Le (nuove) inchieste del Commissario Filippo Falconara. A Calatorre

Lillo Ariosto
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Quarta puntata

Maria Stella, il monopattino, l’attentato (forse) mafioso e la TV “Libera e Bella” degli amici del nuovo Sindaco.

La “Genovese” e il cappuccino del Caffè Narbone lo avevano rimesso al mondo. Ancora inconsapevole di quanto lo attendeva si era (re)imbarcato sulla sua Golf bianca. Aveva diligentemente, come da codice della strada, sistemato il telefonino nel suo alloggiamento wi-fi. Accese la radio. Lo avvolse piacevolmente la calda voce di Diane Warvick sulle note di I say a little prayer dell’intramontabile Burt Bacarach. Tutto sembrava stare nel corso regolare delle cose. Un senso di serenità lo stava accompagnando in quel primo mattino quando ad un tratto squillò il telefonino.

– Buongiorno. Ricordi chi sono?

Con questo incipit ironico Maria Stella reclamava una legittima attenzione da parte del suo Commissario. Falconara non la aveva dimenticata affatto. La sua mente anzi era già andata al pensiero della notte prima, quando aveva immaginato Maria Stella dolcemente protetta dal pigiama di seta bianca regalatole e per cui vanitosamente ancora una volta si era compiaciuto. Continuando a navigare tra le deboli onde del traffico pigro e sonnolento delle mattinate “da ufficio” di Calatorre si sentiva comunque tranquillo e rinfrancato dalla voce di Maria Stella.

– Cara buongiorno anche a te. Lo so stamane non mi sono ancora fatto sentire ma quella fastidiosa vedova mia dirimpettaia mi ha scombussolato. Mi sono fermato al Caffè Narbone per fare colazione e adesso sono in macchina. Mi sto recando in Questura. Contavo di chiamarti appena arrivato in ufficio. Con tranquillità. Perdonami.

Pensava di avere trovato un porto sicuro in Maria Stella. Non era così. Maria Stella rivendicava una dignità femminile (o forse latentemente femminista) invero mai tradita dal povero Falconara. Fu così che si sentì dolcemente rimbrottare.

– Ma dai… cosa dici. Quella è una povera vedova. Meno male che le fa compagnia il suo gatto Beniamino. Ti immagini la tristezza e la depressione di quella vecchietta. E poi sono sicura che ti è grata per avergli fatto ritrovare il povero gattino.

Imprudentemente si lasciò scappare una risposta che si stava rivelando pericolosa quanto imboccare un’autostrada in controsenso.

– Povera vedova? Con quella siamo costantemente sintonizzati su frequenze diverse. Non so perché ma non riesco a farmi capire. Più cerco di essere gentile, più mi si mostra scortese. Chissà se era così anche con il marito. Un fatto è certo. Inconfutabile. Il poveretto ha preferito chiedere asilo all’altro mondo piuttosto che soffrire ogni giorno con quella donna……

Maria Stella, come se si fosse accorta dell’imperdonabile errore stradale, rimbrottò ironicamente il povero Falconara

– Siamo alle solite Commissario. Non è che adesso sei diventato maschilista? Ti dichiari moderno, attuale, coerente, ma se ti confronti con una anziana donna e per di più sola, povera vedova, ecco riapparire il siciliano….

E ridendo aggiunse.

– Con coppola e bretelle.

Falconara simulò, anche lui ridendo, la ricerca di un riparo nella scherzosa maretta verbale.

– Ma cosa dici? Io coppola e bretelle?  E poi….la vedova Lo Celso. Se la chiami anziana… vedi come ti risponde?

Quella stamattina, appena uscito dalla porta, mi ha quasi aggredito fisicamente perché ho proprio fatto riferimento alla sua età e al suo aspetto.

Maria Stella replico sempre sorridendo.

– Non è che sei stato poco attento… come tuo solito.  Avrai detto qualcosa di poco gradevole. Non è vero?

– Ma no cosa dici?

Falconara ancora alla ricerca di uno scoglio protettivo.

Maria Stella, con una finta punta di gelosia.

– Chissà? Magari ti sarebbe piaciuto aprire la porta di primo mattino e vederti apparire una appena maggiorenne bionda, con gli occhi azzurri, tutta curve e mini-tubino da capogiro. Ti sentiresti più tonico adesso…. . E così?

Falconara, come suo solito, non comprese la battuta di Maria Stella.

– Ma che ti salta in mente.  Quella vecchia pure stanotte mi ha tormentato.

Falconara stava per raccontare dell’incubo notturno quando venne interrotto da Maria Stella piuttosto meravigliata.

– Ma cosa sei andato a fare dalla vedova Lo Celso…. “pure di notte”? Adesso vai gironzolando nelle case delle vecchie signore anche a tarda ora…

Sempre sorridendo.

– Ma come devo fare con te. Va be… adesso ti devo lasciare…. E mi raccomando non importunare le vecchiette. Un uomo sano, siciliano tutto d’un pezzo, all’antica semmai si dovrebbe fare irretire da una giovincella bionda, con gli occhi azzurri e con gonna abbondantemente sopra il ginocchio.

Poi concluse con una stoccata decisiva che demolì il povero Commissario.

– Ma non è cosa tua. Ti controlli troppo. Sei troppo “cerebrale”.

Falconara accusò come un gancio mancino il “troppo cerebrale”. Fece un recap veloce, richiamando all’ordine tutti i suoi ormoni maschili. Quasi tutti risposero all’appello. Qualcuno forse si era perso negli anni, anche se la piena regolarità pareva assicurata. Continuò nella navigazione tra le doppie file del traffico mattutino.

