Piscina, Autostazione dei bus, Caserma Franco etc etc: “Siamo nelle mani di nessuno”

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Prima la vicenda della nuova stazione dei pullman in via Napoleone Colajanni, riconvertita in parcheggio per auto e sede del mercatino perché era emersa la incompatibilità dell’area al traffico pesante per i dislivelli da superare e la presenza di una strada fortemente urbanizzata. Perdendo una parte molto consistente del finanziamento PNRR per il cambio di destinazione dell’opera.

Ora la vicenda della Piscina comunale, che doveva aprire il 30 aprile (2026), presentata il 2 maggio “quasi pronta” e che oggi si scopre necessita di importanti lavori sulle tubazioni sotterranee, che la ditta RTI Caltanissetta Sportiva dice di stare sostenendo a sue spese mentre l’Amministrazione Comunale tuona con un comunicato di replica, minacciando di portare la questione “nelle sedi competenti”.

Intanto, il Consiglio comunale aveva autorizzato tra Comune e ditta appaltatrice una transazione di 700.000 euro, di cui 400.000 sono già stati versati e nulla si può prevedere di certo sull’apertura della piscina.

Al di là della propaganda dell’Amministrazione e della difesa degli interessi privati della ditta appaltatrice, è legittimo chiedersi quale sia la capacità dell’Ente pubblico responsabile delle opere realizzate nel territorio cittadino, il Comune, di progettare, controllare, impostare correttamente e con precisione i bandi di gara, dirigere i lavori pubblici, analizzarne tutte le premesse strutturali e lo stato di partenza, verificarne in corso d’opera la regolarità e l’efficienza, in una parola, spendere bene i soldi pubblici realizzando opere utili, funzionanti ed eseguite a regola d’arte.

Non ci possono essere giustificazioni per un disastro amministrativo e progettuale di questa portata, di cui questi due ultimi episodi sono soltanto i più recenti. Ricordiamo, per esempio, la vicenda della Caserma Capitano Franco.

 Di questo passo la pioggia di milioni di euro che il PNRR aveva destinato al territorio di Caltanissetta rischia seriamente di non produrre nessun effetto positivo, se non l’ennesima frustrazione di una città che si convince sempre più di essere “nelle mani di nessuno” come si esprime il linguaggio del nostro popolo, come una nave alla deriva nell’oceano, senza equipaggio e senza capitano.

Ridefinire, con urgenza, la struttura, le funzioni, i ruoli e l’inevitabile potenziamento dell’Ufficio Tecnico Comunale deve essere il primo step di una revisione profonda della macchina amministrativa cittadina. Lo si faccia con integrazioni esterne, con il coinvolgimento degli Ordini professionali, ma lo si faccia immediatamente e si cominci a costruire un parco progetti che permetta di programmare senza l’improvvisazione dell’ultimo momento le opere pubbliche necessarie.

Il trend storico degli Enti locali siciliani in particolare, è stato in questi decenni: “c’è un finanziamento (o qualcuno lo porta), approntiamo un progetto di massima per non perderlo, bandiamo la gara d’appalto e poi si vede”. I risultati di questa organizzazione del lavoro sono sotto gli occhi di tutti in maniera inequivocabile e ormai ingiustificabile. In qualsiasi azienda privata risultati di questo tipo non avrebbero consentito la permanenza dei responsabili, tecnici e politici, nei loro posti.

La città ha bisogno di costruire il proprio sistema urbano e le sue infrastrutture con serietà, spendendo bene i soldi pubblici, valorizzando le competenze professionali che non mancano e coinvolgendo i fruitori già nella fase di progettazione delle opere. Occorre superare la logica autoreferenziale delle burocrazie che navigano in solitaria e sperimentare l’integrazione tra i vari comparti della Pubblica Amministrazione superando le incrostazioni, gli “orti chiusi” e i poteri autoreferenziali.

È una questione di primaria importanza per l’economia del nostro territorio, per il suo sviluppo, per la qualità della vita di tutti i suoi cittadini. Sono stati annunciati dal Governo regionale 150 milioni di euro attraverso i FUA che interesseranno tutta la provincia e in gran parte il territorio del capoluogo. Con questa organizzazione che fine faranno?

Amministrare le istituzioni locali non è un cocktail party in cui sfoggiare sorrisi, ma è un lavoro durissimo, faticoso, che richiede studio, approfondimento, rigore e creatività da parte di tutti i soggetti coinvolti. L’impressione che abbiamo è che non ci sia in questo senso l’impegno adeguato, a 360°, la consapevolezza della responsabilità, storica prima ancora che legale o giudiziaria.

Si può sempre invertire la rotta e cominciare un percorso nuovo. Non ci sono alternative

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