da Carlo Vagginelli, Consigliere comunale di Caltanissetta, riceviamo e pubblichiamo:
Caltanissetta è stanca di elemosinare i propri diritti.
L’ennesimo blackout idrico imposto da Siciliacque non è un banale incidente di percorso, è la prova di un collasso strutturale ormai cronico. Cambiano i giorni, cambiano i bollettini diramati dall’azienda, ma il copione sulla nostra pelle è sempre lo stesso: tubazioni che cedono alla minima pressione e intere famiglie lasciate a secco dall’oggi al domani.
Non chiamatela più “emergenza”. L’emergenza è un evento imprevedibile. Questa è la normale routine di un’azienda che gestisce le infrastrutture nevralgiche della Sicilia centrale come se fossimo nel secolo scorso.
Chi incassa i canoni dei cittadini ha l’obbligo contrattuale, civile e morale di ammodernare gli impianti, non di rattoppare tubazioni vecchie di decenni sperando nel miracolo quotidiano.
Mentre i dirigenti stilano i loro freddi report per giustificare le interruzioni, la gente di Caltanissetta deve fare i conti con l’angoscia dei serbatoi vuoti, i motorini delle autoclavi bruciati, i disagi insopportabili per anziani e bambini, e le attività commerciali messe letteralmente in ginocchio.
La misura è colma, a differenza delle nostre cisterne.
Da Siciliacque ora non pretendiamo più scuse o giustificazioni tecniche incomprensibili. Pretendiamo un cronoprogramma reale degli investimenti, l’assunzione di responsabilità per i danni causati all’economia locale e penali automatiche per i disservizi.
Siete i gestori di un bene primario, non i padroni della nostra dignità.

