Tornano le inchieste del Commissario Falconara di Lillo Ariosto, con una nuova serie, “Le Sette Vite“, scaturita dalla penna felice del nostro avvocato-scrittore, che ricostruisce, insieme al racconto delle indagini, i contesti in cui possiamo riconoscere tanta parte della nostra quotidianità.
Ci accompagneranno durante l’estate con l’ironia salutare con cui è giusto specchiarsi nella letteratura, con la leggerezza elegante che rivela in filigrana i paradossi della nostra esistenza, i vizi e le virtù che ci identificano e che soltanto con il filtro della rappresentazione narrativa possiamo osservare senza sentircene schiacciati.
Erede di una tradizione letteraria illustre del genere “detective fiction“, da Sciascia a Camilleri, da Simenon a Vàzquez Montalbàn, coniugata con la dimensione del nostro microcosmo sociale e antropologico, il giallo estivo di quest’anno si arricchisce di elementi nuovi nella struttura della narrazione e nella distensione della scrittura, che ci auguriamo siano graditi ai nostri lettori che tanto hanno apprezzato la serie dello scorso anno.
Buona lettura

Prima Puntata
“Il Pizzino e il panino”
– La Manna c’è da andare a ritirare questa raccomandata. Il postino, anzi, il fattorino dell’agenzia delle poste private, ha lasciato questo pizzin…ehm!….. scontrino, con l’attestazione che alle 13 e 15 di ieri non ha trovato nessuno in portineria.
Falconara si bloccò per un attimo. Spalancò leggermente gli occhi, fissando un punto nel vuoto in direzione dei vetri della finestra, perennemente annebbiati dalla polvere “statale”, domandando quasi a sé stesso.
- Ma può essere?
Una voce, per niente imbarazzata, lo raggiunse alle spalle. Era lo stesso agente La Manna che candidamente rispose.
– Forse si, forse no.
Falconara, stupito, di rimando e con gli occhi aggettati come un paziente esoftalmico affetto da ipertiroidismo, azzardò.
– Che significa? Forse si, forse no?
La spiegazione di La Manna arrivò immediata, come una precisa volée tennistica, con la racchetta che imprime il colpo senza che la palla (immaginaria) abbia toccato il campo.
– Commissario il fatto è che con la carenza di personale che abbiamo, l’agente alla porta, quasi sempre verso l’una, si va a comprare un panino dalla salsamenteria qui di fronte. Manca solo per cinque minuti. Lei non si deve preoccupare.
Falconara sempre più stupito.
– Che significa non mi devo preoccupare?
La Manna per niente impressionato.
– No… Commissario, non si deve preoccupare, nel senso che il piantone, anzi l’agente alla porta, come ora dice il regolamento…. si assenta solo per il tempo di attraversare la strada e tornare. Il salumiere gli fa trovare il panino già pronto.
Purtroppo di garzoni per le consegne non se ne trovano più.

