Bompensiere riconosce civica benemerenza a Carlo Diliberto e presenta il suo libretto-raccolta su motti e proverbi dialettali

Toti Saia
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Venerdì 7 agosto 2026 l’amministrazione comunale di Bompensiere procederà alla consegna della «benemerenza del ringraziamento riconosciuta dal Consiglio Comunale a Carlo Diliberto» (concessa con voto unanime con delibera del Consiglio Comunale n. 21 del 29 giugno 2026) per essere autore di un voluminoso saggio storico su Bompensiere e dintorni, realizzato in due tomi ed avente titolo «La Baronia di Bompensiere dei Principi Lanza di Trabia (Dalla fondazione all’anno 1820)», e contestualmente si procederà alla presentazione di un altro lavoro del Diliberto, consistente in un libretto di «Espressioni dialettali, Proverbi e Soprannomi (a lu Naduri accussì si diciva)» certosinamente raccolti negli anni.

I due volumi sulla «Baronia di Bompensiere» raccontano la «Storia» di Bompensiere! E nello stesso tempo rappresentano una preziosa raccolta di memoria archivistica e tradizionale anche dei territori circostanti la comunità bompensierina.

L’autore descrive Bompensiere così come inserita in quel suo antico feudo Nadore o Naduri. Su un percorso di memoria e tradizioni, su citazioni e fatti, estratti da documenti, ricercati con certosina perizia.

L’altro lavoro del Diliberto, oggetto della manifestazione di presentazione del 7 agosto, consiste in un libretto di «Espressioni dialettali, Proverbi e Soprannomi (a lu Naduri accussì si diciva)» certosinamente raccolti negli anni.

Vi descrive il «Proverbiare e motteggiare» come un modo per conservare memoria e tradizione. Per farne tesoro di esperienza in una comunità che, dalla vita, sia in sofferenza che in gioiosità, vuole auto-nutrirsi di saggezza e di voglia di esprimere quel sentire comune che accompagna la socialità e i rapporti e, perché no, anche per stimolo del fare.

Carlo Diliberto ha usato nel titolo la definizione «espressioni dialettali»! Nel passato, anche per necessità letterarie e possibilità di essere capiti in un contesto linguistico unico, si è tentati di mortificare il dialetto, additando anche chi lo usava in modo esclusivo o perché aveva difficoltà di apprendere la lingua madre.

Dal dialetto, e dal vivere e convivere il quotidiano della nostra terra e della terra di Sicilia, si originano anche i proverbi. In maniera creativa, perché l’unica maestra è la vita vissuta. Pillole di saggezza racchiuse come «bignamini» che riuscivano e riescono a racchiudere, in poche centrate parole, la quotidianità della vita. Nei bisogni e nelle aspettative.

Bompensiere non è diverso dal resto della storia di vita delle contrade contermini. E della Sicilia!

Carlo, con questo lavoro, vuol porre anche una pietra miliare alle pregresse espressioni dialettali, così come inserite nella cultura di una comunità. Un lavoro di ricerca da considerare come un piccolo elemento museale immateriale.

I proverbi, poi! Certamente esistono in ogni ambito territoriale, frutto di esperienze vissute in contesti sociali collegati anche all’economia dei siti. Li possiamo considerare come «brevi massime che esprimono una verità universale, un consiglio o un insegnamento morale, tramandati oralmente dalla saggezza popolare.

Non sono tutti esclusivi di Bompensiere. È chiaro, però, nascono dall’osservazione della vita quotidiana, quasi un codice immateriale che raccoglie le esperienze per farne regola e seguirne esempi e convinzioni. Servono anche a consigliare, ammonire, consolare o spiegare un comportamento!

Ed infine i «soprannomi», nel dialetto (e ci risiamo a citare il dialetto) «‘ngiurìa». Non certamente per ingiuriare, ma per trovare il modo per indicare al meglio il soggetto, la persona, la famiglia in una società ove l’alfabetizzazione era resa precaria dalla necessità di trovare forme di sostentamento per sé e per la propria famiglia.

Il «soprannome» dava, forniva, identità conoscitiva.

Ed infine il sottotitolo «a lu Nadùri accussì si dicìva». Continuiamo a dirlo… «accussì»! E continuiamo a chiamare Bompensiere, quasi volessimo esprimerci in una forma volgare (dal latino vulgaris, derivato di vulgus, «popolo»), con il facile appellativo di Nadùri, in quella derivazione toponomastica di origine araba che fu indicato come feudo Nadùri, ove si insediò il centro abitato così come lo vediamo oggi nel suo aspetto urbanistico.

Carlo Diliberto dà corpo, con la sua ricerca, al sentimento diffuso delle espressioni, dei proverbi e dei soprannomi legati a Bompensiere. Ma con la serena convinzione della non esclusività sia linguistica (dialetto) che proverbiale o «ingiuriale». Ce li ritroviamo anche nelle diverse realtà territoriali di altri contesti territoriali.

La ricerca, come la cultura, non ha fine. Ma è un continuo divenire, leggere, interpretare la realtà… storica. Specialmente quando gli indizi, più o meno documentali, sono carenti o, peggio, sono stati alterati e/o modificati. Nell’indifferenza e nell’incuria, anche colpevole, dell’umano agire.

Rimane sempre da chiederci, anche in riflessione, quanta saggezza di conoscenza può rilevarsi in questi modi espressivi. Non sono solo tali, ma sono il frutto meditato di un popolo che, dall’esperienza di vita, racchiudeva e racchiude un percorso di memoriale sapienza, sia pur corroborata di semplicità espressiva.

Sia il saggio storico (oltre mille pagine) che il libretto-raccolta sono andati in stampa presso la Lussografica di Caltanissetta.

Salvatore Maria (Totino) Saia

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