“L’amore brucia” di Valeria Ancione nella presentazione di Antonella Ballacchino

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di Antonella Ballacchino

Incontrare Valeria Ancione è come entrare immediatamente nel mondo del suo ultimo romanzo, “L’amore brucia” e attraverso queste fiamme, sfiorarci i pensieri, disconoscendoci e poi riconoscendoci a vicenda.

Osservare la copertina che l’autore sceglie, è sempre una magia, un mistero, un momento sorprendente che apre la porta alle pagine, rappresenta il ponte per quel mondo che durante tutto il tempo della lettura rappresenterà il nostro mondo condiviso.

Due figure umane, ma senza volto, o meglio, due volti con uno spazio espressivo da immaginare, volti senza sguardo ma che trasmettono vicinanza, volti senza labbra che baciano senza fine e volti senza olfatto ma che trasudano profumi. Una costante nelle copertine di Valeria. I volti sulle copertine de “Il resto di Sara” e di “Adesso dormi” non esistono o sono di poco accennati. Sono visi di pelle uniforme, visi da “scartare” e ridisegnare attraverso la storia del romanzo.

Si percepisce l’inconsapevole, forse, intento di universalizzare queste pagine, come un atto di riconoscimento, di dialogo interiore del lettore, una sorta di autoritratto.

Il romanzo di Valeria è un ossimoro.

L’ AMORE contraddittorio, come Milo e Flora che sembrano escludersi a vicenda, ma che, uniti, creano un nuovo concetto o un’espressione dal significato inatteso e suggestivo, inaspettatamente vivido. I loro nomi che già nell’acrobazia delle lettere evocano un’ assonanza, la parola “filo”= legame.

Già dal titolo siamo posti davanti a una verità potente: l’amore non è soltanto ciò che illumina, ma anche ciò che consuma. Brucia perché scalda, accende, trasforma; ma brucia anche perché lascia segni e cicatrici deformanti, costringe a scegliere, mette a nudo le nostre fragilità.

La deformità cicatriziale dopo un’ustione. La cicatrice è testimonianza di un fuoco attraversato. La cicatrice rischia di alterare il movimento, è tessuto fibroso, che non lascia passare le vibrazioni.

Ogni segno sul corpo e sull’anima è il racconto di un amore che ha bruciato, che ha trasformato, che ha lasciato un’impronta indelebile. Ma, come una pelle che si rigenera, pur segnata, quell’amore ha dimostrato la sua forza vitale, la sua capacità di sopravvivere, di mutare, di esistere in una forma nuova, più struggente ma più potente al contempo.

Il romanzo racconta una storia d’amore complessa e profondamente umana ma attraversa anche tanto altro.

Parla di memoria, di disagio psichico, della morsa amara della depressione attraverso i momenti di Milo, della perdita dei ricordi attraverso la figura del padre e la fotografia come gancio alla realtà, l’ancora della memoria, il vedere oltre. La fotografia come ciò che RESTA. Credo che il concetto del restare sia catalizzato dal concetto stesso della fotografia.

Accanto alla vicenda sentimentale, dunque, emerge anche una riflessione più ampia sulla famiglia, sul riconoscimento della diluizione dei sentimenti passati come e su di essi troneggi l’Amore totale e totalizzante Contro lAmore non posso fare niente, sull’invecchiamento, sulla memoria, sul peso delle scelte e sul difficile equilibrio tra desiderio e responsabilità.

LA FRAGILITA’. Si percepisce l’intero romanzo come un funambolo, in equilibrio tra la caduta libera e il filo sotto i piedi. Si percepisce forte quel concetto “di bolla”, il desiderio di costruire un Amore altro, delicato, unico e da proteggere, appunto, dentro una bolla, fragile contenzione amorosa.

Per questo la proteggo dallovvietà. Voglio difendere Lei, questo amore e il per sempre: tre cose  che devono restare assieme, se ne tolgo una crolla il senso di tutto.

Al centro troviamo due persone che si amano intensamente, ma che desiderano cose diverse dalla vita. Da una parte c’è il bisogno di libertà, dall’altra il desiderio di costruzione, di stabilità, di un futuro condiviso e riconosciuto. È il confronto tra due modi diversi di intendere l’amore e, forse, tra due modi diversi di abitare il tempo.

