La Madonna della Catena torna al Castello di Mussomeli

Roberto Mistretta
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Da ieri sera una copia dell’originaria e cinquecentesca statua in alabastro della Madonna della Catena accoglie i visitatori nella cappella del castello.

Una data storica per Mussomeli che porta il nome dell’architetto Giuseppe Spera e di Sebastiano Misuraca, imprenditore dal cuore grande scomparso a giugno dello scorso anno. Misuraca si rese disponibile fin da subito a sostenere, con la discrezione che gli era propria, i costi per l’acquisto della statua originaria, il cui ritrovamento lo si deve appunto all’architetto Spera. Poi, quando tale possibilità venne meno per indisponibilità della famiglia legittima ereditiera di tale statua, ha sostenuto tutti gli altri costi per il suo rifacimento in copia.

Di questo e di molto altro si è parlato ieri pomeriggio nella Scuderia del Castello alla presenza di un folto e qualificato pubblico. La serata è stata condotta con la spigliata verve che le è propria da Emilia Di Piazza, presidente di AttivaMente Insieme. Dopo i brevi saluti istituzionali del sindaco Gianluca Nigrelli e dell’assessore alla Cultura, Maria Bonomo, ha fatto seguito l’intervento della presidente dell’Ordine degli architetti, Rosa Galiano. Quindi spazio all’architetto Giuseppe Spera che ha ricostruito l’excursus storico all’origine del culto della Madonna della Catena a Palermo nel 1392, con la liberazione miracolosa di tre innocenti dalle catene con cui erano stati serrati e condannati a morte, sino alla collocazione nel castello nel 1521 di una statua in pietra della Madonna che risale al 1515, fatta realizzare dai Campo. Ignoto, ancora ad oggi, l’artista che la scolpì.

L’architetto Spera ha quindi ricostruito come riuscì a ritrovare nel 2019 tale originaria statua in una residenza nobiliare a Lentini, ma poi lo scatenarsi della pandemia bloccò ogni cosa. Tuttavia la determinazione sua e di Sebastiano Misuraca, con l’avallo dell’amministrazione comunale, hanno reso possibile questo recupero storico che ieri ha trovato la sua realizzazione concreta con la restituzione di tale statua a Mussomeli.

A conclusione dell’incontro infatti, la nuova statua, copia fedele dell’originale, è stata svelata nella cappella del castello dalla signora Lina Misuraca, vedova del compianto Sebastiano, e da Giuseppe Spera, quindi la benedizione impartita da padre Liborio Franzù.

Da oggi, dunque, un recupero storico e per certi versi sensazionale è stato fatto grazie alla caparbietà ma soprattutto all’amore verso la nostra storia e il nostro castello da chi ha sempre creduto nel valore della memoria e, soprattutto, non si è tirato indietro quando c’è stato da concretizzare.

Ecco ancora, per chi ha voglia di leggere, la dettagliata “fotografia” scattata all’inizio del secolo scorso da padre Giuseppe Calà alla cappella e alla Madonna della Catena.

“La porta della chiesa, come si rileva dai pezzi rimasti in uno stato discreto di conservazione, aveva lo stesso disegno della grande porta della sala del trono, sopra accennata.

Nell’interno della chiesa si ammira una doppia volta, uguale a quella che abbiamo descritto parlando dell’ultima grande camera del castello. Come in questa, così nella chiesa, i quattro capitelli vicini dal centro alla parete orientale sono formati di foglie di acanto spezzate a metà e rivolte penzoloni all’infuori; gli altri due degli angoli opposti sono formati di foglie intere e ritte. Si vedono sulle pareti dei disegni a colore di stile barocco, che stonano con le linee architettoniche del fabbricato.

Nel centro della parete di est è praticata una grande nicchia, destinata ad accogliere un qualche simulacro. Ha per base un piedistallo in muratura ben solida, su cui senza dubbio si soleva collocare il simulacro. Può darsi che questo piedistallo servì anche come altare, ma dovette essere angusto.

