Il quadro della Madonna degli Angeli restaurato e restituito alla collettività

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Un quadro simbolo dell’identità nissena, legato alle chiese più antiche del territorio, che affonda le sue radici nella storia medioevale della città e ne ha seguito le trasformazioni: è il dipinto che raffigura S. Maria “Regina Angelorum”, finalmente restaurato e riportato nella sua ultima sede storica, nella chiesa del Collegio di Maria, nel cuore del centro storico nisseno.

Questa mattina il quadro è stato restituito allo sguardo della collettività, svelato insieme dal Vescovo mons. Mario Russotto e dalla Soprintendente ai Beni Culturali arch. Daniela Vullo, che ha curato e diretto il restauro, eseguito dalla ditta Alaimo e Gulino Conservazione e Restauro di Gangi, RUP il geom. Michele Nicosia della Soprintendenza.

Il Vescovo Mario ha offerto una suggestiva lettura teologica dell’immagine raffigurata, con la Vergine Maria in trono con il Bambino Gesù, totalmente nudo (la kènosi, lo spogliamento di Cristo nell’incarnazione e nella sua Passione) che legge il libro (la Parola vivente che indica la Parola di Dio). La Madonna con il suo abito rosso, simbolo iconografico della sua umanità, è avvolta da un manto azzurro, simbolo della divinità che l’ha rivestita totalmente di grazia, circondata da sei angeli musicisti e cantori: sei come il sesto giorno della creazione in cui Dio creò l’umanità, sei numero del limite, della prigionia della finitudine, superata nel settimo giorno, la nuova creazione, la nascita di Gesù, nuovo Adamo, redentore dell’umanità schiava del peccato.

Il lavoro di restauro è stato particolarmente complesso, in quanto il dipinto aveva subito in passato altri interventi, restauri e rifacimenti per molti aspetti devastanti, che ne aveva alterato la natura (originariamente su tavola) e le colorazioni.

Il primo restauro, nel 1836 ad opera del pittore nisseno Raimondo Butera, che ricevette 4 onze dal Decurionato per avere “eccellentemente restaurato l’antica immagine di Maria SS.degli Angioli” ome si legge nei documenti dell’epoca.
Il restauro del Butera tuttavia rimane discutibile, ha argomentato la Soprintendente..
“A lui si deve l’intervento sugli scudi presenti in basso nel dipinto. A sinistra il primo è quello dei Moncada, il
centrale contiene le insegne papali e nell’ultimo scrisse “ vuoto per non potersi rintracciare”. Forse
conteneva lo stemma francescano ma è solo una ipotesi non supportata da alcun dato tecnico o
archivistico/bibliografico; certamente la frase suddetta suscitò l’indignazione del noto archeologo Salinas che in visita a Caltanissetta nel 1872 vide il dipinto e definì Butera “fantasioso epigrafista”.

Anche la data (MCLIII) ripresa dal Butera durante il restauro fu integrata con il completamento della lettera L. Dalle indagini diagnostiche (riflettografie ad infrarosso e radiografie) e dai tasselli stratigrafici effettuati nel presente restauro infatti la lettera L risulta incompleta, si vede soltanto la parte verticale della L e manca
quella orizzontale pur rimanendo lo spazio per quest’ultima prima delle lettere III. Per tale ragione, pur non
avendo rinvenuto il detto tratto orizzontale si è scelto di confermare l’interpretazione del Butera
riproponendolo con un tratto a rigatino il quale non visibile a distanza, da un esame ravvicinato indica una
integrazione pittorica.

A proposito della data, prima dell’intervento di restauro attuale, si era ipotizzato che la lettera C fosse in
origine una D per cui potesse essere l’anno 1553, abbastanza coerente con la fattura del dipinto (databile tra
la fine del ‘400 e la prima metà del secolo successivo) e con la venuta dei Francescani a Caltanissetta, ma
dalle indagini effettuate non è emerso nessun elemento in tal senso. “Una ipotesi che propongo adesso – ha sostenuto la Soprintendente Vullo – è quella che il 1153, non essendo ovviamente associabile alla data di realizzazione dell’opera, faccia riferimento all’anno in cui fu consacrata l’Abbazia di Santo Spirito, ipotizzando dunque che in origine il dipinto fosse destinato a quest’ultima e non alla chiesa di Santa Maria degli Angeli alla quale forse fu donato con l’arrivo dei Francescani”.

Un secondo intervento di restauro è stato effettuato nel 1981 dal prof. Rosolino La Mattina.
“Sia attraverso documentazione d’archivio proveniente dalla Soprintendenza di Palermo che dalle indagini
diagnostiche e dalle tassellature effettuate si è avuto modo di constatare diverse variazioni apportate dal
suddetto restauratore rispetto al dipinto originario.
– ha spiegato l‘ach. Vullo – Le più rilevanti consistono nella pavimentazione (diverso disegno e colori modificati) e nel trono al quale sono state apportate aggiunte pittoriche adesso rimosse. Certamente discutibile è stata la scelta fatta da La Mattina di rimuovere meccanicamente la tela dal supporto ligneo originario (era un dipinto su tavola, così lo descrive Salinas) per rimontarla su un telaio. Tale attività (che ipotizzo sia stata allora ritenuta necessaria a causa di criticità nel legno) ha danneggiato notevolmente il dipinto creando ampie lacune dovute allo strappo, ridipinte poi dal restauratore con aggiunte non giustificabili”.

Inoltre, probabilmente in tale circostanza, il dipinto è stato allargato con l’applicazione di una striscia di tela di circa 5,5 cm che si estende lungo tutto il perimetro e che nel tempo aveva creato a causa della stuccatura ivi presente, una lesione verticale.

Il restauro attuale ha comportato il consolidamento e la riadesione di tutta la pellicola pittorica al supporto.
Successivamente si è proceduto con l’eliminazione delle stuccature recenti ed è stata ristabilita l’adesione
della tela originaria a quella da rifodero, nei punti in cui si presentava staccata. Sono state poi rimosse le
ridipinture, prevalentemente quelle del pavimento rifatto da la Mattina, (a destra e a sinistra) e sono state
riportate in luce le scritte aggiunte dal Butera, coperte con l’ultimo restauro. Il pavimento, dopo la rimozione
delle ridipinture, ha evidenziato un andamento regolare con visione prospettica che è stato mantenuto
unitamente alla colorazione, più scura rispetto a quella dell’ultimo restauro poiché tale era il colore originario rinvenuto tramite tassellatura. In ultimo si è proceduto con il restauro pittorico, trattando le reintegrazioni prevalentemente a rigatino e con la finitura di un protettivo superficiale.

Dopo una storia complicata di restauri invasivi, per il quadro della Madonna degli Angeli sembra essere arrivata una nuova vita di autenticità, offerta allo sguardo dei nisseni dalla chiesa storica del Collegio di Maria, dove riposa sepolto il canonico Giovanni Agostino Riva, che nel 1718 commissionò a Guglielmo Borremans il grandioso ciclo di affreschi della nostra cattedrale.

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