Un messaggio in vetrina

redazione
redazione 269 Views
3 Min Leggere

di Tina Duminuco

Passavo un giorno su una strada del centro storico di Caltanissetta, una lunga strada che porta alla bella piazza da sempre cuore pulsante della città. Sulla vetrina di un negozio c’era un cartello:

Chiuso per tristezza, grazie sindaco!.

Non so cosa vendesse quel signore triste: forse papillon di seta blu, belle camice ricamate,    grandi cappelli di paglia con fiori e velette o bombette rotonde per le teste pelate; forse fermagli preziosi e sandali di pelle intrecciata per dei piedi leggeri o  profumi antichi e magiche alchimie per l’amore oppure ombrelli, neri e dignitosi, per le sere d’inverno… Chissà!  Certo nessuno si fermava più davanti alla vetrina che ora polverosa e spenta mi guardava. La sua tristezza contagiosa strisciava sui marciapiedi stretti e sulle pietre e poi finiva sotto le ruote delle macchine, schiacciata. Non era sola nel suo silenzioso buio, altre sorelle dormivano nell’ombra; tutta la strada ne soffriva.

In quella via importante di bei palazzi antichi i balconi guardavano, dalle ringhiere bombate, quello scorrere lento e inesorabile di automobili che andavano, sempre andavano, senza fermarsi mai. Tutti avevano fretta di tornare a casa, tutti erano stanchi e nervosi e si guardavano con odio in quella strada lunga, incolonnati. Li aspettava una tavola da apparecchiare, una famiglia da accudire, una minestra da scongelare e finalmente un divano, davanti alla TV.

Non so chi fosse il sindaco di allora e se mai passò a piedi da quella strada.  

Forse se avesse letto quel cartello avrebbe acceso un lampione proprio lì, per illuminare la vetrina, avrebbe tolto le ragnatele, appeso palloncini colorati sotto i balconi e piantato gerani alle finestre. Avrebbe chiesto alle macchine di cambiare strada, per un giorno almeno e avrebbe chiesto alle persone di andare a piedi camminando piano, per guardarsi intorno. Avrebbe messo un giradischi alla finestra per ballare il tango… E forse allora sarebbero tornati ad abitare quelle belle case dai soffitti alti, senza lasciare morire i cornicioni modanati rosicchiati dal tempo. Ogni tanto un pezzetto cadeva giù su un gatto grigio che scappava.

Ma chissà se il sindaco di allora ha letto quel cartello attaccato alla vetrina. Forse il vento e la pioggia l’avranno portato via, lontano.

Magari anche lui con la sua macchina sarà passato da lì con la testa piena di pensieri, per andare poi al comodo parcheggio di un mega centro commerciale dove l’aria è sempre alla giusta temperatura e non serve mai l’ombrello. Come tutti sarà andato avanti, guardando solo la strada e l’orologio sul display.

Oppure sarà tornato alla sua bella casa, nella nuova città cresciuta in periferia e preso il telefono avrà comprato tutto quello che serve dal suo comodo divano. Senza perdere tempo.           

Tina Duminuco

Condividi Questo Articolo