Etica della responsabilità e buona amministrazione: una lezione e una sfida ancora attuale

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di Ettore Garozzo

L’incontro di ieri sull’esperienza amministrativa di Michele Abbate ha rappresentato molto più di un momento di memoria politica o amministrativa. È stato, soprattutto, un’occasione di riflessione collettiva sul significato autentico dell’impegno pubblico e sul bisogno, oggi più che mai, di recuperare una visione della politica fondata sull’etica della responsabilità, sul dialogo e sulla buona amministrazione.

L’esperienza maturata negli anni dell’impegno politico e amministrativo di Michele Abbate resta, ancora oggi, un punto di riferimento importante per quanti credono che amministrare una città significhi anzitutto ascoltare, confrontarsi e costruire. Quella esperienza aveva una caratteristica precisa: nasceva dal confronto aperto tra tutte le componenti politiche e, soprattutto, dal rapporto diretto con le persone, al di là degli schieramenti e delle appartenenze. Era una politica capace di mettere al centro la comunità, i bisogni reali dei cittadini e il bene comune.

La platea che ieri ha partecipato all’incontro era composta da donne e uomini che hanno vissuto stagioni importanti della vita pubblica cittadina, persone che hanno dato il proprio contributo con passione, sacrificio e senso delle istituzioni. Oggi, però, abbiamo il dovere di comprendere che è arrivato il momento di cedere il passo alle nuove generazioni. Non significa arretrare o rinunciare al proprio ruolo, ma assumere una funzione ancora più importante: accompagnare, sostenere e aiutare i giovani a costruire una nuova stagione politica e amministrativa.

Le nuove generazioni hanno bisogno di spazio, di fiducia e di strumenti. Hanno bisogno di esempi credibili e di una classe dirigente capace di trasmettere esperienza senza imporre schemi superati. La collaborazione tra generazioni deve diventare il fondamento di un nuovo percorso politico, nel quale chi ha maturato esperienza possa offrire sostegno, equilibrio e visione, lasciando però ai giovani la responsabilità di interpretare il presente e progettare il futuro.

L’esperienza di Michele Abbate non può e non deve essere semplicemente ricordata con nostalgia. Deve, invece, essere rilanciata come spirito e metodo. Certamente il contesto sociale e politico di oggi è profondamente cambiato: sono mutate le dinamiche della partecipazione, il rapporto tra cittadini e istituzioni, le stesse forme della rappresentanza politica. Ma esistono valori che restano immutabili e che devono continuare a guidare l’azione pubblica.

Tra questi, vi è la necessità di tornare a fare politica con un solo autentico obiettivo: operare esclusivamente nell’interesse dei nisseni e della città. Senza personalismi, senza calcoli di convenienza, senza logiche di appartenenza fine a sé stesse. La politica deve recuperare il senso del servizio e della responsabilità verso la comunità.

Occorre lavorare con serietà e determinazione per costruire un progetto politico che abbia respiro nel tempo, una visione capace di andare oltre la gestione del quotidiano e delle emergenze. Caltanissetta ha bisogno di una prospettiva, di una classe dirigente che sappia programmare il futuro, valorizzare le energie migliori della città e creare le condizioni per uno sviluppo autentico, sociale, culturale ed economico.

Questa è la sfida che abbiamo davanti. Ed è una sfida che può essere affrontata soltanto recuperando il senso più nobile della politica: quello di essere strumento di crescita collettiva, luogo di confronto e motore di speranza per una comunità che vuole tornare a guardare avanti con fiducia.

Ettore Garozzo

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