Anni di lavoro e di impegno a scuola

Tonino Cala
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Tra qualche mese lascerò la scuola e andrò in congedo, separandomi da un vissuto esperienziale che mi ha profondamente segnato, nel bene e nel male, sul piano etico ed umano.

Quando ero ragazzo non pensavo di fare il docente, anche perché non mi piaceva la scuola. Era la scuola disciplinare e rigida, nella quale le punizioni che si praticavano erano severe: qualche bacchettata sulle mani, qualche rimprovero umiliante, per ritrovarsi anche puniti e silenziati in un angolo della classe e con il volto rivolto al muro. Non capivo.

Molti anni dopo sceglievo di frequentare il corso di laurea in Pedagogia dell’Università di Palermo. Con esiti molto positivi: 110/110 e la lode e la menzione della tesi sul “Pensiero etico-politico di Karl Raimund Popper”. Un racconto personale per capire cosa fosse la scuola disciplinare di quegli anni.

Oggi, in classe con gli alunni, mi sono profondamente commosso nel ricevere i loro calorosi auguri per il mio compleanno. Da ragazzo e da grande, in occasione dei festeggiamenti dell’anniversario della mia comparsa sulla terra, tante volte mi sono commosso in presenza di famigliari, di amici, di semplici conoscenti e di colleghi. Ma questa volta era diverso. Ho voluto tanto bene ai miei alunni e da loro ho ricevuto tantissimo affetto. Un affetto che porto dentro di me con una profonda gratitudine nei loro confronti.

Ho sempre saputo che anche quando mi contestavano e mi attaccavano non era per una loro insensata cattiveria contro di me. Non è facile fare l’insegnante, è un “mestiere impossibile”, affermava Sigmund Freud. Nel tempo, mi sono armato di pazienza e come un buon genitore li ho capiti i miei alunni, anche quando mi facevano arrabbiare e perdevo la calma.

Non ho mai pensato di essere un santo. Sono contrario alle agiografie false e ingannevoli. Sono un uomo, prima di essere un educatore. E con tanta sincerità e verità dico che non è stato facile fare il docente di Italiano, Storia, Geografia, Educazione civica e Filosofia.

Così ho capito che la professione del docente non è una missione e non è semplicemente un lavoro come tanti altri. Per i ragazzi diventi un punto di riferimento, quasi una figura “genitoriale”, forse per una vocazione innata che desidera educare e educarli ai veri valori della vita e a volere loro del bene. Anche sbagliando qualche volta, perché nessuno è perfetto, nella convinzione e consapevolezza pedagogica che l’errore sia inevitabile e che faccia parte di qualsiasi attività umana che si possa ritenere seria, responsabile e vitale.

Non si può essere docente per un calcolo professorale, dettato dal sapere accademico e universitario. Ti impegna il tuo lavoro a dare qualcosa di te che è semplicemente affetto e attenzione per gli alunni, per i ragazzi che crescono e che desiderano avere guide etiche e pedagogiche per potersi orientare nella loro esistenza. Non so se sono stato un bravo docente, come il professor John Keating de “L’attimo fuggente”.

So che ho provato tanto affetto per i miei alunni, desiderando per loro tutto il bene possibile. Posso solamente augurarmi di avere fatto bene, come tanti altri miei colleghi perché non credo di essere speciale o dotato di virtù taumaturgiche. Altro non so. Per amore della scuola, per l’affetto di un maestro interiore e di educatore consapevole che luminosamente mi ha guidato e segnato in tutti questi anni.

Tonino Calà

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