La filiera della corruzione faceva…spettacoli

fiorellafalci
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Non ci sono più i notabili di una volta. Nella prima Repubblica un deputato regionale del partito di maggioranza di governo non si sarebbe fatto indagare per 12.000 euro, come risulta dal comunicato ufficiale sull’indagine giudiziaria in corso che il Procuratore della Repubblica di Caltanissetta Salvatore De Luca ha ritenuto necessario diramare, secondo quanto la legge prescrive, nei casi in cui si debba “assicurare la corretta informazione in materie particolarmente delicate che coinvolgono persone delle Istituzioni.

Finalmente non si comincia dai pesci piccoli nel fare emergere una prima filiera di corruzione che si era sviluppata intorno agli spettacoli finanziati dai fondi regionali. Le famose “mancette” che il bilancio regionale aveva previsto su indicazione dei parlamentari per realizzare eventi nel proprio territorio. Quasi un gioco di porte girevoli: la Regione finanzia, gli enti locali spendono, e una parte della spesa “rientra” ai parlamentari benefattori sottoforma di “contributo”.

Già, gli Enti Locali. Perché gli spettacoli non li acquistava l’on. Mancuso, ma li vendeva l’associazione Genteemergente, con il patronage del plenipotenziario-faccendiere-ombra negli enti locali del nisseno governati dal centro-destra, e gli Enti Locali li acquistavano, con soldi pubblici, per “promuovere il territorio”. Una task force, legata anche da legami di parentela tra gli indagati, che configurava la punta emergente di un comitato d’affari agile ed efficiente, specialmente da quando la soglia per procedere agli acquisti ad affidamento diretto era stata elevata da 39.000 a 140.000 euro nel Comune capoluogo.

Se le ulteriori indagini della magistratura confermeranno l’impianto accusatorio la filiera emersa dalle prime inchieste probabilmente si arricchirà di ulteriori responsabili, confermando dinamiche che già in altre province siciliane si sono manifestate nei mesi scorsi.

12.000 euro corrispondono a sei mesi di stipendio di un professore di liceo, o a un anno e mezzo di pensione minima per un anziano che ha lavorato tutta la vita, per un deputato regionale che guadagna oltre 20.000 al mese non cambiano la vita. Ma sicuramente distruggono la legittimità della rappresentanza per chi è eletto dai cittadini per difendere i loro diritti e interessi e non per farsi comprare con le tangenti.

Questo in linea di principio, senza eccezioni per nessuno.

Saranno gli organi giudiziari a stabilire responsabilità e reati, e finché non c’è una condanna vale la presunzione di innocenza.

Ma il modello di gestione del potere che in Sicilia ormai da anni si è consolidato funziona troppo spesso su queste “triangolazioni” di soldi/favori/consenso, e chi rappresenta la sovranità popolare dovrebbe coglierne prima di ogni altro il disonore e agire di conseguenza. Ma non quando e se si viene scoperti con le mani nella marmellata. Sempre, a prescindere dalle circostanze.

O forse, per chi aspira da tempo ad un posto nella giunta di governo di Schifani, questa indagine potrebbe essere una medaglia, un titolo di merito ulteriore.

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