Per renderlo più adatto eressero in muratura, con due eleganti colonnine dello stile del sec. XVII, una specie di pallialtare discosto dal piedistallo e su tutti e due collocarono la lapide di marmo, che fu trovata, nelle ultime ricerche.

Prima di queste ricerche la nicchia si sollevava sopra un pesante parallelepipedo di muratura in gesso. Il gesso non solo rivestiva l’antico piedistallo, il più recente pallialtare e la sovrapposta lapide, ma colmava altresì il vuoto, che oggi si vede tra il piedistallo e pallialtare.

Secondo me, questa triplice trasformazione dell’altare, rivela la storia di esso. Il piedistallo in solida muratura dovette servire per l’altare primitivo, sul quale si venerava o un quadro, o una piccola statua di un santo, forse S. Giorgio, poco ingombrante.

Quando poi nel 1521 vi fu collocata la Madonna della Catena, che prendeva per sé sola quasi tutta la superficie del piedistallo, si sentì il bisogno di ingrandire la mensa dell’altare e si ricorse all’espediente del pallialtare discosto dal piedistallo, e dalla pesante lapide sovrapposta. Ma il rimedio non sodisfece l’autorità ecclesiastica, giacché neppure così l’altare avea la grandezza dovuta, né avea la solidità richiesta. Infatti il peso della lastra di marmo non è proporzionato al fragile sostegno del pallialtare, su cui in parte gravitava.

Allora si ricorse a quella quantità di gesso, che rivestì da ogni parte il secondo altare, chiamiamolo così, e lo rese solidissimo colmandone il vuoto frapposto.

A questa spiegazione m’induce la disposizione che trovo nel volume dei manoscritti, che si trova nell’archivio parrocchiale di Mussomeli, foglio 629. Quivi tra le disposizioni lasciate da Mons. Vesc.o di Girgenti dopo la visita pastorale del 27 maggio 1611 relativamente ad alcune Chiese e Cappelle di Mussomeli, si legge: Cappella nel Castello “Ordiniamo che si faccia ingiunzione penale al castellano che accomodi lo altare alla misura et forma del sinodo”.

Nella parete occidentale della chiesa si apre una porta che per una scaletta adesso diroccata, permetteva di accedere a delle camerette superiori.

Nella stessa parete si scorge una lastra di pietra forata a mo’ di gelosia donde sembra che le signore e le signorine della famiglia nobile assistessero alla Santa Messa.

La chiesa così distaccata dagli appartamenti del castello, costituisce un fatto singolarissimo nel genere. Che essa sia collocata vicino alla porta d’ingresso per dare comodità anche ai villani di assistere agli uffizi divini, è una disposizione molto logica. Ma che poi debba essere talmente distaccata dal corpo dell’abitazione, che i castellani siano stati costretti ad attraversare la spianata scoperta per recarsi in chiesa, in un posto dove l’inverno è lungo e rigido e dove i venti dominano furiosi, è un fatto alquanto strano.

Si spiegherebbe abbastanza, dove si ammettesse, che l’autore dell’attuale castello avendone trovato uno diruto, nel luogo dove sorge adesso il corpo dell’odierno castello, volle rifabbricarlo seguendo l’antica pianta. E poiché in essa non trovò il locale della chiesa, né questa potea costruirsi in altro senza guastare l’armonia e la necessaria ampiezza degli altri locali, fu indotto ad edificare la chiesa in questo posto, che essendo vicino l’ingresso, era altresì convenientemente vasto, bene esposto e riparato, in qualche modo, dai venti grazie colle mura di cinta e della roccia.

Ma ciò comporterebbe che in questo stesso sito preesistette al castello manfredonico un altro castello. E perciò? Tuttavia su questo punto ritorneremo a ragionare più tardi.”

La foto della Madonna della Catena originale è stata fornita dal prof. Calogero Barba. Le altre foto sono di Giovanni Mancuso e di Roberto Mistretta.

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