“Dunque, è così: un cappio ci sta stringendo il collo. Lentamente, senza strappi, togliendoci l’aria a poco a poco. Tanto che i più non se ne avvedono, così come nessuno s’accorge d’invecchiare, giorno dopo giorno. Ma intanto le nostre antiche libertà appassiscono. I diritti si consumano come stoppino di candela”. (di Michele Ainis, da “La Repubblica” del 03 settembre 2026).
Quando c’è un diffuso disagio individuale e collettivo nella società neoliberale e neocapitalistica, iper-produttiva e consumistica, i cittadini, spaventati dal disagio economico e dall’aumento della criminalità, pensano: ci vuole un solo uomo al comando che risolva con la forza e con la violenza i problemi degli italiani. Noi italiani non siamo fascisti ma ci piace l’uomo forte che decida e agisca per risolvere i problemi della sicurezza nazionale.
Non importa se si perdono le libertà individuali e che vengano sacrificate per ottenere ordine e disciplina ferrea. La sicurezza degli italiani prima di tutto. Gli anziani del mio paese erano analfabeti e avevano una grande considerazione nei confronti di Benito Mussolini e per il fascismo. Mi dicevano: “le porte erano aperte e nessuno rubava né uccideva”. Non era vero! I fatti poi hanno dimostrato il contrario, soprattutto al centro nord, meno nel sud di Italia.
Ci vuole allora la cultura che formi il pensiero critico nelle scuole e nella società, penso anche alla libera stampa che in questo momento è a rischio. Non bisogna sottovalutare i rischi attuali di un fascismo “empatico” e sbrigativo circa la soluzione dei problemi degli italiani. Anche nelle scuole ci possono essere presenze inquietanti, con atteggiamenti e comportamenti nocivi per la democrazia.
Ci sono seri studi antropologici e psicologici che dimostrano la derivazione sottocultura del fascismo dal patriarcato maschilista e dal pensiero tradizionalista e conservatore reazionario, con il suo slogan ridicolo “Dio, patria e famiglia”. Cosa c’entra Dio con la patria e con la famiglia? Un retaggio ottocentesco insensato, oggi che viviamo nel terzo millennio!
Il pensiero progressista esprime il pensiero contrario per tutelare le libertà individuali e la giustizia sociale, come da dettato Costituzionale.
Quando frequentavo la scuola media “Francesco Vivona” di Palermo, splendida città dove ho vissuto per circa 40 anni, avevo un compagno di scuola, tale “Sa….”, che faceva parte del “Fronte della Gioventù” e che quotidianamente mi minacciava con il suo tira pugni e la grossa catena del suo motorino Ciao!
E poi sarcastico mi diceva: “Calà tu sei di sinistra ma non ti spacco la faccia, come faccio con i tuoi luridi compagni comunisti, ai quali ho rotto anche le teste!”. Io avevo solamente 13 anni e non sapevo nulla di politica! Ero un ragazzino impaurito da un bullo fascista.
A distanza di tempo penso all’espressione da “arancia meccanica” sul volto del “camerata” di scuola, prova scientifica che il “fascista” è un sadico che gode nel fare violenza all’altro, come ben si può vedere nel film “Salò o le 120 giornate di Sodoma” di Pier Paolo Pasolini.
Il fascismo, come sosteneva il compagno partigiano Sandro Pertini, è una ideologia violenta basata sulla negazione delle libertà individuali e della democrazia sociale. Con i fascisti non si può dialogare. Ho conosciuto il fascismo in modo diretto sulla mia pelle: la mia vita che veniva minacciata ogni giorno.
Come ho anche conosciuto la violenza e la minaccia mafiosa nel quartiere “Borgo vecchio” di Palermo dove abitavo e andavo a scuola.
“L’autonomia degli individui si restringe, nessuno può davvero scegliersi il proprio stile di vita, il modo stesso con cui stare al mondo. Il nuovo ordine giuridico s’accanisce contro gli ultimi – i poveri, i detenuti, gli immigrati. Tutta l’autorità politica si concentra nelle mani del capo, deprimendo il Parlamento, bastonando il potere giudiziario, azzerando il sistema di checks and balances che forgia lo Stato di diritto. E guai a chi dissente, al pensiero critico, all’opinione fuori dal coro.” (Michele Ainis, da “La Repubblica” del 03 settembre 2026).
Non ci possono essere più dubbi che la democrazia può essere vera, giusta e salutare se è basata sulle libertà individuali e collettive, a tutela dell’integrità di tutti i cittadini, contro la barbarie di una ideologia violenta e mortifera denominata “fascismo”.
Tonino Calà