Falconara tentò una replica, subito stoppata sempre da La Manna.
– E poi, lei lo sa, il lavoro minorile è vietato. Comunque il piantone…. Commissario mi deve scusare ma a me mi siddria dire “l’agente alla porta”… io sono antico….
Falconara fece un cenno quasi involontario di assenso, guardando sempre con gli occhi sgranati l’agente La Manna, che per niente turbato riprese.
– Le dicevo…. il piantone quando si va a prendere il panino chiude a chiave la portineria. Nessuno può entrare. Non è che possono venire i ladri in Questura. In Questura, i ladri, noi ce li portiamo. Non è così Commissario?
Un attimo di silenzio congelò l’ambiente. Il tempo parse fermarsi. La sporgenza dei globi oculari del povero Commissario non poté andare oltre. Il resto lo fece il parasimpatico (inteso come sistema nervoso) che diede un potente colpo di freno all’amigdala, la sentinella emotiva vocata all’ira e alla rabbia. Falconara riuscì a controllare la irritazione per la “carenza di risorse umane”, così come definite da La Manna, perché compiaciuto dalla mancanza di rimedio con “agenti alla porta” dal piloro stenotico, con conseguente fame costante e incontrollata. Scosse leggermente la testa è si rassegnò a pensare che il mondo adesso andava così. Nei “piccoli centri della provincia”, visto che non accadeva niente (ma non era vero), in qualche ufficio si doveva perdonare qualche svagatezza.
– Va bene La Manna, sulla questione del panino ne parleremo dopo. Intanto recati all’ufficio di questa agenzia postale e vedi di farti dare la raccomandata indicata sul pizz… (ancora un lapsus) sullo scontrino. Mi raccomando non ti perdere.
Con un’altra tagliente volée, quasi sotto rete, si sentì rispondere da La Manna.
– No signor Commissario non mi perdo. Io la strada la conosco.
Falconara, non volendo attingere a massicce dosi di Maalox, fece finta di non sentire e si avviò verso la sua stanza.

Due pile di fascicoli, ai lati della scrivania, lo attendevano come le colonne doriche del Tempio della Concordia in terra camilleriana. Informative, denunce, rapporti e scartoffie di varia natura attendevano la sua firma. Iniziò con il primo incartamento della pila di destra, aprendo la carpetta devastata da una grande scritta “Esercizio abusivo della professione di parrucchiera per signora”. Falconara dribblò il “parrucchiera”, confezionando un suo personale recap mentale. Fece scorrere nella mente tutte le fattispecie di reato contemplate dalla “parte speciale” (così al tempo venivano definite le sezioni aggiuntive dei testi universitari) nel suo vecchio manuale di diritto penale. Dopo qualche secondo si ricordò però di avere letto qualcosa su una rivista giuridica che consultava di tanto in tanto, per tenersi al passo con la tumultuosa proliferazione legislativa che i due rami del parlamento della “seconda/terza/quarta” Repubblica, in mancanza di meglio, si preoccupavano di spargere. Ricordò su quale scansia aveva riposto la raccolta della “Nova Lex” e ne scorse l’indice.
Trovò la pagina e lesse il testo di una legge dell’agosto del 2005 che in effetti prevedeva la irrogazione di sanzioni “Nei confronti di chiunque svolga trattamenti o servizi di acconciatura in assenza di uno o più requisiti o in violazione delle modalità previsti dalla presente legge…..” . Assicuratosi della esistenza della normativa, scrupoloso come era, iniziò a leggere il rapporto. Si trovò a sorprendersi dello spropositato numero di “persone informate sui fatti” che erano state sentite sull’attività condotta da una certa Francesca Ferro.

Tutti ne lodavano le capacità “acconciatorie” di questa “Iron Lady” (Signora di Ferro). Soprattutto elogiavano la grande disponibilità e puntualità nel recarsi presso le abitazioni delle clienti, in qualsiasi orario, accontentando i capricci di donne e “professioniste”, quest’ultimo lemma era riportato tra virgolette. A Falconara subito si accesero le luci di avviso sul virgolettato, facendo “peccato di pensiero”, rifugiandosi in una benevola presunzione che le prestazioni delle “professioniste” si limitassero a sistemare le abitazioni delle clienti e non anche a riassettare altre cose dei mariti delle padrone di casa. Chissà perché gli sovvenne la frase di Papa Pio XI. “A pensar male del prossimo si fa peccato, ma si indovina”. Un discusso politico di lungo corso ne avrebbe cambiato in senso laico alcuni tratti, sostituendo “il prossimo” con “gli altri” e “si indovina” con lo “spesso ci si azzecca”.
Falconara, in quel momento non poteva sapere come quest’ultima locuzione gli si sarebbe rivelata utile per quanto sarebbe poi successo.
Ma lui ancora non poteva immaginare a cosa stava andando incontro.


