Gli eurodeputati puntano a un incremento dei fondi del 10% per gestire crescita e sicurezza, aprendo i negoziati con i governi sulla gestione delle risorse.
Strasburgo – È in corso la plenaria del Parlamento europeo a Strasburgo, dal 27 al 30 aprile, in cui gli europarlamentari discutono e votano i quindici temi scelti per la sessione. I lavori iniziano alle 9:00 con i dibattiti, seguono le votazioni e le conferenze stampa. Si discute della strategia dell’Unione Europea per gestire la guerra in Medio Oriente e la sicurezza energetica, si parla di definizione di stupro basata sull’assenza di consenso, sui valori dell’Ue rispetto ai diritti fondamentali. Questi alcuni temi discussi, ma l’argomento principale della seconda giornata è stato l’approvazione del Bilancio di previsione Ue 2028-2034.
Martedì 28 il Parlamento europeo ha approvato la posizione sul bilancio chiedendo più risorse e una diversa architettura dei fondi, rispetto a quanto proposto dalla Commissione il 16 luglio 2025. Con 370 eurodeputati a favore, il prossimo passo è il confronto con il Consiglio degli Stati membri sul prossimo quadro finanziario pluriennale, che cercherà di stabilire le priorità di spesa che guideranno l’Unione nei prossimi anni.
Il bilancio si fissa all’1,27% del reddito nazionale lordo dell’Ue, per un totale di circa 1.780 miliardi di euro. Un aumento di circa il 10% rispetto al piano presentato dalla Commissione nel 2025.
«Oggi abbiamo dato un segnale di chiarezza sul futuro dell’Europa, chiedendo nel bilancio previsionale più investimenti e quindi rifiutando la proposta del Consiglio di rinazionalizzare i fondi europei con i piani nazionali», ha detto a IlCaffèQuotidiano.online Nicola Zingaretti, membro dell’Alleanza progressista di socialisti e democratici al Parlamento, che ha proposto la misura.
Il prossimo passaggio prevede il raggiungimento di una posizione comune tra i singoli governi e poi l’avvio dei negoziati con il Consiglio e la Commissione, per cercare un accordo sul bilancio finale. «La nostra idea è quella di avere un’Europa più ambiziosa che ha il coraggio di investire. Ora si aprirà il trilogo, ma noi chiediamo ai governi, e a quello italiano in particolare, di ascoltare questo indirizzo del Parlamento. Non c’è futuro senza integrazione europea», prosegue l’ex segretario del Partito Democratico.
Il Parlamento chiede di tenere insieme le priorità nuove e quelle tradizionali: difesa, competitività, innovazione, transizione verde e digitale, infrastrutture e azione esterna da una parte; politica agricola comune, coesione e Fondo sociale europeo dall’altra. Perché, come sintetizza l’on. Giuseppe Lupo (Alleanza Progressista), «non può esserci competitività senza coesione e non può esserci coesione senza competitività».
Sul fronte del bilancio comunitario, il Parlamento Europeo rilancia seguendo la rotta tracciata dal “Rapporto Draghi” sulla competitività. L’obiettivo è chiaro: introdurre nuove entrate proprie per sostenere le sfide future. A confermare la linea è Giuseppe Lupo, che ai microfoni de IlCaffèQuotidiano.online, ha dichiarato: «Le nuove priorità richiedono risorse aggiuntive. Chiediamo almeno 60 miliardi di euro annui e un aumento della quota di coesione degli Stati membri dall’1,15% all’1,26%».
C’è un altro punto di disaccordo che riguarda il modo in cui l’Europa dovrà restituire i soldi del Next Generation EU (il piano per la ripresa dopo il Covid). La Commissione vorrebbe usare i fondi del bilancio attuale; al contrario, il Parlamento preferirebbe trovare entrate diverse, ad esempio nuove tasse a livello europeo. L’obiettivo dei deputati è proteggere la coesione dell’UE, evitando che ogni Stato proceda per conto proprio indebolendo l’unità del progetto comune.
Definita la linea del Parlamento, il futuro delle risorse UE è nelle mani del Consiglio. La partita vera si giocherà durante il trilogo, ovvero il negoziato tra le istituzioni Ue, i cui rappresentanti cercheranno una sintesi nel testo finale. Il bivio è politico: da un lato la spinta verso un’Europa più forte e autonoma, dall’altro una visione più conservatrice. Resta da capire quale visione prevarrà nel disegno finale dell’Unione.