Eppure quel tempo diviene esclusivamente un insieme di accadimenti che si impennano tra pagine di erotismo e fratture morbose, tra l’Amore che insiste nei loro corpi e la paura dell’ultima volta.

Quando l’autrice descrive l’Amore fisico trasuda tanto altro, trasuda l’intento di quel momento vissuto con la foga e la sete di appartenersi, come un’invaginazione che riporta il senso dell’amore quasi ad una forma ancestrale, embrionale, primitiva e pura.

La grande forza narrativa di Valeria Ancione sta nella capacità di raccontare non tanto gli eventi quanto i movimenti interiori dei personaggi. L’amore diventa uno spazio di domande: può bastare il sentimento? È possibile amare qualcuno e, allo stesso tempo, non riuscire a costruire una vita insieme? Quanto siamo disposti a rinunciare a noi stessi per restare accanto a chi amiamo?

Da alcune osservazioni stilistiche si nota un continuum anche strutturale della composizione. Una ripresa anadiplotica del titolo che tiene ancorato il significato, il flusso emotivo e rappresenta attraverso lo stile l’impossibilità di abbandonare questo amore. La frase di chiusura di un capitolo ritorna come titolo del capitolo successivo.

“L’amore brucia” è un romanzo che non offre risposte semplici. Invita piuttosto il lettore a sostare dentro le contraddizioni dell’amore, là dove convivono passione e paura, vicinanza e distanza, desiderio di restare e necessità di andare via.

È una storia che parla a tutti coloro che hanno amato, perso, atteso o semplicemente cercato di comprendere cosa significhi davvero “insistere”dentro un sentimento.

Questo libro non è una semplice narrazione, ma un’esplorazione quasi ancestrale del sentimento amoroso, un’indagine che ci riporta alla genesi stessa del nostro sentire, come in una “moviola esistenziale” che riavvolge il film della vita non per dimenticare, ma per comprendere, per sentirne l’eco più potente.

Immaginate di guardare una pellicola a ritroso.

Se una storia si fonda sulla fine, quella fine diventa la storia stessa. Ela vita

Del resto questa è una storia che nasce da un addio.

Un paradosso, una speranza, un modo di rinascere che emerge potente dalle pagine. E quando si parte dalla fine, dall’addio, la fine diventa un punto di partenza. Ecco perché non esiste fine in un Amore che vive dalla sua stessa fine, perchè inizia ogni volta più potente e testardo di prima. L’amore, come un’onda che si infrange e poi risale, non muore veramente. Trasformato, reinterpretato, vissuto nella sua assenza, può rinascere, più forte, più radicato.

Queste pagine ci parlano di un amore potente e viscerale, un amore che quasi non respira ma in quest’apnea vive di desiderio. Un amore che è lotta, respiro trattenuto, essenza pura che si consuma e si rinnova continuamente.

“L’Amore Brucia” è un invito a sentire, a bruciare, a vivere l’amore nella sua forma più autentica e coraggiosa, accettando le sue cicatrici, le sue perturbazioni, la sua capacità di farci perdere e poi ritrovare, infinitamente, noi stessi.

“L’Amore Brucia” ci invita a liberarci da etichette e giudizi. Non esiste l’Amore giusto o quello sbagliato. Esiste l’Amore. Esiste Amare l’altro con la sua storia abitata e disabitata. Perché in fondo, provare amore, Amare una Persona, incarna la più alta magnificazione di ciò che noi siamo. È nell’atto di amare che raggiungiamo il nostro apice esistenziale, che ci riveliamo nella nostra essenza più vera.

Qui emerge la dolorosa verità del nostro sentirci perduti, Perdere l’Amore dunque è perdere se stessi. Perché nell’altro abbiamo trovato uno specchio, una “rappresentazione” di noi stessi che ci definiva. Non perdiamo solo una persona, perdiamo una parte di noi, un riflesso fondamentale della nostra identità.

E così che invece “vivere addosso” rappresenta, NONOSTANTE TUTTO,  per Milo e Flora il posto più bello del mondo.

Antonella Ballacchino

Libreria Ubik – Caltanissetta 16.06.2026

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