L’Ulisse-Odisseo di Christopher Nolan, antesignano Oppenheimer

Lillo Ariosto
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Questo fine settimana abbiamo avuto modo di vedere, nella comoda sala blu del multisala di città, l’Odissea di Christopher Nolan. Nonostante i controversi commenti che abbiamo letto, alla fine della proiezione ci sono rimaste sensazioni positive, soprattutto per quello che di nuovo offre questa rappresentazione cinematografica in Imax 70 mm. Al di là delle nuove tecniche di ripresa e di ricostruzione computerizzata delle scene riguardanti le imprese di Ulisse-Odisseo (per noi spettacolare l’invenzione della figura imponente di Agamennone), ci è sembrato che l’opera di ridefinizione del mito classico da proporre alle nuove generazioni sia abbastanza riuscita.

L’intera trama si pone come un intimo viaggio psicologico sul trauma della guerra e sulle sue conseguenze irrimediabili sulla psiche umana. Nel racconto cinematografico di Nolan abbiamo visto un Ulisse-Odisseo tormentato e umano, spogliato interamente dall’alone dell’eroe omerico. Privato dalla sua aura di imbattibile vanagloria per restituircelo come un reduce segnato dal dolore della guerra. Il film smarrisce, anzi fa smarrire a Ulisse-Odisseo, il concetto del tempo. Fa perdere e confondere l’eroe. Per reindirizzarsi alla (nuova) realtà necessita dell’aiuto di una Calypso altra e diversa rispetto alla rappresentazione che ci è giunta sui banchi liceali.

Ma quello che più ci ha colpito è stata la tensione drammatica con cui il – non più – Eroe comprende che nell’espugnare Troia, con l’inganno della sua “Invenzione-Dono”, ha raggiunto il punto disperato e disperante che ha messo fine all’onore epico della guerra. Inventando il Cavallo di Troia Ulisse-Odisseo ha creato l’arma definitiva. L’Arma “Totale”. Ulisse-Odisseo ci è apparso come un antesignano Oppenheimer, creatore di un’arma ingannevole e assoluta che distrugge le regole della civiltà, segnando un punto di non ritorno morale e storico. Il Cavallo di Troia come la Bomba Atomica. Una invenzione bellica tale da ridefinire il concetto stesso di guerra sin lì conosciuto.

Il Cavallo di Troia trasforma la fiducia e l’inganno in uno strumento di distruzione totale che viola i codici d’onore, anche in guerra, voluti dagli Dei. Come la Bomba Atomica, il Cavallo di Troia cancella la distinzione tra combattenti e civili, inaugurando l’era della distruzione di massa indiscriminata e fuori da ogni controllo, anche divino. Ulisse come Oppenheimer. Entrambi sono menti straordinarie consumate dal peso della propria genialità. Creano un manufatto risolutivo per vincere il conflitto immediato ma destinato a condannarli a un fardello psicologico ed etico eterno.

Come il ventre del cavallo dischiude le porte alla fine di Troia nel silenzio della notte, allo stesso modo – nel segreto più oscuro e potente – il Progetto Manhattan ha scoperchiato un vaso di Pandora scientifico da cui la Terra non può più difendersi. Ulisse-Odisseo, come Oppenheimer, realizza di avere violato ogni regola della responsabilità etica. Come il padre del “Progetto Manhattan” ha superato la potenza distruttiva intrinseca dell’ordigno, rivelando il vero super potere della “Arma Definitiva” che consiste nella sua capacità di azzerare completamente le difese nemiche e porre fine a ogni remora che l’animo umano sin lì aveva mantenuto anche in guerra. Le armi convenzionali, come le spade, le lance, gli assedi hanno fallito. Il Cavallo di Ulisse-Odisseo spezza l’equilibrio e porta alla vittoria immediata. Il Cavallo come la Bomba annulla ogni reale rapporto di forza tra eserciti, annulla ogni tattica e ogni strategia, introducendo la guerra psicologica e asimmetrica, superando ogni logica dello scontro frontale.

L’uso del Cavallo inventato da Ulisse-Odisseo si rivela a lui il più drammatico. Comprende di avere dato vita a uno strumento per l’annientamento assoluto della civiltà. Ulisse-Odisseo non ha raggiunto la sconfitta militare nemica ma ha realizzato la cancellazione totale di Troia. La città viene bruciata, gli uomini uccisi e le donne rese schiave.

L’equivalente antico dell’azzeramento nucleare.

Ulisse-Odisseo si rende conto di quanto ha fatto. Di quale rivoluzione ha apportato il suo genio. Ha compreso di avere inventato una cosa più grande di lui e soprattutto da nessuno controllabile. Ma la comprensione non avviene ex post. A differenza di un Ettore Majorana, che secondo la celebre tesi di Leonardo Sciascia decide di scomparire per non consegnare al mondo un’arma incontrollabile, Ulisse-Odisseo sceglie di usare il Cavallo, realizzando e affrontando – solo dopo – il peso devastante della sua stessa invenzione. Sia Ulisse-Odisseo che Majorana possiedono un’intelligenza che permette loro di vedere soluzioni invisibili agli altri. Entrambi capiscono che la loro idea cambierà le regole del gioco per sempre. Ulisse-Odisseo viola le leggi divine dell’ospitalità e dell’onore militare con un inganno sacrilego. Majorana intuisce che la fisica nucleare sta per violare i segreti più intimi e pericolosi della materia. Ulisse subisce una punizione divina immediata, con la condanna ai dieci anni di odissea e la perdita di tutti i compagni, soffrendo l’eterno tormento interiore di chi ha scatenato forze più grandi di lui. A differenza di Majorana, che svanisce nel nulla, il vagare di Ulisse-Odisseo non è una scelta volontaria di sparire ma una punizione divina inflitta dagli Dei per la superbia e i sacrilegi commessi durante la caduta di Troia.

Ulisse-Odisseo ha ideato l’Arma che ha portato all’annientamento totale di una civiltà. Il suo lungo viaggio in mare è l’impossibilità di tornare alla normalità – nella sua Itaca – dopo aver commesso un orrore incommensurabile. Nei suoi dieci anni di viaggio si imbatte continuamente in tentazioni di sparire e dimenticare. L’isola dei Lotofagi, l’Isola di Circe e la prigionia dorata da Calipso, che gli offre l’immortalità in cambio della sua scomparsa dal mondo degli umani. A differenza di Majorana che pare scomparire per sempre per non far parte del futuro atomico, l’ossessione finale di Ulisse-Odisseo resta sempre il ritorno a casa. Il suo vagare non è un esilio definitivo cercato per espiazione ma un labirinto da cui cerca disperatamente di uscire per ritrovare l’uomo che era prima di inventare il Cavallo. L’Ulisse-Odisseo di Nolan vive una profonda crisi di coscienza che anticipa quella dell’intera Umanità dopo il “Progetto Manhattan”.

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