Tra la vedova Lo Celso, la miss meteorologica in mini-tubino e la battuta scherzosa ma “ambigua” di Maria Stella si sentiva un pò confuso. Per un attimo gli sembrò che si fossero interrotte tutte le sue comunicazioni razionali, come in un fallout radioattivo provocato da un’esplosione atomica, in quei giorni minacciata in TV da un potente tizio capriccioso più dell’abile riporto biondo che nascondeva il proprio vuoto cerebrale. Pensò che era meglio (ri)accendere la radio e tentare di distrarsi.

Ma non era giornata. Il primo vagito radiofonico fu dato dalla voce stridula e fastidiosa dello speaker della radio locale, “calatorriamente” governativa (del momento), che allagò l’abitacolo con un annuncio sensazionale.

“Attentato mafioso a Calatorre. Un locale in pieno centro, le “Sette Vite”, è stato distrutto dalle fiamme. Si pensa a una risposta della malavita organizzata per il rifiuto del pagamento del pizzo da parte dei titolari del pub. Si registrano danni ad alcune autovetture sfortunatamente in sosta nelle vicinanze. Il Ministro ha dato ampie assicurazioni che gli inquirenti sono già al lavoro per identificare gli autori del delitto e assicurarli alla giustizia.”

Falconara ascoltò la notizia meravigliandosi delle “assicurazioni ministeriali” dal momento che nessuna telefonata dalla Questura gli era ancora arrivata. Non si fece quindi impressionare più di tanto. L’esperienza gli faceva pensare più a un annuncio forzatamente eclatante, e “ruffianescamente” governativo, che a un vero atto di matrice mafiosa. Dopo gli arresti degli ultimi tempi, la malavita organizzata in città era stata ridotta ad alcune piccole bande sporadicamente uscite dal controllo dei capi. Sapeva che avrebbe avuto qualche difficoltà nelle indagini. Ma era il suo lavoro.

Il suo pensiero stranamente andava ancora a Maria Stella e al riferimento alla biondina in minigonna. Si sentiva innocente “come un agnellino”. Per un attimo sospettò che Maria Stella, come quasi tutte le donne, avesse con le sue “antennine” di allerta conosciuto chissà come dei suoi mali pensieri notturni nei riguardi della ragazza in mini-tubino del meteo televisivo. Rivide nella sua mente la mancata miss e non poté fare a meno di ricordare che la ragazza era per davvero bionda, con gli occhi azzurri e…. anche in ultra mini-tubino.

Che Maria Stella avesse visto le stesse previsioni del tempo?

Di colpo ritornò alla realtà quando un tizio in monopattino, con felpa e cappuccio in testa, stava per investirlo spuntando improvvisamente da una traversa laterale e per di più in controsenso. Dovette frenare di colpo per non prenderlo in pieno, ricevendo le volgari imprecazioni del conducente della vettura che lo seguiva e che si era visto sul punto di tamponarlo. Falconara ingenuamente uscì la mano dal finestrino in segno di scusa, ricevendone in cambio un sonoro:  – Arrisbigliati cretino!

La giornata non si presentava bene. Ne ebbe ulteriore conferma al suo ingresso in Questura. Un giornalista suo amico sin dai tempi dell’università lo attendeva davanti al portone. Gli fece segno con un accendino. Sicuramente sapeva dell’incendio. I due si scambiarono uno sguardo. Entrambi, abbastanza navigati, non credevano alla pista mafiosa. In ogni caso un fascicolo stava attendendo Falconara da qualche parte sul suo tavolo.  

– Buongiorno Signor Commissario.

Buongiorno. Rispose Falconara.

L’agente alla porta uscì velocemente dal gabbiotto e rincorrendo il commissario verso il suo ufficio lo avvertì preoccupato.

– Dottore hanno telefonato dalla televisione di “Calatorre Libera e Bella”, quella di proprietà degli amici del nuovo Sindaco. Vogliono una sua intervista sull’attentato mafioso di questa notte.

Falconara si fermò all’istante e si rivolse al povero agente.

– E loro come sanno che si tratta di un attentato mafioso?

– No signor commissario, loro non è che lo sanno. Loro lo vogliono sapere da lei.

Falconara, in automatico, fece una domanda che impressionò il povero (ex) piantone ora “agente alla porta”.

– Stamattina hai fatto colazione?

L’agente senza riflettere rispose meccanicamente.

– No Signor Commissario. Il panino me lo preparano più tardi. Verso l’una.

– Allora, quando ti vai a prendere il panino nella bottega di fronte ricordami di chiamarli.

Il povero agente continuò sempre perso nella sua normale anormalità.

– Può essere però che all’una quelli della televisione sono a mangiare.

– Va bene non ti preoccupare. Li chiameremo dopo pranzo.

– Ha ragione dottore. Magari, può essere che anche loro si mangiano un panino.

– Si può essere…

Rispose in automatico Falconara.

– Come vuole lei signor Commissario. Sempre ai suoi ordini dottore.

Con questa risposta risolutiva venne messa una (poco dignitosa) parola “fine” al surreale dialogo degno dei migliori siparietti di Ciprì e Maresco, purtroppo già passati in archivio. Entrò nel suo ufficio.

Sul suo tavolo, carte, foto, verbali e uno strano elenco di numeri e cifre.

To be continued…..

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