Quando gli antibiotici non funzionano più: il problema inizia dalle nostre abitudini

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di Giuseppe Lombardo

Gli antibiotici sono tra le scoperte più importanti della medicina moderna: hanno cambiato la storia della salute pubblica, rendendo curabili infezioni che un tempo erano spesso mortali. Eppure oggi il loro uso scorretto sta contribuendo ad un problema sempre più serio, quello dell’antibiotico-resistenza, cioè della capacità dei batteri di diventare insensibili ai farmaci, una pandemia silenziosa che, secondo l’Istituto Superiore di Sanità, causa in Italia circa 12000 decessi all’anno e che, secondo l’Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), nel 2050 sarà la prima causa di morte nel nostro paese.

Ma cosa pensano davvero le persone degli antibiotici? E come li utilizzano nella vita quotidiana? Con una recente ricerca condotta a Caltanissetta e San Cataldo si è cercato di rispondere a queste domande andando oltre i numeri e ascoltando direttamente cittadini e medici. Lo studio è stato realizzato da un gruppo di lavoro della Società Italiana per la Promozione della Salute (SIPS): Giuseppe Lombardo (psicologo e presidente della delegazione regionale), Valeria Mistero (educatore prof.) e Chiara Vancheri (psicologa), professionisti impegnati nella promozione della salute, che hanno voluto esplorare non solo le conoscenze, ma anche le esperienze, le abitudini e le percezioni legate all’uso degli antibiotici. I primi risultati di questa attività sono stati presentati in occasione del XIII Meeting della SIPS che si è tenuto in Sicilia, a Cefalù il 17 e 18 ottobre 2025; i dati ricavati dalla ricerca saranno inoltre pubblicati su una rivista nazionale di promozione della salute.

Per lo studio è stato scelto un approccio qualitativo, cioè basato sul dialogo e sull’ascolto. Sono stati organizzati alcune interviste di gruppo — i cosiddetti focus group — in cui cittadini di età e background diversi hanno discusso liberamente delle loro esperienze con gli antibiotici. A questi si sono affiancate interviste individuali con medici di medicina generale del territorio. In questo modo è stato possibile mettere a confronto punti di vista differenti e ricostruire un quadro più completo e realistico.

Dalle conversazioni emerge un aspetto centrale: il rapporto con il medico di famiglia resta fondamentale, ma è cambiato; c’è ancora fiducia, ma non è più esclusiva. Oggi le persone cercano informazioni anche su internet, sui social o attraverso il passaparola. Questo può aumentare l’autonomia, ma allo stesso tempo rende più difficile ai cittadini scegliere tra le informazioni corrette e quelle meno affidabili.

Un altro elemento che colpisce è la diffusione dell’automedicazione. Non sempre si tratta di leggerezza o disattenzione: spesso è una risposta pratica a esigenze quotidiane, come la necessità di stare meglio in fretta o la difficoltà di accedere rapidamente a una visita medica. A volte si usano antibiotici già presenti in casa, altre volte si decide di interrompere la terapia non appena i sintomi migliorano. Ed è proprio questo uno dei comportamenti più rischiosi, perché favorisce lo sviluppo di batteri resistenti.

La ricerca mostra anche che la conoscenza sull’uso corretto degli antibiotici è molto variabile. Alcune persone sanno bene che questi farmaci funzionano solo contro i batteri, ma non contro i virus; altre invece hanno idee più confuse. Lo stesso vale per l’antibiotico-resistenza: molti ne hanno sentito parlare, ma spesso la interpretano in modo semplificato, pensando che sia il corpo ad “abituarsi” al farmaco, quando in realtà sono i batteri a cambiare.

Interessante è anche l’effetto della pandemia di Covid-19: per molti aspetti ha aumentato l’attenzione verso la prevenzione e gli stili di vita sani; ma, in alcune persone ha generato una certa diffidenza verso le istituzioni sanitarie. Questo si riflette anche nel modo in cui si guarda ai farmaci e agli antibiotici: c’è chi tende a evitarli e chi invece li utilizza in modo più impulsivo per paura della malattia.

Nel racconto dei partecipanti emerge inoltre il ruolo dei farmacisti, percepiti come figure molto accessibili e di fiducia. Proprio per questo il loro contributo può essere decisivo nel promuovere un uso corretto degli antibiotici, anche se non mancano criticità legate alla possibilità di ottenere farmaci senza prescrizione.

Un segnale positivo riguarda invece la crescente attenzione per la prevenzione. Sempre più persone collegano la salute a fattori come alimentazione, attività fisica e stili di vita. In questo senso, ridurre il ricorso agli antibiotici non significa solo usarli meglio, ma anche ammalarsi meno.

Nel complesso, lo studio mette in luce un aspetto importante: il modo in cui utilizziamo gli antibiotici non dipende solo dalle informazioni mediche, ma anche da abitudini, esperienze personali, contesto sociale e organizzazione dei servizi sanitari. Per questo affrontare il problema dell’antibiotico-resistenza richiede un approccio più ampio, che coinvolga cittadini, medici e istituzioni.

In altre parole, non basta sapere che gli antibiotici vanno usati con cautela: è necessario creare le condizioni perché questo sia possibile nella vita di tutti i giorni; significa migliorare l’accesso alle cure, rafforzare il rapporto di fiducia con i medici e promuovere una comunicazione più chiara ed efficace.

L’antibiotico-resistenza è spesso percepita come un problema lontano e quasi astratto. In realtà riguarda da vicino ciascuno di noi. Le scelte quotidiane — anche quelle apparentemente banali, come interrompere una terapia o prendere un farmaco senza consulto medico — hanno conseguenze che vanno oltre il singolo individuo e incidono sulla salute collettiva.

Ed è proprio da questa consapevolezza che, secondo i ricercatori, bisogna partire per costruire una cultura più responsabile sull’uso degli antibiotici.

Giuseppe Lombardo, psicologo e psicoterapeuta, insegna “Teorie tecniche della dinamica di gruppo” e “Psicologia dell’infanzia” al Corso di laurea per educatori dell’Istituto Don Sorce (Università Auxilium, Caltanissetta-Roma); Valeria Mistero è educatore professionale ed è impegnata nell’educativa di strada per il Comune di Caltanissetta; Chiara Vancheri, psicologa e psicoterapeuta, opera prevalentemente in ambito clinico.

dott. Giuseppe Lombardo

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