, l’agape, non è un sentimento: è un’azione. È l’Evangelo che si fa scuola, lavoro, cura, legalità, riscatto.

