Caltanissetta, disabile in difficoltà per accedere al Cimitero: le barriere burocratiche diventano discriminazioni

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Abbiamo ricevuto e pubblichiamo integralmente la lettera di un nostro concittadino che ha dovuto affrontare una serie di difficoltà per accedere al Cimitero nonostante la sua disabilità e la presenza della madre 87enne e cardiopatica

Lettera alla redazione

Oggetto: Caltanissetta, quando la disabilità si scontra con la burocrazia anche davanti a un cimitero

Spett.le Redazione,

mi trovo, mio malgrado, a raccontare e denunciare pubblicamente uno spiacevole episodio che mi è accaduto domenica 25 ottobre presso il cimitero di Caltanissetta.

Da molti anni ho lasciato la mia Caltanissetta e mi sono trasferito in un’altra città siciliana, dove vivo con la mia famiglia e lavoro. Da tempo convivo con una rara e progressiva patologia genetica che ha fortemente compromesso la mia capacità di camminare.

Nonostante le difficoltà, ho sempre mantenuto saldo il legame con la mia città d’origine e, quando possibile, cerco di tornarvi.

C’è soprattutto un appuntamento al quale non vorrei mai rinunciare: la visita al cimitero per rendere omaggio ai miei cari e portare loro qualche fiore.

Per me non si tratta di una semplice consuetudine religiosa o di un dovere sociale. È un gesto di amore e di rispetto verso chi mi ha preceduto, un modo per mantenerne viva la memoria.

Un cimitero non è soltanto un luogo di lutto. È anche un luogo della memoria, nel quale le persone che abbiamo amato continuano a essere parte della nostra storia.

Per questo porto spesso con me anche i miei figli, affinché conoscano le loro radici e non dimentichino da dove veniamo.

Consapevole delle difficoltà che una persona con limitata capacità motoria può incontrare nei giorni della commemorazione dei defunti, avevo deliberatamente scelto di anticipare la visita alla domenica precedente.

Poiché gli orari pubblicati online non mi davano sufficiente certezza circa le modalità di accesso, mia moglie aveva telefonato il sabato precedente al numero del cimitero per chiedere espressamente se la domenica fosse possibile entrare con un’autovettura munita di regolare contrassegno per persone con disabilità. Al telefono ci era stato comunicato che il cimitero sarebbe rimasto aperto per tutta la mattina.

Così, domenica 25 ottobre, sono partito alla volta di Caltanissetta.

Una volta arrivato in città, sono passato a prendere mia madre, che ha 87 anni ed è cardiopatica, perché potesse accompagnarmi a fare visita alla tomba di mio padre.

Siamo arrivati al cimitero intorno alle ore 12.00.

Con mia grande sorpresa, all’ingresso mi è stato comunicato da un addetto che l’accesso in automobile alle persone con disabilità era consentito soltanto fino alle ore 11.00, nonostante il cimitero rimanesse aperto fino alle 13.00.

Ho spiegato la situazione, riferendo dell’informazione ricevuta telefonicamente il giorno precedente. Ho chiesto se fosse possibile fare una piccola eccezione, anche solo per una visita di pochi minuti.

La risposta è stata negativa.

Ho provato anche a telefonare nuovamente al numero del cimitero, senza ricevere risposta.

A quel punto avevo due possibilità: tornare indietro oppure affrontare a piedi un percorso che, nelle mie condizioni fisiche, sapevo sarebbe stato particolarmente gravoso.

Ho scelto di andare da mio padre.

Ho parcheggiato l’automobile e, appoggiandomi al mio bastone, ho affrontato il percorso insieme a mia madre, 87 anni, visibilmente affaticata al mio fianco.

Abbiamo deposto i nostri fiori. Abbiamo pregato per pochi minuti.

Poi abbiamo affrontato il percorso inverso, ancora più faticoso, lungo le ripide curve che conducono verso l’uscita.

Quasi alla fine del tragitto, quando le mie gambe faticavano ormai a sostenermi, sono stato avvicinato da un altro responsabile del cimitero, che si è qualificato come Direttore e mi ha proposto di accompagnarmi in automobile verso l’uscita.

Era, purtroppo, troppo tardi.

Alla mia contestazione per quanto era accaduto mi è stato inoltre risposto che non sarei neppure dovuto entrare! Ne è seguito uno scambio dai toni spiacevoli che, a mio avviso, non sarebbe mai dovuto avvenire, tanto meno in un luogo come quello.

Sono rientrato a casa profondamente amareggiato e con un ginocchio gonfio.

Ma più del dolore fisico mi sono rimaste alcune domande.

Perché l’accesso in automobile per una persona con disabilità deve terminare ben due  ore prima dell’orario di chiusura del cimitero?

Perché una persona con difficoltà motorie non può conoscere preventivamente, con chiarezza e certezza, giorni e orari nei quali le è consentito accedere con il proprio mezzo?

Come può accadere che una persona che manifesta un’evidente difficoltà fisica, accompagnata da un’anziana di 87 anni cardiopatica, non trovi una soluzione ragionevole, un minimo di flessibilità o semplicemente un gesto di attenzione?

Non pretendo privilegi.

Chiedo soltanto che la mia disabilità non diventi un ostacolo aggiuntivo creato proprio da chi dovrebbe rendere accessibile un servizio pubblico.

Parliamo continuamente di inclusione, accessibilità ed equità. Sono parole importanti. Ma perdono ogni significato se non riescono a tradursi nei piccoli gesti e nelle decisioni concrete che incidono sulla vita quotidiana delle persone.

Le regole sono necessarie. Ma una regola che riguarda l’accessibilità non dovrebbe trasformarsi essa stessa in una barriera.

E soprattutto le regole non possono sostituire completamente qualcosa di molto più semplice: il buon senso.

Non scrivo queste parole per ottenere compassione.

Le scrivo perché quanto è accaduto a me oggi potrebbe accadere domani a un’altra persona con disabilità, a un anziano o a chiunque si trovi temporaneamente in una condizione di fragilità.

Per questo rivolgo pubblicamente una richiesta all’Amministrazione comunale di Caltanissetta: verifichi quanto accaduto, chiarisca le modalità di accesso al cimitero per le persone con disabilità e faccia in modo che episodi di questo tipo non debbano più ripetersi.

Chiedo inoltre che giorni, orari e condizioni di accesso riservati alle persone con ridotta mobilità siano adeguati e comunicati in maniera chiara, univoca e facilmente consultabile, evitando che informazioni incomplete o discordanti possano mettere altri cittadini nella stessa situazione che ho vissuto io.

Mi riservo di rappresentare formalmente l’accaduto anche alle istituzioni competenti per la tutela dei diritti delle persone con disabilità.

Ma prima ancora delle norme, degli esposti e delle responsabilità, mi auguro che questa vicenda susciti una riflessione.

Sono tornato nella mia città semplicemente per portare dei fiori sulla tomba di mio padre.

Non pensavo che, per riuscire a farlo, avrei dovuto mettere alla prova le mie gambe e la mia dignità.

Eppure continuo a non volermi rassegnare.

Continuo a sperare che da una brutta esperienza possa nascere qualcosa di positivo e che Caltanissetta sappia essere una città capace di avere cura anche dei suoi cittadini più fragili.

Perché il grado di civiltà di una comunità si misura anche da quanto riesce a rendere semplici quei gesti che, per qualcuno, semplici non sono affatto.

Andrea Centorbi

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