Le (nuove) inchieste del Commissario Filippo Falconara. A Calatorre.

Lillo Ariosto
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Seconda Puntata

La vedova Lo Celso, Claude Lelouch e la “finta” coupé.

– Buongiorno signora Lo Celso. Come mai per le scale? Posso fare qualcosa per lei?

– E che deve fare ora? Ora me lo dice?

– Perché signora Lo Celso? Quando glielo dovevo dire?

– Come, quando glielo dovevo dire? Me lo doveva dire quando ne avevo addibisogno. Ora che me ne faccio della sua bella cortesia? Mi ci friggo i cavoli?

– Ma signora Lo Celso..

 – A quale signora Lo Celso e signora Lo Celso…. Lei apposto di arrivare adesso….  che chissà da dove si arricampa, doveva arritirarisi prima. Almeno un quarto d’ora fa. Allora sì! Allora sì, che mi avrebbe dovuto fare la domanda di cosa avevo addibisogno

– Perché signora Lo Celso?

– Perché, perché… Perché prima dovevo andare a buttare il sacchetto della munnizza. Almeno così me la avrebbe buttata lei quella sporta di munnizza puzzolente, con le lanne (lattine n.d.a.) vuote del mangiare del mio gatto Beniamino, al posto di farmi scendere a me. Ora!

– Ma signora, perché? Come avrei potuto saperlo?

– Che significa? Come lo avrebbe potuto sapere? Lei è… o non è la Polizia? La Polizia lo deve sapere quando una povera cristiana addibisogno. Va be, va be… lasciamo perdere.

Pertanto lei mi pare che è della Polizia per modo di dire. Lei è della Polizia all’ufficio. Seduto commodo, commodo… dietro alla scrivana. Con la carta, le penne, le matite. I calendari con le signorine. Lei è della Polizia – solo – per sucare inchiostro.

Io a lei mai l’ho visto sparare con il revorbaro a un delinquente e mai l’ho visto assicutare dentro la macchina – a sirene “spietate” – a qualche latro o qualche incuietatore (stolker n.d.a.) di femmine. Lei mi pare che sa fare il poliziotto a’casa. E forse manco questo!

Tale dialogo serrato, all’improvviso, venne interrotto da un grande botto forse proveniente da una marmitta di una motocicletta che, di notte, stava filando chissà dove, lungo il corso principale di Calatorre, all’altezza della palazzina di Falconara. Anzi, proprio sotto il balcone della camera da letto del Commissario.

Affogato in un bagno di sudore, quasi alle due del mattino, Falconara balzò a metà letto, liberando il suo mezzobusto dal lenzuolo con cui si era attorcigliato durante l’incubo che lo aveva visto, sino a un momento prima, protagonista del colloquio (nel sogno) con la “vivace” vedova dirimpettaia di pianerottolo. Non sapeva se essere contento dall’essersi svegliato emancipandosi dal brutto delirio o se essere rammaricato per non avere sparato in un impeto dimostrativo, “da vero poliziotto”, alla vedova nel tormento notturno appena terminato.

Prese fiato. Si guardò intorno. Lentamente parse riprendersi. Si sentì rassicurato dalla tenue luce dei lampioni, da poco seminati dalla nuova amministrazione sul corso di Calatorre, che si infilava tra le pieghe delle persiane della finestra della sua camera. Abbandonò per le scale notturne la vedova Lo Celso e pigiò il tasto di accensione del televisore posizionato sul trumeau di fronte al letto.

Le note della melodia di Francis Lai sulla scena finale del film di Claude Lelouch,“Un uomo, una donna”, lo pacificarono riattizzando il (seminascosto) sentimento di amore romantico che teneva perennemente in valigia. La sua mente andò a Maria Stella. La immaginò, con i capelli biondi appena scompigliati, ancora assopita, avvolta nel pigiama di seta chiara, regalatole qualche giorno prima, scelto per la sua morbidezza così da evitarle sfregamenti e fastidi durante la notte.

“Che uomo!” – Pensò, compiacendosi vanitosamente, con sé stesso.

Negli stessi minuti, i fari di una coupé dal marchio indecifrato incrociavano lungo il viale alberato che correva parallelo alla linea ferrata che portava ai centri marinari della costa sud del territorio di Calatorre. Le note di un antipatico reggaeton lanciato “a palla” invadevano i due marciapiedi che delimitavano l’asfalto, lungo i quali sostavano ridottissime minigonne, succinti wonderbra “full effect”, smisurati tacchi, purtroppo imbottiti di giovani e non più younger corpi di ragazze costrette a vendere la propria merce in un mercato che – disgraziatamente – non pareva conoscere crisi.  Se non per qualche momentaneo inconveniente.

– Non se ne può più. Questo scanazzato con sta macchina “a imitazione di Ferrara” non ci vuole fare lavorare. Stasera di nuovo qua è.

Se ne approfitta. Fa lo sbruffone. E’ che non ci sono più neanche i protettori di una volta…. Se era ai tempi di mia madre, negli anni ‘70, a quest’ora una “carramata” di legnate… gli avrebbe fatto passare il piacere.

Ad esprimersi così era una “mondana” costretta dalla sorte (questa sì… vera buttana) a doversi accompagnare con uomini soli, e non, per una manciata di banconote. I capelli rossi ben pettinati, curati da qualche couffeur casalinga, uniti a un certo portamento che mal mimetizzava il vero scopo delle passeggiate sul vialone alberato, la rendevano ancor più appariscente.

In effetti la giostra di utilitarie condotte da impiegati mezzi calvi, con calzoni e bretelle e di quasi supercar con ultrasessantenni in ascot e blazer blu, come le pilloline che tenevano nel taschino, appena la finta coupé del finto-teppista si affacciava sul vialone si interrompeva di botto, rendendo vana la serata lavorativa delle poverette.

– Il lavoro è lavoro! Basta!

– Ci sta rovinando sto disgraziato!

– Non se ne può più.

– Ci vorrebbe un sindacato tutto nostro!

– E la Polizia, come al solito, non fa niente!

Queste lamentele si sentivano allo scorrazzare della finta coupé. Una collega più “popular” della rossa ben pettinata che era stata la prima a lamentarsi, rincarò la dose.

– Questo miserabile non avrà manco venti euro in tasca per un incontro. Viene solo a guardare. Non si ferma. Non consuma. Con tutto sto casino che fa con sta machina finta e sta musica spacca-timpani non fa avvicinare manco un cliente.

Ma ora basta! Mi sono rotta le scatole. Mi sono stancata. A questo lo devo fare “scannaliare” (fargli ricevere una lezione n.d.a.). Se ne deve pentire amaramente.

Falconara, ancora nel suo letto di casa, non poteva sapere cosa sarebbe accaduto.

To be continued….

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