da Sicilia da Amare condividiamo e pubblichiamo:
Dal Salone Internazionale del Libro di Torino è partita una richiesta forte e corale che guarda alla Sicilia e chiede attenzione concreta per la lettura, la circolazione dei libri e la valorizzazione delle biblioteche pubbliche. A farsi portavoce di questo appello sono stati gli Olmi, il gruppo di scrittrici, scrittori e giornalisti siciliani nato dopo la mobilitazione per salvare la biblioteca “Marsiano” di Niscemi, in provincia di Caltanissetta, minacciata da una frana allarmante e divenuta simbolo di una battaglia più ampia per il destino dei presìdi culturali dell’isola.
Durante l’incontro ospitato nello stand della Regione Sicilia e moderato dalla giornalista Elvira Terranova, è stato messo a fuoco un quadro definito sconfortante e a tratti desolante: carenza di personale specializzato, orari ridotti, cataloghi digitali inefficienti o assenti, strutture chiuse o dimenticate, mancanza di una normativa regionale organica e pochi investimenti pubblici. Eppure, dentro questa crisi, è emersa anche un’altra Sicilia, quella di bibliotecari, operatori culturali e cittadini che, spesso in silenzio e con risorse minime, continuano a far vivere le biblioteche come spazi di incontro, conoscenza e coesione sociale.
Il gruppo degli Olmi ha chiesto anche un incontro con l’assessore ai Beni culturali e identità siciliana, Francesco Scarpinato, per avere chiarimenti sui progetti di legge presentati per regolamentare lo status delle biblioteche nell’isola e per sollecitare la riapertura dei centri di cultura dimenticati, che possono diventare un potente strumento di integrazione per la comunità. Il confronto ha così assunto il tono di un vero manifesto civile e culturale: non soltanto una denuncia, ma una chiamata al cambiamento per riallacciare il rapporto tra cultura, istituzioni e società civile.
Al centro della mobilitazione c’è la Biblioteca “Marsiano” di Niscemi, diventata emblema di una fragilità diffusa. “Dobbiamo preservare la nostra memoria. Dobbiamo salvare la biblioteca di Niscemi, questo edificio in bilico, che sembra un simbolo dello stato delle istituzioni culturali siciliane”, ha detto Stefania Auci, tra le voci più autorevoli presenti all’incontro e autrice della saga bestseller dei Florio, composta da I leoni di Sicilia, L’inverno dei leoni e L’alba dei leoni, pubblicati da Editrice Nord. La scrittrice ha denunciato le numerose criticità che pesano sulle biblioteche pubbliche dell’isola, ricordando che il problema non riguarda solo gli edifici o i finanziamenti, ma il valore stesso che si attribuisce alla cultura. “Vogliamo dare voce a chi custodisce le parole. Vogliamo una legge regionale sulle biblioteche”, ha aggiunto, sottolineando anche il paradosso di molti servizi siciliani: “Spesso gli orari delle biblioteche sono nemici del pubblico. Abbiamo in Sicilia fame di cultura ma non troviamo pane per sfamarci”.
“Vogliamo che le biblioteche siano le case di tutti”, ha ribadito Vanessa Ambrosecchio, rilanciando l’idea di biblioteche aperte, inclusive e accessibili, capaci di diventare luoghi di integrazione sociale oltre che di conservazione del sapere. Nella stessa direzione si è mosso anche Ugo Barbàra, che ha insistito sulla necessità di rafforzare il legame tra biblioteche e territorio: “Serve rivitalizzare le biblioteche locali per far conoscere al pubblico il territorio attraverso le pubblicazioni. Riportare la gente nelle biblioteche. Servono nuove iniziative per rendere le biblioteche aperte alla collettività”.

