La politica del tavolo

fiorellafalci
fiorellafalci 118 Views
3 Min Leggere

C’è una nuova parola magica nel lessico del politichese nisseno, risolutiva di ogni difficoltà, panacea di tutti i mali, obiettivo di tutte le controversie: tavolo. Tavolo tecnico, tavolo di concertazione, tavolo di confronto, etc etc etc

Non manca il richiamo alle mitologie nordiche con re Artù e la sua Tavola rotonda, o se preferite, evangelicamente, si può evocare persino l’ Ultima cena

Anche ieri sera, dopo un Consiglio comunale interamente dedicato al Parco Dubini, aperto all’ASP e al Comitato di Difesa del Parco, la conclusione unanime, inevitabile, scontata e salvifica: un documento in cui si stabilisce un tavolo per definire la soluzione della questione .

Che una maggioranza politica responsabile della gestione del territorio urbano potesse accontentarsi di questo sostanziale rinvio, è più che comprensibile, ma che lo faccia l’ intero Consiglio comunale e persino il Comitato di difesa del Parco, parlando di “una bella pagina della politica e dell’ amministrazione” dà la misura di come i fondamentali dell’ azione politica e amministrativa spesso non siano presenti alla coscienza dei soggetti che in qualche modo agiscono nello spazio pubblico.

Il documento approvato all’unanimità non indica infatti le linee guida e gli obiettivi specifici (prescrittivi, non come incisi nel testo come buoni propopsiti) su cui il “tavolo” dovrebbe muoversi: la dichiarazione del Dubini come bene comune urbano, la riapertura al pubblico in tempi rapidi, eventuali vincoli urbanistici e destinazioni d’uso tali da scongiurare la REMS (struttura detentiva che impedirebbe la fruizione pubblica del parco), ipotesi concrete di gestione partecipata etc etc

E pende ancora sul Dubini la spada di Damocle della REMS. Il direttore generale dell’ASP si è dichiarato infatti disponibile al comodato d’uso dell’area “fino a quando non sarà attivo il progetto REMS”, già finanziato con quasi 6 milioni di euro, il cui iter è finora abbastanza misterioso.

L’indirizzo politico e le scelte conseguenti non si possono delegare ad un tavolo tecnico, che ha il compito di tradurre in pratica quegli indirizzi con atti amministrativi e procedure. Niente di tutto questo nel documento approvato: tutto vago, tutto possibile, immaginabile, ma niente di definito, di concreto. Insomma parole, niente fatti. Siamo fermi a cinque mesi fa. Tutti contenti così.

Di tavolo in tavolo, il tempo trascorre, a vuoto.

Funzione bene soltanto la corruzione, rapida, efficace, con precisione cronometrica, bipartisan, inestirpabile. Il caso CEFPAS ce lo ricorda. Ma la politica locale tace. Parlano i livelli regionali, a distanza di sicurezza. E neanche tutti

Condividi Questo Articolo