L’acqua gelida scorre lenta su sassi levigati, rocce di pietra lavica disegnano un canyon sotto il cielo stellato. Su una sponda del fiume Alcantara, una turista si smarrisce. Dall’altra il pubblico. Silenzio attorno, solo il rumore del fiume. È lo scenario di “Inferno di Dante”, opera diretta da Giovanni Anfuso, che ogni anno trasforma le Gole, tra le province di Catania e Messina, in un girone dell’oltretomba.
La prima cantica della Commedia sembra scritta per questo scenario naturale, dove gli spettatori viaggiano insieme a Dante e a Virgilio. Mentre due turisti esplorano il luogo, solo una entra entrare in sintonia con i versi del sommo poeta.
«Ho pensato che la Divina Commedia fosse una favola per iniziati. Non a tutti è dato entrare nell’intimità di queste parole: in realtà, Dante è molto più grande e interessante di ciò che ricordiamo del liceo, capace di costringerci a uno scavo profondo nelle emozioni, nel ricordo e nella proiezione verso il futuro», dice Giovanni Anfuso.
Gli spettatori attendono l’inizio dello spettacolo guardando le stelle. La scenografia è ridotta al minimo come segno di rispetto per il luogo, come spiega il regista:
«Abbiamo usato il posto per come il Padre Eterno ce l’ha consegnato… abbiamo rispettato ciò che ci è stato dato, anzi abbiamo cercato di usarlo e di valorizzarlo con le luci, con le musiche, con i fuochi, ma mai sovrapponendoci alla bellezza del luogo».
Un coro di dannati accompagna con le danze i personaggi scelti da Anfuso, una selezione antologica che non tradisce lo spirito del poeta, precisa il regista, tra quelli che rimangono impressi nella memoria collettiva. Aumenta il ritmo da un girone all’altro, luci rosse e urla dilanianti. Un gioco di suoni e luci stimola l’immaginazione del pubblico, facendo intravedere anche i personaggi non presenti sulla scena.
In scena dal 2018 tra i mesi di luglio e settembre, lo spettacolo è capace di attrarre un pubblico sia italiano che internazionale, facendo sold-out ogni sera per i due turni previsti. l testo originale viene preservato senza modernizzazioni:
«Qualunque traduzione o ammodernamento sarebbe un tradimento e una diminutio della ricchezza della lingua dantesca; ciò che ci ha guidato è invece un filo rosso nella memoria comune, per fare uno spettacolo autenticamente colto e popolare allo stesso tempo».
Un poema che si fa teatro, riscattando il valore del classico. Già autore dell’Odissea alle Gole, Anfuso rimette in scena il suo Inferno proprio mentre il capolavoro omerico torna al centro dell’attenzione con il film di Christopher Nolan. Una scelta che non teme il confronto e rilancia il valore sociale del teatro:
«In un’epoca in cui la società ci spinge alla solitudine e all’isolamento, rendendoci più manipolabili e lontani dal confronto, il teatro rimane l’ultimo rito collettivo laico in cui la comunità si riconosce, portando con sé valori irrinunciabili come la pacificazione e la verità», sostiene il regista.
Per un’ora e venti il pubblico partecipa e segue Dante, Virgilio e Beatrice, osservando dall’altra sponda la proiezione di ciò che potrebbe esserci dopo la vita, nell’attesa di «uscire a riveder le stelle».



