Le Madri Costituenti, le donne che cambiarono l’Italia

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di Cristina Guarneri

Prima del 1946 le donne italiane non potevano votare. Fino alla fine del XIX secolo, e ben oltre, era largamente diffusa l’idea che le donne non fossero adatte alla partecipazione politica per via della loro presunta “emotività”, ritenuta incompatibile con la gestione degli affari dello Stato.
Ma la Seconda guerra mondiale cambiò profondamente la società italiana. Le donne sostituirono gli uomini in molti settori produttivi, parteciparono alla Resistenza e contribuirono in modo decisivo alla Liberazione del Paese.
L’aria era cambiata.
Con il decreto Bonomi del 1° febbraio 1945 le italiane ottennero il diritto di voto; nel marzo del 1946 fu riconosciuto anche l’elettorato passivo, cioè la possibilità di essere elette. L’ingresso definitivo delle donne nella vita politica italiana risale, dunque, al 1946. A conquistare questo diritto furono circa 14 milioni di elettrici, pari al 53% dell’elettorato e lo esercitarono con straordinaria partecipazione: alle urne si recò l’89% delle aventi diritto.


Così, il 2 giugno del 1946 le donne parteciparono in massa al referendum istituzionale che avrebbe sancito la nascita della Repubblica e alla campagna elettorale per l’Assemblea Costituente. Le candidate furono 226, selezionate dai partiti tra partigiane, militanti e attiviste provenienti da organizzazioni come l’UDI (Unione Donne Italiane), il CIF (Centro Italiano Femminile) e i Gruppi di Difesa della Donna, che avevano promosso corsi di
formazione politica per le italiane.

Le elette furono 21. Pur rappresentando appena il 4% dell’Assemblea e dovendo confrontarsi con un ambiente dominato da 535 uomini, che spesso le guardavano con paternalismo, la loro presenza si rivelò fondamentale. Grazie al loro contributo, la Costituzione italiana, che quest’anno celebra 80 anni, è diventata una pietra miliare nella tutela dei diritti e nella garanzia della pari dignità sociale.
Furono elette nove donne della Democrazia Cristiana, nove del Partito Comunista Italiano, due socialiste e una del Partito dell’Uomo Qualunque, Ottavia Penna Buscemi. Proprio lei, monarchica, fu la prima donna candidata alla Presidenza della Repubblica nel 1946.
Cinque delle elette – Maria Federici, Angela Gotelli, Nilde Jotti, Teresa Noce e Lina Merlin – entrarono a far parte della Commissione dei 75, incaricata di redigere il testo della Costituzione.
La presenza femminile nell’Assemblea Costituente era numericamente limitata, ma tutt’altro che debole. Quelle donne riuscirono a far approvare principi e norme che riconoscevano la piena dignità della persona e contrastavano ogni forma di discriminazione di genere.

Chi erano le Madri Costituenti
Le ventuno Costituenti provenivano da esperienze diverse, ma erano accomunate dall’impegno civile e dalla lotta antifascista, che per molte significò carcere, confino, esilio.

Nove erano comuniste: Adele Bei, Nadia Gallico Spano, Nilde Jotti, Teresa Mattei, Angiola Minella, Rita Montagnana, Teresa Noce, Elettra Pollastrini e Maria Maddalena Rossi.
Nove appartenevano alla Democrazia Cristiana: Laura Bianchini, Elisabetta Conci, Filomena Delli Castelli, Maria De Unterrichter Jervolino, Maria Federici, Angela Gotelli, Angela Guidi Cingolani, Maria Nicotra e Vittoria Titomanlio.
Due erano socialiste: Angelina Merlin e Bianca Bianchi.
Una apparteneva alla lista dell’Uomo Qualunque: Ottavia Penna Buscemi.
Erano donne colte e consapevoli; tredici di loro possedevano una laurea. Tra loro vi erano insegnanti, operaie, lavoratrici e sindacaliste.
Eppure quelle donne così diverse seppero fare rete, superando differenze ideologiche e appartenenze politiche. Si allearono per un obiettivo comune: essere libere e rendere libere le altre donne, dimostrando quanto la forza femminile possa essere incisiva e trasformativa.

