La mano di Escher

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di Tina Duminuco

La mano di Escher

La mano prese una matita e se ne andò

girando su stessa.

Partì per lungo viaggio su mondi paralleli,

c’erano rane enormi e gracidanti

pesci grigi e salamandre nere

su sentieri in salita e senza fine.

C’erano rombi stelle e lune bianche

che guardavano fisse

da lontano.

Scale salivano e uomini scendevano

sempre girando in tondo nel silenzio.

La punta di grafite

sui fogli grandi e bianchi

andava senza meta

avanti, sempre avanti

ma la cercava la strada del ritorno…

Andava.

E dove andava se il mondo mai finiva?

La mente navigava felice e senza freni

ma il cuore si smarriva correndo nello spazio

di geometrie scoscese che giravano in tondo.

Andava.

E dove andava se il mondo era di carta

e il vento lo portava?

Cercava strade nuove di pietra cesellata

cercava forme e mondi più belli da abitare.

Cercava case grandi e uomini felici

in paesi disposti su rette e diagonali,

su meridiani e righe parallele

che correvano verso un orizzonte

pieno di matematiche certezze.

E poi

trovò la porta del ritorno

fissa

con alti stipiti di pietra.

Entrò nel buco stretto della notte

dove non c’era vento

né lumini.

Ma l’aspettava aperta

una finestra  

e nel silenzio

dal buio la guardava.

Era lo spazio fresco del domani

dove limpido rinasceva il sole  

per potere sul foglio ritornare

e partire ancora per un viaggio

su ponti strade e vicoli scoscesi.   

Tina Duminuco                                              

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