Quindicesima puntata
“Semifinale”
“(il) Fuoco, (la)Fiamma e (la) torcia”.
– La signora Franca Ferro.
Con questo annuncio, usuale nella forma commissariale, l’agente La Manna si presentò sulla porta dell’ufficio di Falconara.
– Si accomodi signora Ferro. Prego, entri pure.
La parrucchiera entrò, un poco scantata, e aspettò che il Commissario le indicasse la sedia dove accomodarsi. Falconara optò per sedia delle torture.
– Signora la ringrazio di essere venuta.
– Commissario, io e lei, sappiamo che non è visita di cortesia.
Rispose secca la parrucchiera “casalinga”.
– Signora non si preoccupi. L’ho fatta venire qui solo per darmi conferma di una circostanza che nel corso delle indagini è venuta a nostra conoscenza.
La Ferro non battè ciglio e attese la successiva mossa di Falconara.
– Lei, fra le sue clienti ha una certa signora Lo Celso?
– Commissario che è della Finanza lei o della Polizia?
La Ferro sembrò per un attimo leggermente turbata.
– Signora qui siamo negli uffici della Questura.
La parrucchiera di rimando.
– E allora perché mi chiede del mio lavoro. Io faccio messe in piega a domicilio. Non mi posso permettere una bella sala di parrucchiera. Gli affitti, le tasse, i dipendenti. Non ci arrivo con due euri e cinquanta a messa in piega. Né le mie clienti possono spendere i trenta, quaranta, cinquanta euri che ci vogliono nei saloni di bellezza. Anche loro hanno diritto a stare in ordine.
Non le pare signor Commissario?

Falconara con finta meraviglia e con sguardo accondiscendente.
– Certamente. Ma non è il suo tariffario che a noi interessa.
Ancora, la parrucchiera, come una risposta tennistica al volo.
– E allora perché sono qui?
Falconara, con esperienza, fece una pausa studiata per far calare la tensione e abbassare il ritmo combattivo della parrucchiera. Poi, come se tutto quello precedentemente detto non era inerente al caso, chiese a sorpresa.
– Signora lei conosce il pub “Le Sette Vite”?
La Ferro, per niente impressionata.
– So che esiste.
Falconara.
– Che significa so che esiste?
Lei è mai andata al “Sette Vite”?
La Ferro ancora più dura.
– Nossignore. Io questi posti di picciotti e mezzi delinquenti che si fanno fare panini alla polvere da sparo non ne frequento. E poi li vicino ci sono le femmine che fanno le buttane o le mezze buttane.
A Falconara venne involontariamente in mente le demi-mondaines di uno scritto di Alessandro Dumas figlio, letto forse in anni liceali.
– Che significa “mezze”?
– Significa che fanno le buttane, come si dice oggi, a “appartitaim”.
– Part time, vuole dire forse.
Preciso come era Falconara non poteva esimersi dall’usare la forma corretta.
– Commissario o come dico io o come dice lei… la sostanza non cambia. Buttane e mezze buttane, per me, sono uguali. Io faccio la parrucchiera non tutto il giorno ma quando mi capita.

Ma lo stesso parrucchiera sono. O no?
Non è così per lei, Commissario?
Falconara non volle approfondire. Lasciò quindi cadere la questione per ritornare alla sua indagine. Mise da parte le povere donne costrette a prostituirsi e rientrò su quello che a lui più interessava.
– Perché parla di delinquenti? Ha visto cattivi frequentatori al “Sette Vite”?
La Ferro con lo stesso tono di prima.
– Commissario io le ho detto che questi posti non li frequento. Certo qualche mia cliente ha qualche parente che so che ci va in questo locale che fa panini che abbrusciano la panza.
Falconara, come in uno scambio serrato su un campo di tennis.
– Sa se il “Sette Vite” ha ricevuto minacce?
Risposta della Ferro.
– E che ne posso sapere io. Io l’ho sentito dire alla televisione locale che gli hanno incendiato questo locale. L’ha detto questa nuova televisione che è spuntata da quando c’è questo nuovo Sindaco che si dice che è amico dei suoi padroni.
– Quali padroni?
– Questi della televisione nuova.
Falconara sfoggiò un finto sguardo di finta sorpresa.
La parrucchiera quindi aggiunse.
– Quelli della televisione hanno detto che la mafia al pub gli ha fatto un incendio.
Ma poi… se non è la mafia chi può essere stato? Qua, nell’Isola, tutto la mafia fa.