Molte avevano già sfidato gli stereotipi del loro tempo e continuarono a farlo anche dopo l’esperienza costituente. Emblematica la figura di Teresa Noce, straordinaria autodidatta che aveva imparato a leggere da sola. Operaia, sindacalista e partigiana, nel 1953 denunciò pubblicamente il marito Luigi Longo per aver ottenuto l’annullamento del loro matrimonio falsificando la sua firma.

Le Costituenti chiedevano di essere chiamate “deputate” e non “deputatesse” e si rammaricavano quando i giornali dedicavano maggiore attenzione ai loro abiti o alle loro pettinature piuttosto che alle competenze e alle proposte che portavano avanti. Durante i lavori dell’Assemblea non mancarono gli scontri. Bianca Bianchi, ad esempio, dovette confrontarsi con colleghi e avversari politici che mal sopportavano la presenza femminile nelle istituzioni.
«Era forte tra loro la volontà di collaborare per rappresentare la vita e i pensieri delle donne italiane».

Fu proprio questa capacità di lavorare insieme a consentire l’approvazione di alcuni degli articoli più significativi della Carta costituzionale.
Il loro ingresso nella vita politica fu come l’apertura di una diga: un atto dirompente.

Le battaglie per l’uguaglianza
«Soltanto riconoscendo alle donne la parità dei diritti si può costruire un’Italia veramente democratica», affermò Nadia Gallico Spano.
Ancora più incisive furono le parole pronunciate da Teresa Mattei il 18 marzo 1947 davanti all’Assemblea Costituente «Non c’è niente da temere dall’ingresso delle donne nella vita politica. Peggio di quanto gli uomini sono riusciti a fare in passato…»
E ancora «Nessuno sviluppo democratico, nessun progresso sostanziale si produce nella vita di un popolo se non è accompagnato da una piena emancipazione femminile; e per emancipazione noi non intendiamo solamente togliere barriere al libero sviluppo di singole personalità, ma un effettivo progresso e una concreta liberazione per tutte le masse femminili».
Quando pronunciò questo discorso aveva appena 26 anni.

Grazie alla loro tenacia entrarono nella Costituzione principi innovativi in materia di famiglia, lavoro e pari opportunità. Furono loro a richiamare costantemente l’attenzione sul tema dell’uguaglianza nel mondo del lavoro, dell‘accesso alle professioni e del riconoscimento del valore sociale della maternità.
Come hanno sottolineato numerosi studiosi, «senza le loro battaglie diversi articoli della Costituzione, compresi i principi fondamentali, non sarebbero gli stessi».
Le Madri Costituenti portarono avanti l’idea che le donne dovessero potersi affermare nel lavoro, nella vita pubblica, nella cultura e nella famiglia senza dover rinunciare alla propria identità o adeguarsi a modelli esclusivamente maschili.
La loro partecipazione fu attiva e determinante nella costruzione di una Costituzione fondata su principi ancora oggi attualissimi, che continuano a renderla una delle più belle al mondo.

Un’eredità da custodire
Il loro impegno, il loro protagonismo e il loro coraggio meritano di essere ricordati, soprattutto in prossimità della Festa della Repubblica, con profonda riconoscenza e rispetto.
Possiamo ancora imparare molto dal loro entusiasmo e dalla loro capacità di guardare oltre le divisioni. In un mondo nuovamente attraversato da guerre, ingiustizie, nuove forme di sfruttamento e indifferenza, la loro lezione resta straordinariamente attuale.
Forse potremmo davvero dare un volto nuovo al nostro Paese e alla società globale se sapessimo ascoltare la loro voce: quella di donne che seppero trasformare la conquista della libertà personale in un progetto di libertà collettiva, lasciando alle generazioni future un patrimonio di diritti, democrazia e civiltà che continua ancora oggi a illuminare il cammino dell’Italia.

Cristina Guarneri

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