Italia Nostra: Dopo il furto al Museo di Messina ripensare la tutela dei musei siciliani tra educazione al patrimonio e sicurezza

redazione
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Le opere di Antonello da Messina, Polittico di San Gregorio (c) e la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà. Clamoroso furto d'arte nella serata del 15 agosto al MuMe, Museo Regionale Interdisciplinare di Messina. Ladri sono riusciti a introdursi all'interno delle sale espositive eludendo i sistemi di allarme e le protezioni di sicurezza, riuscendo a sottrarre dei capolavori attribuiti al maestro Antonello da Messina. ANSA/Museo Mume Messina USARE SOLO PER ILLUSTRARE OGGI LA NOTIZIA INDICATA NEL TITOLO - NON ARCHIVIARE – FOTO NON IN VENDITA - DA USARE SOLO PER FINI GIORNALISTICI - NPK+++

da Italia Nostra Sicilia riceviamo e pubblichiamo:

La tutela del patrimonio culturale dovrebbe essere una priorità costante dell’azione politica e non un tema da richiamare soltanto in occasione di fatti di cronaca come il furto avvenuto al Museo Regionale “Accascina” di Messina. La tutela del patrimonio è una questione culturale: senza cittadini capaci di “leggere”, riconoscere e amare le opere d’arte, anche i sistemi di sicurezza più sofisticati restano un argine parziale.

Eppure, nella scuola italiana, l’educazione al patrimonio e, in particolare, l’insegnamento della Storia dell’arte occupano da tempo un ruolo ancillare rispetto ad altre discipline. Si tratta, invece, di una materia che dovrebbe essere presente in tutti gli ordini e gradi di scuola con un peso formativo paragonabile a quello riconosciuto allo studio della lingua e della letteratura italiana, perché parimenti attraverso la conoscenza dell’arte entriamo in relazione con l’essenza profonda della nostra umanità.

Non è un tema nuovo: già nel 1967, all’interno della Commissione Franceschini che per prima definì in Italia la nozione di ‘bene culturale’, fu lo storico dell’arte Carlo Ludovico Ragghianti a coordinare l’indagine sulla formazione degli specialisti e degli insegnanti di Storia dell’arte, insistendo sulla necessità di rafforzare questo presidio educativo come parte integrante e non accessoria della tutela del patrimonio. Un’indicazione che, quasi sessant’anni dopo, resta in larga parte disattesa nella scuola italiana.

A questa distorsione se ne affianca un’altra: la riduzione del patrimonio culturale a mera risorsa turistica ed economica, secondo quella logica del ‘petrolio d’Italia’ che da decenni orienta molte politiche pseudoculturali. In questa visione, musei e centri storici rischiano di essere pensati soprattutto come attrattori di flussi turistici, piuttosto che come luoghi di conoscenza, memoria e cittadinanza. È una prospettiva che può condizionare anche le politiche di tutela e sicurezza. Un’opera percepita soltanto come attrazione turistica o commerciale rischia di non ricevere la considerazione che merita come bene culturale, la cui perdita costituisce una ferita alla memoria individuale e collettiva. Anche per questo la sicurezza dei musei non può essere disgiunta da una visione più ampia, capace di restituire al patrimonio il suo valore civile e culturale, prima ancora che turistico.

Il furto messo a segno nella notte di Ferragosto al Museo Regionale Interdisciplinare “Accascina” di Messina, con la sottrazione di quattro opere di Antonello da Messina (tre delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio e una tavoletta opistografa raffigurante sul recto la Madonna col Bambino e frate francescano e sul verso l’Ecce Homo) va letto anche come un segnale della vulnerabilità del patrimonio di fronte alle logiche di sfruttamento e alle criticità del sistema di tutela.

Un aspetto merita di essere sottolineato con particolare apprezzamento: a dare l’allarme non è stato il sistema di sicurezza del museo, bensì alcuni cittadini che si sono accorti della presenza di due tavole del polittico di Antonello abbandonate lungo la recinzione esterna della struttura e, con senso civico, hanno immediatamente avvertito le forze dell’ordine. Un comportamento che testimonia come la consapevolezza diffusa del valore del patrimonio culturale possa rivelarsi determinante; l’educazione al patrimonio come presidio di tutela.