Poi con aria di sfida.
– Ma perché lei, la Polizia, niente ne sa?
Perché mi domanda a me?
Falconara con ancora più finta non curanza.
– Stiamo facendo delle indagini.
La Ferro con ancora ulteriore finta meraviglia.
– Allora perché mi domanda se vado alla panineria delle “Sette Vite”?
Non credo che pensi che io sono della mafia?
Manco lei mi pare Commissario.
Penso che voi della Polizia lo sapete chi è qui, a Calatorre, della mafia.
Se lei mi pensa della mafia…. allora siamo “nell’acqua di l’aranci”.
Siamo messi molto, ma molto, male.
Falconara non diede seguito alle risposte meravigliate della parrucchiera, che invece mostro sorpresa, quando senti dire al Commissario.
– Si è vero. Le nostre indagini sono indirizzate verso la malavita organizzata. Ma stiamo indagando anche sull’incendio alle vetture che sostavano lì davanti al pub.
La Ferro.
– E perché? Le macchine non si sono incendiate perché la mafia ha incendiato il pub?
Falconara.
– Forse.
La Ferro ancora.
– A quale forse? Mi facesse il piacere…
Le macchine sono state incendiate dalla mafia che non ricevendo la mesata, il pizzo per capirci, ha incendiato il locale del pub.
Poi sbottò.
– Non facciamo minkiate Commissario io devo prendere i soldi dell’assicurazione.
– Quale assicurazione?
Chiese Falconara.
– Quella della macchina del mio zito. Che si è incendiata davanti al pub.
Il locale lo hanno incendiato quelli della mafia. E così è.
Lo ha detto la televisione.
A questo punto Falconara pensò di approfondire e vedere se la parrucchiera o il suo fidanzato-compagno, somigliante al cantante Nino Ferrer, per come gli era stato fatto notare qualche giorno prima, sapessero di richieste di pizzo da parte della malavita.
– Signora ma lei come fa a conoscere di queste richieste di pizzo al “Sette Vite”?
Non è che per caso il suo fidanzato, che frequenta il pub, come mi ha detto poco fa, conosce qualcosa o ha a che fare con questa estorsione?
Immediatamente la Ferro si agitò, destando la meraviglia (finta) di Falconara.
– Ma che va dicendo Commissario? La mafia è una cosa. Il mio zito è un’altra cosa.
Falconara intervenne.
– Signora si calmi.
A noi risulta che Giovanni La Muarra, il suo zito-fidanzato, frequenta certi ambienti.
La parrucchiera mezza inferocita.
– Quali ambienti? Commissario c’è lo dico una seconda volta. Non facciamo cose strambe. La macchina incendiata del mio zito la deve pagare l’Assicurazione.
Falconara in piena recitazione commissariale.
– Signora noi abbiamo fondati sospetti…..
Al che la Ferro si alzò di colpo dalla sedia delle torture e con più vigore, con gli occhi mezzi strabuzzati (a quanto pare l’unità di misura è la “mezza”) e voce alterata si rivelò.
– Minkia! Ci batte a coppe.
Lo vuole capire che il mio zito non c’entra niente con l’incendio al “Sette Vite”?
Lo vuole capire che le vampe al pub è opera della mafia?
Ma lei non l’ascolta la televisione? La televisione dice sempre il vero. Non è che se l’inventa? Il Sindaco stesso che è stato intervistato dalla televisione lo ha detto pure lui.
E ha detto che lui, il Sindaco, non si fa impressionare dalla mafia e che lui è uno che combatte la mafia. Secondo lei e mi risponda per vero.
Che dice minkiate il Sindaco?
Falconara come se non avesse ascoltato nulla di quanto sbraitato dalla parrucchiera.
– Signora non è mio compito pensare a cosa dice il Sindaco.
Noi stiamo valutando tutte le ipotesi e ci stiamo attendendo ai fatti. I fatti ad oggi emersi sono l’incendio al pub “Le Sette Vite”, l’incendio alle vetture, compresa quella in uso al suo fidanzato e le ustioni che riportate dallo stesso. Altro, al momento, non emerge.
La Ferro, con il pensiero alle ultime parole del Commissario, adesso quasi implorante.
– Commissario il mio zito e fidanzato è lui vittima della mafia.
La mafia.
Quella che ha fatto l’attentato al pub.
Falconara con una freddezza che impressionò la parrucchiera.
