Gli “Stati Generali” senza Rivoluzione

fiorellafalci
fiorellafalci 265 Views
8 Min Leggere

Ambiziosamente battezzati “Stati Generali dell’offerta formativa universitaria 2026”, si sono svolti il 29 maggio i lavori di una lunga e impegnativa kermesse di ragionamenti vari sull’Università a Caltanissetta, indetta “su iniziativa del nuovo Presidente del Consorzio Universitario nisseno, e del Magnifico Rettore dell’Università di Palermo”, come campeggiava scritto sulla slide che ha fatto da sfondo ai lavori. La sottolineatura di una governance monocratica.

Una sfilata di presenze istituzionali, deputati (tutti di governo non sia mai), assessori regionali, sottosegretari, sindaci (solo tre), vertici sanitari e quant’altro, nella prima sessione dei lavori, come nella migliore tradizione della prima Repubblica, hanno ripetuto, (con qualche rara eccezione, come quella del Sottosegretario Dell’Utri), tutto ciò che sull’università da almeno cinque anni si dice, con le stesse parole, gli stessi sguardi, gesti, accenti, come se si trattasse di indirizzi innovativi e di concreti impegni da realizzare, in tempi e luoghi ben precisi. Come se il tempo si fosse fermato per anni e non fosse mai successo niente.

Il Rettore Massimo Midiri, partendo dalla centralità dei poli universitari territoriali, ha ribadito che “esiste un forte interesse su Caltanissetta e sul suo sviluppo universitario. Non parliamo di sedi decentrate, ma di poli territoriali veri e propri. Qui non servono corsi duplicati, ma percorsi pensati sulle vocazioni del territorio”, e ha indicato anche le direttrici di crescita future per costruire il “polo della salute e del benessere”: infermieristica, ortopedia, le specializzazioni di medicina, discipline umanistiche, TFA ed enogastronomia. Esattamente come ripete in ogni sua visita nissena da quando è stato eletto Rettore.

Ma, mentre ai poli di Trapani e Agrigento ogni anno vengono assegnati da Palermo diversi nuovi corsi di laurea, anche di carattere sanitario, a Caltanissetta la media è di un nuovo corso ogni due-tre anni, come i “parenti poveri” di cui è un  fastidio ricordarsi, a cui magari si promette, ma non si mantiene quasi mai.

Dal Sindaco Tesauro la frase di maggiore effetto: “Abbiamo trovato un ente fermo, senza prospettive, e stiamo lavorando per rilanciarlo. Il 2027 sarà l’anno di Caltanissetta. L’università deve essere il volano della città e la città si farà trovare pronta”, anche se dal 2024, anno della sua elezione, ha tenuto per sé la delega all’Università e non è cambiata una virgola rispetto a quando era Presidente del Consorzio Universitario. Anzi, qualcosa è peggiorato, come la sede di via Real Maestranza, attualmente chiusa.

Efficace il suo annuncio di voler convocare tutti i Sindaci della provincia (essendo anche presidente del Libero Consorzio dei Comuni) per invitarli ad aderire al Consorzio Universitario, anche se avrebbe potuto pensarci prima, per esempio, che il Comune di Gela stipulasse protocolli con l’Università Kore di Enna per corsi di laurea decentrati, peraltro di concerto con l’ASP che è tra i soci storici del Consorzio Universitario nisseno, ma non sempre se ne ricorda.

Ma il capolavoro strategico degli organizzatori è stata la riesumazione dell’on. Alessandro Pagano, chiamato a introdurre e moderare i lavori della mattinata, in qualità di componente del Nucleo di Programmazione Economica della Presidenza del Consiglio dei Ministri. “A volte ritornano”, come nell’antologia di racconti di Stephen King, ed è un dato ormai storicizzato, ma la provocazione ineffabile sta nel fatto che fu proprio l’on. Pagano, da assessore regionale in diversi governi, l’artefice del decollo prima del Consorzio universitario e poi dell’Ateneo Kore di Enna, in cui del resto, significativamente, è docente.

Caltanissetta è la città dei paradossi, come è emerso più realisticamente nella seconda sessione dei lavori, quando la parola è andata agli ordini professionali (i più concreti), alle associazioni, agli stakeholders, ai dirigenti scolastici (non tutti, e non i più coinvolti negli ambiti di studio, ma selezionati forse in base alle conoscenze personali degli organizzatori).

È emerso, per esempio, dall’intervento del dott. Lo Nigro, presidente degli agronomi, che il 68% degli agronomi trova lavoro subito dopo la laurea e dopo due anni si sale al 97%, ma la facoltà di Agraria di Caltanissetta, in un territorio in cui il settore primario esprime una vocazione naturale e le imprese, spesso con produzioni di eccellenza, faticano a trovare esperti, langue con poche decine di iscritti, mentre neppure gli istituti scolastici del settore ne conoscono l’esistenza.

Peraltro altri dirigenti scolastici, intervenendo, hanno manifestato gioioso entusiasmo apprendendo, per la prima volta a loro dire, che a Caltanissetta esiste questa offerta formativa universitaria. Con buona pace delle giornate Open Day che almeno da cinque anni il Consorzio Universitario organizza con tutte le scuole superiori del territorio.

Le parole-chiave della giornata sintetizzate nelle conclusioni da Ivana Baiunco che ha moderato la seconda sessione: sinergia, comunicazione, specializzazione, territorio da raccontare, attrattività, bellezza, umanità.

In questa realtà a volte distopica, la sorpresa più positiva è arrivata dagli studenti, incredibilmente non invitati a partecipare alle sessioni del dibattito, i cui rappresentanti hanno pazientemente seguito i lavori e alla fine, a nome di tutti loro, Simone Spanò, 5° anno di medicina, ha snocciolato con chiarezza chirurgica i problemi dei giovani che scelgono di studiare a Caltanissetta e ai quali ancora, da anni, le istituzioni preposte non riescono a dare risposta. Il Re era nudo! E l’applauso scrosciante e prolungato che ha sottolineato l’intervento di Spanò è stato il momento di verità più autentico di una giornata di déjà vu che fino a quel momento non aveva lasciato grandi spazi alla speranza.

Anche perché tutti i partecipanti si sono impegnati a proporre analisi e soluzioni (anche se già ampiamente conosciute) non tenendo presente un dato ineludibile: a Caltanissetta non si decide nulla, è soltanto l’Università di Palermo che sceglie se e quali corsi istituire, e lo fa secondo le sue logiche interne e i suoi interessi, se ci sono docenti disponibili a lasciare la sede centrale, con buona pace di tutte le proposte che negli ultimi anni sono state fatte con determinazione ed efficacemente argomentate.

Quando Luigi XVI convocò gli Stati Generali del regno di Francia, era il maggio del 1789, pensava di risolvere così la gravissima crisi economica del suo regno chiedendo l’autorizzazione ad imporre nuove tasse, senza sfidare l’impopolarità di imporle da sovrano assoluto. Ma l’esito di quella assemblea si rivelò la più grande esperienza di eterogenesi dei fini: generò una Rivoluzione che avrebbe sotterrato l’antico regime, l’assolutismo e la società dei privilegi e affermato il “mondo nuovo” dei diritti dei cittadini e della liberté-fraternité-égualité.

Però non è sembrato che gli “Stati Generali” universitari di Caltanissetta si siano orientati a suscitare una rivoluzione. Almeno per il momento

Condividi Questo Articolo