Una serata di grande bellezza per Caltanissetta, dedicata a S. Michele Arcangelo, suo Patrono da quattro secoli, un omaggio che si è rivelato un grande evento, il più importante degli ultimi anni, in cui l’identità del popolo nisseno, la consapevolezza della propria storia, si sono trasformati, almeno per due ore, in un senso condiviso di appartenenza, in una coscienza di essere comunità, che ha unito un popolo autentico, che si è ritrovato nella piazza Barile per rispecchiarsi nei simboli che ne hanno segnato la storia.
Sullo sfondo il palazzo Moncada illuminato, a ricordare la storia di un casato che su Caltanissetta aveva investito risorse e progetti, facendo della sua corte nissena, tra ‘500 e ‘600, una delle corti rinascimentali più importanti del meridione.
Ai lati della scena le due grandi Vare della Veronica e della Scinnenza: legate alla storia del lavoro tragico delle zolfare, volute dai minatori dopo le stragi, segno di una volontà di riscatto che non si è piegata alla miseria e allo sfruttamento e non si lasciava seppellire nel buio del sottosuolo, ma ha saputo costruire una rappresentazione della società dell’800 fondata sul lavoro che nei riti della Passione emergeva con tutta la sua dignità sapendo orgogliosamente che “surfaru e sangu simu” come nel grido del minatore dopo la strage di Gessolungo, quella dei “carusi” senza nome.
Nei vani illuminati del Palazzo e lungo la salita le Varicedde, volute dai ragazzi di bottega all’inizio del ‘900, sentite come conquista di cittadinanza, come riconoscimento del valore anche del loro lavoro di apprendisti, figli legittimi di quelle Maestranze che sfilano con il massimo dell’onore la mattina del Mercoledì Santo.
Al centro della scena S. Michele, in una piccola, deliziosa scultura del primo ‘900 che la Sacra Lega S. Michele ha donato al nuovo Museo della Cattedrale dedicato al Santo Patrono
A ricostruire le scene sacre e profane che spiegano il senso dell’evento gli attori di ATEPA, che da decenni animano la sacra rappresentazione che si snoda nel centro storico interpretando i momenti cruciali della Passione, guidati da Salvatore Riggi, voce narrante e interprete.
Ma soprattutto la musica: la storica Banda “Albicocco”, in duetto con il Coro polifonico Don Milani, diretto dal M° Rosario Randazzo, in perfetta sintonia e armonia: sono riusciti a rendere bello persino l’inno della Regione siciliana, che hanno eseguito in apertura.
Il cuore dell’evento è stato il concerto dell’Orchestra dei fiati del Conservatorio “Vincenzo Bellini”, oltre 40 giovani musicisti, diretti dal M° Gioacchino Giuliano, con Giuseppe Di Benedetto come solista, che hanno interpretato splendidamente un repertorio coinvolgente di brani lirici della tradizione, canzoni napoletane, musica americana, con il pubblico che in assoluto silenzio batteva il ritmo con la testa, con le gambe, con le mani, pienamente partecipi, identificati, nella bellezza della musica che avvolgeva la piazza mettendole le ali.
È stato il pubblico infatti l’altro elemento forte dell’evento: non solo sulle 400 sedie disposte in perfetto ordine sulla piazza, centinaia di persone in piedi ad abbracciare il nuovo spazio cittadino rigenerato e proposto come nuova piazza laica nel cuore del centro storico. Un pubblico eterogeneo, popolare, motivato, attento, disposto senza gerarchie, con le autorità in silenzio e senza discorsi d’occasione. Soltanto il Vescovo Mario ha chiuso l’evento con poche parole, sottolineando il valore della gioia e della bellezza condivisa che la serata aveva generato, con un ringraziamento per tutti e grandi complimenti al Conservatorio “Bellini”, simbolo della rinascita che la città può sperare, e di quanta qualità i giovani possono rappresentare in questo riscatto.
La bellezza ha saputo conquistare i nisseni, li ha uniti ed emozionati nella condivisione di una identità forte e antica, che ha bisogno soltanto di essere conosciuta per essere amata, vissuta, nutrita di innovazione e di entusiasmo.
Vedere, a fine concerto, il centro storico e la piazza invasi da centinaia di nisseni sorridenti, finalmente, è valso più di mille discorsi come esempio di come il centro storico si può rivitalizzare, consapevoli che la bellezza del nostro territorio è il patrimonio, la risorsa principale, che possiamo mettere in campo per un progetto di futuro.
La serata in onore di S. Michele lo ha dimostrato, grazie alla tenacia, alla determinazione a alla capacità di pensare, organizzare e gestire gli eventi, dispiegata dall’Associazione Piccoli Gruppi Sacri e dal suo Presidente Michele Spena, promotore e anima infaticabile della manifestazione, che hanno coinvolto e tenuto insieme tutte le associazioni della Settimana Santa, le istituzioni, il Conservatorio, la banda e la corale, dimostrando che anche a Caltanissetta si può “fare sistema” e realizzare grandi cose unicamente con energie locali, che esprimono qualità e cultura, dentro un orizzonte di senso che dia respiro ad un progetto condiviso.
Il “popolo della Settimana Santa” è il popolo nisseno, nella sua autenticità laboriosa, nella sua passione non ancora spenta per la nostra città, nella sua generosità amorosa: ripartiamo da qui, per andare avanti