– Signora, glielo chiedo ancora una volta. Se lei è conoscenza, diretta o indiretta, di qualche richiesta illecita da parte della mafia locale o da altro soggetto, a me lo deve dire.
In caso contrario devo chiederle di rimanere a disposizione.
La Ferro mezza inferocita e quasi tremante, gridando.
– Nenti sacciu. Niente so. E lassasse stare pure il mio zito. Lui non è della mafia.
Lui, mischino, è un povero picciotto che si fa le sfide a mangiare panini.
Lui è una vittima della mafia. Se lo scrivesse in testa.
Falconara non si fece impressionare più di tanto. Del resto aveva già compreso tutto. Chiamò La Manna e gli ordinò di accompagnare Franca Ferro a casa, volendogli evitare l’umiliazione della camera di sicurezza della Questura per un possibile favoreggiamento o per false dichiarazioni rese.
Aggiunse anche di vigilare discretamente sui movimenti della stessa. E raccomandò a La Manna di pedinare la Ferro se la stessa fosse uscita di casa per andare a trovare lo zito fatto a marito. E soprattutto di pedinarla….. senza farsi scoprire.
Lui. Falconara, doveva fare un’altra cosa.
L’odore di disinfettante aleggiava per tutto il corridoio bianco sul cui sfondo campeggiavano una Madonnina e una Croce Rossa. A Falconara venne in mente come la solita mediazione, una volta chiamata catto-comunista, continuava a dominare ovunque, coniugando in una struttura sanitaria pubblica, religione e laicità. Ma non era lì per queste riflessioni.
– Commissario buongiorno.
L’infermiera del reparto accolse Falconara alla porta. Si era fatto precedere da una telefonata dell’agente La Manna che aveva preannunciato la sua visita per fare alcune domande al primario.

– La prego mi segua. L’accompagno nella stanza del primario, il professore Fiamma.
Veramente di cognome fa anche Ardente. Sa, proviene da una famiglia di nobili. Il nonno ai primi del Novecento sposò una discendente del Duca Giovambattista Menelao Ardente. Il generale Ardente, fratello del Duca, è stato uno dei conquistatori dell’Abissinia, al tempo delle nostre colonie in Africa.
Falconara non diede alcun peso ai natali del primario. A lui interessava un’altra cosa, importante, per le indagini.
Finse di non avere sentito e si limitò a un formale.
– Grazie. Molto gentile.
Falconara, quando era in servizio, aveva un format per tutto.
Per ringraziare il “Molto gentile” era quasi un suffisso. Aveva una formula preconfezionata per ogni circostanza. “Molto lieto” nelle presentazioni. “Condolenze” ai funerali. “Costernato” nelle situazioni dolorose. Famoso tra i suoi conoscenti era il suo “Compiacimenti” per esprimere le consuete congratulazioni nei momenti di soddisfazione altrui.
La infermiera fece accomodare il Commissario e attese che il Professore Girolamo Fiamma-Ardente, primario del reparto “Grandi ustionati e Chirurgia Plastica-Ricostruttiva”, arrivasse.
In meno di due minuti il primario fece ingresso nella stanza.
– Commissario buongiorno.
– Professore buongiorno. La ringrazio della sua disponibilità.
– Dovere Dottore Falconara. Mi dica. In cosa posso esserle utile?
– Una sola domanda professore.
– Mi dica.
– Le ferite da ustione del suo paziente Giovanni La Muarra sono riferibili a quanto allo stesso accaduto?
– Commissario il paziente ha riportato lievi ustioni al capo e più serie ustioni agli arti superiori. L’incidente a cui ha fatto riferimento il paziente sembra non proprio coerente alle ferite di cui soffre. E’ come se il paziente avesse avuto in mano qualcosa, qualcosa simile a una torcia. Qualcosa diretta a far prendere fuoco a qualcosa. Un innesco, in senso tecnico.
Anche se non si può escludere che una caduta accidentale, come riferito dallo stesso, possa provocare le ferite per cui stiamo prestando le cure. Guardi se vuole……

– No, grazie professore. A noi questo è sufficiente.
– Come preferisce Commissario.
– In ogni caso, l’intera documentazione è a sua completa disposizione.
– La ringrazio ancora. Buona giornata.
– Buona giornata a lei Commissario.
Falconara, ormai, aveva incastrato tutte le tessere del puzzle.
Aveva compreso cosa era successo al “Sette Vite”.
Restava solo di tirare la rete in barca.
Ma prima dove a fare un’altra cosa.
To be continued…..
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