Una pista per tutti: il certificato non diventi una barriera. Al “Marco Tomaselli” sicurezza sì, ma senza escludere chi ha bisogno dimuoversi

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di Aldo Davide Pilato

I cittadini che si recano allo stadio comunale “Marco Tomaselli” per camminare, correre o svolgere attività fisica non agonistica si sono visti chiedere la compilazione di un modulo e, soprattutto, un «certificato medico per attività sportiva agonistica o non agonistica».
È proprio questo il punto che merita una riflessione. La richiesta trova fondamento nel regolamento comunale, ma rischia di trasformare una misura pensata per garantire la sicurezza in un ostacolo all’accesso a una struttura pubblica destinata allo sport, alla salute e alla socialità.
Chi utilizza la pista non è necessariamente un atleta agonista, non partecipa a gare e non pratica uno sport organizzato. Può essere una persona che desidera semplicemente camminare o correre in un luogo sicuro, lontano dal traffico cittadino. Può essere un cittadino che vuole mantenersi in forma, iniziare gradualmente un’attività fisica o trascorrere del tempo insieme agli altri.
Il problema è ancora più evidente per chi soffre di diabete, ipertensione, obesità, problemi articolari o altre patologie croniche. In molti casi il medico raccomanda proprio di svolgere attività fisica controllata per migliorare le condizioni di salute. Eppure una persona affetta da una patologia può non essere ritenuta idonea a una gara o a un’attività sportiva intensa, pur potendo svolgere, secondo indicazione medica, una camminata o un programma motorio adeguato alla propria condizione.

Il certificato per attività sportiva agonistica o non agonistica non coincide necessariamente con l’indicazione del medico a camminare o a praticare attività fisica adattata. La stessa Cassazione ha sottolineato che la valutazione dell’idoneità considerare concretamente le condizioni della persona e l’attività praticata, senza fermarsi a classificazioni astratte.
Cassazione civile, Sez. III, sentenza n. 3353 del 2010.
C’è poi un dato normativo che non può essere ignorato. L’art. 42-bis del decreto-legge n. 69/2013 ha soppresso l’obbligo di certificazione per l’attività ludico-motoria e amatoriale. La norma indica espressamente la finalità della scelta: salvaguardare la salute dei cittadini promuovendo la pratica sportiva e non gravare i cittadini e il Servizio sanitario nazionale di ulteriori onerosi accertamenti e certificazioni. La stessa disposizione mantiene, invece, la disciplina dei certificati per l’attività sportiva non agonistica. Art. 42- bis del d.l. n. 69/2013.

Questa disposizione non elimina le regole di sicurezza e non significa che l’impianto debba essere utilizzato senza controlli. Il Comune deve garantire la manutenzione della pista, stabilire orari e modalità di accesso, far rispettare le regole di comportamento e adottare le cautele necessarie. Ma sicurezza e inclusione non sono obiettivi contrapposti.
La normativa nazionale riconosce inoltre il valore dello sport come strumento di salute, inclusione e socialità. Il d.lgs. n. 36/2021 promuove l’attività motoria e l’attività fisica adattata sia per le persone sane sia per quelle affette da patologie e indica tra gli obiettivi la pratica sportiva in un ambiente sicuro e sano. Art. 2 del d.lgs. n. 36/2021 Art. 3 del d.lgs. n. 36/2021.

Per questo appare ragionevole chiedere al Comune di distinguere tra situazioni diverse: la partecipazione a gare, l’attività sportiva organizzata, l’esercizio fisico adattato e la semplice attività ludico-motoria individuale. Il regolamento comunale dovrebbe essere verificato e, se necessario, rivisto nella sua applicazione agli accessi individuali, amatoriali e non organizzati. Non è infatti ragionevole applicare automaticamente lo stesso certificato a tutti, senza considerare l’attività effettivamente svolta e le condizioni concrete dell’utente.

La proposta è semplice: per chi pratica attività agonistica o sportiva organizzata può essere richiesto il certificato previsto dalla normativa di settore; per chi utilizza individualmente la pista per camminare o svolgere attività amatoriale si potrebbe prevedere una procedura semplice, fondata sull’identificazione dell’utente, sulla presa visione delle regole e sulle necessarie indicazioni di sicurezza. Per le persone con patologie o disabilità dovrebbe essere valutata un’indicazione medica riferita all’attività concretamente praticabile, senza imporre una generica idoneità a uno sport diverso da quello che intendono svolgere.

La Corte costituzionale ha ricordato che l’uso degli impianti sportivi degli enti locali deve essere aperto, in via generale, a tutti i cittadini e garantito secondo criteri oggettivi. Questo principio non esclude la possibilità di stabilire regole di sicurezza, ma richiede che le condizioni di accesso siano trasparenti, ragionevoli e coerenti con la finalità dell’impianto. (Corte costituzionale, sentenza n. 424 del 2004).

L’accesso alla pista deve quindi essere realmente fruibile da tutti: dalle persone con patologie o disabilità, ma anche da quanti non hanno particolari problemi di salute e desiderano svolgere attività fisica in un ambiente protetto, lontano dal traffico e favorevole all’incontro con gli altri.
La pista del “Marco Tomaselli” può essere molto più di uno spazio per l’agonismo. Può diventare un luogo di prevenzione, benessere, autonomia e socialità. Per questo il Comune dovrebbe rivedere l’art. 8-bis del regolamento e adottare modalità di accesso differenziate, sicure e proporzionate, affinché il certificato medico non diventi una barriera alla salute, allo sport e alla partecipazione alla vita della comunità.

Un’ultima richiesta, anche contro la calura. C’è infine una richiesta semplice, ma particolarmente attuale. Se lo stadio oggi resta aperto fino alle ore 20 e rimane chiuso il sabato e la domenica, perché non valutare, soprattutto nei mesi più caldi, un’apertura serale prolungata, magari fino alle 22 o alle 23?
Molti cittadini potrebbero così praticare attività fisica nelle ore più fresche, quando il caldo diminuisce e la pista diventa più piacevole e sicura. Se è vero, come ricordano alcuni frequentatori, che in passato lo stadio restava aperto fino alle 23, si potrebbe verificare quella precedente esperienza e valutarne il ripristino, anche in via sperimentale e compatibilmente con il personale, l’illuminazione e le esigenze di sicurezza.
Insomma, una proposta concreta e forse anche un po’ simpatica: d’estate, invece di correre dietro al caldo, lasciamo che sia il caldo a restare fuori dallo stadio.

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