Premesso che nessuno può risarcire l’umanità per la perdita di un’opera d’arte, poiché si tratta di una sottrazione culturale e spirituale essenziale per la crescita della sensibilità dell’essere umano e quindi irreparabile e mai quantificabile in denaro, si ritiene che sia prioritario rendere più solido, trasparente e verificabile lo stato di sicurezza di tutti i musei dell’Isola, colmando il divario con il resto del Paese. Fin dal 2001 il Ministero della Cultura ha individuato nell’analisi del rischio l’approccio di riferimento per la sicurezza museale a cui segue nel 2026 la creazione dell’Istituto centrale per la gestione dei rischi del patrimonio culturale (ICRI). Inoltre, le indicazioni presenti nel nuovo Codice Etico ICOM per i Musei, approvato il 25 giugno 2026 a Parigi, definiscono gli standard di sicurezza, conservazione e gestione del rischio che ogni istituzione museale e il suo staff devono garantire per tutelare il patrimonio culturale affidato.

Appare quindi quanto mai urgente attivare una ricognizione tempestiva sullo stato della sicurezza dei musei siciliani, verificando impianti, sistemi di allarme e videosorveglianza, vigilanza, modalità di custodia delle opere e procedure di emergenza, con particolare attenzione agli istituti più esposti o dotati di minori risorse. Occorre inoltre rafforzare la presenza di operatori della vigilanza adeguatamente formati e con competenze specifiche nel settore dei beni culturali, affiancando ai sistemi di sicurezza tradizionali strumenti tecnologici più avanzati, compresi sistemi di tracciamento elettronico per le opere di particolare rilevanza o vulnerabilità.

Nell’intervista rilasciata oggi a la Repubblica, l’assessore regionale ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha dichiarato di non escludere il ricorso alla vigilanza armata nei musei siciliani. Italia Nostra non ritiene che le guardie armate rappresentino la soluzione più efficace: la loro presenza non garantisce di per sé un innalzamento reale del livello di protezione e rischia di configurarsi come una del furto, più che come l’esito di una strategia strutturale e duratura.

La priorità dovrebbe essere piuttosto un salto di qualità tecnologico e organizzativo: sistemi di videosorveglianza intelligenti, sensori antintrusione, controllo degli accessi, collegamenti diretti con le forze dell’ordine, monitoraggio da remoto e sistemi di sicurezza integrati, affiancati – come già indicato – da personale qualificato e adeguatamente formato. Il furto delle opere di Antonello dimostra che occorre verificare l’effettiva tenuta dei sistemi di sicurezza di ogni singolo museo e intervenire miratamente sulle criticità riscontrate. Se le risorse ci sono, come lo stesso assessore afferma, perché sino ad ora non sono state investite secondo un progetto coerente e organico per la tutela? Questa attenzione, inoltre, non può limitarsi ai musei, ma va estesa a una tutela diffusa su tutto il territorio, considerando anche il patrimonio storico-artistico delle chiese e degli edifici religiosi nelle città, nei paesi e nei piccoli borghi dell’entroterra, spesso privi di qualunque presidio di sicurezza. Vale la pena precisare, infatti, che anche sul patrimonio ecclesiastico la Regione ha competenza di tutela, se non altro impartendo linee guida e verificando con il proprio personale che siano osservate le norme di sicurezza.

Investire nella sicurezza e nell’educazione al patrimonio sono, in fondo, due aspetti della stessa responsabilità collettiva. È questo il senso dell’articolo 9 della Costituzione, che pone tra i principi fondamentali della Repubblica la promozione dello sviluppo della cultura e la tutela del patrimonio storico e artistico: una responsabilità che lega indissolubilmente la conoscenza del patrimonio alla crescita morale e civile del Paese.

Italia Nostra rinnova dunque il proprio appello alle istituzioni, regionali e nazionali, affinché la tutela del patrimonio culturale diventi una priorità stabile dell’agenda politica, sostenuta da risorse adeguate e continuative e da personale qualificato, e non soltanto un tema da affrontare all’indomani di un furto o di un danno.

La sicurezza dei musei, la professionalità di chi vi opera e l’educazione delle nuove generazioni alla conoscenza del patrimonio devono essere considerate parti di un’unica politica di tutela.

Solo un impegno concreto e continuativo in questa direzione può restituire piena consapevolezza del fatto che il patrimonio culturale non è una merce né un semplice attrattore turistico: appartiene a ciascuno di noi ed è parte essenziale della nostra crescita umana e civile.

Annalisa Raffa                                                 Nella Tranchina     

presidente Italia Nostra Messina                            presidente Italia Nostra Sicilia

vice presidente Italia Nostra Sicilia

Germana Giallombardo

vice presidente e referente Educazione al Patrimonio Culturale Italia Nostra Messina

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