“Curare la tristezza dell’Europa: dall’oblio di sé alla speranza paziente”

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di Claudio Vassallo

Intenso e di elevato livello è stato l’incontro tenutosi sabato 18 aprile a San Cataldo presso l’Auditorium “G. Saporito”. L’incontro, dal titolo “Curare la tristezza dell’Europa: dall’oblio di sé alla speranza paziente”, è stato organizzato dal “Centro studi Cammarata”, diretto da Don Massimo Naro. il quale oltre ai saluti finali ha proposto ai presenti una efficace e profonda sintesi dei diversi contributi che nel corso dell’evento si sono susseguiti.

Nel corso della serata, grazie allo spessore dei relatori e dei loro interventi, storia, cultura, politica, società e cristianità si sono perfettamente fusi, fornendo ai presenti strumenti idonei per leggere e comprendere il triste mondo che stiamo vivendo e, soprattutto, per provare ed immaginare una possibile strada da percorrere per immaginare e costruire un futuro migliore.

Marco Follini si è occupato dei padri fondatori dell’Europa, soffermandosi sulla figura di Alcide De Gasperi, regalandone alla sala una chiara rappresentazione del pensiero, dell’azione politica, dell’impegno profuso per la costruzione di una comunità europea e non disdegnando di trattare anche gli aspetti più squisitamente umani dello statista italiano.

Monsignor Mariano Crociata ha affrontato il difficile tema delle “radici divelte” e del “contributo che il cristianesimo” può fornire alla costruzione di un’Europa finalmente compiuta.

Bruno Tabacci, infine, si è occupato di trattare la spinosa tematica del ruolo e peso che l’Europa riveste nell’attuale contesto internazionale, rispondendo alla difficile domanda: Europa, solo un’espressione geografica?

Magistrale è risultata conduzione della moderatrice prof. Fiorella Falci, che ha saputo collegare ed integrare efficacemente i diversi interventi, rendendoli parte di un unico ragionamento complessivo. 

L’incontro è stato anche occasione per riflettere ed approfondire il pensiero lungimirante del compianto Monsignor Cataldo Naro.

E’ facile immaginare come la serata avesse quale obiettivo anche quello di stimolare domande ed interrogativi nella mente di coloro che l’hanno seguita.

A tal proposito, personalmente pensavo e, dopo l’incontro, lo penso ancora di più, che l’Europa non sia un’alternativa o la migliore tra tante alternativa, ma che essa in realtà rappresenti l’unica alternativa. Insomma, portare a compimenti quel processo di costruzione dell’Europa dei popoli, iniziato grazie al contributo dei padri fondatori, non è un’occasione o perlomeno non lo è solo, ma una necessità da fare divenire “la grande occasione”.

Il mondo è cambiato e in peggio. Molto peggio. Ogni giorno sentiamo del gran numero di droni e missili sparati da più parti. Senza dire che alla guerra fatta di bombe, già terribile, si aggiunge anche quella economica, che, mira a colpire non solo gli avversari dichiarati, ma anche le democrazie una volta ritenute amiche ed alleate, col fine di piegarne le scelte.

Ma, cosa che fa ancora più paura, parole che pensavamo non si sarebbero (mai) più sentite: “cancelleremo un’intera civiltà“, sono tornate ad impattare violentemente con le nostre orecchie. In questo mondo, l’incontro di oggi è una benedizione. 

Perfetta mi è parsa, manco a dirlo, la scelta del titolo. Perfetta completa poiché contenente in sé sia il “male”, la malattia, che affligge da troppo tempo l’Europa, ossia la tristezza in cui è sprofondata, che la cura: la speranza!

Da qui l’inevitabile domanda, che continuando la metafora che contrappone “il male” e “la cura”, mi spinge a chiedermi ed a chiedere: immaginando che la cura fosse costituita da una pluralità di iniezioni da somministrare, banalmente ce le abbiamo le siringhe? Perché se non ne dovessimo disporre, diventerebbe necessario procurarsele: per somministrare ogni cura occorre che vi sia le condizioni per farlo.

Ribaltando la metafora e ritornando a ragionare su Europa e speranza, l’interrogativo diventa: esistono le necessarie condizioni per portare finalmente in porto la costruzione dell’Europa, trasformandola da triste realtà a fonte di nuova speranza?

Più precisamente, la politica italiana è attrezzata per affrontare questa sfida? È adeguatamente organizzata? O, più banalmente, all’interno del nostro sistema politico sono presenti le giuste e necessarie aggregazioni o, se vogliamo, coalizioni, per far sì che il nostro Paese sia pronto a fornire il giusto contributo per il compimento del percorso di europeo?

Perché se la risposta fosse sì, esistono tutte le condizioni, allora non resterebbe altro che sbrighiamoci a farla questa Europa, ma se la risposta fosse no, non sussistono ad oggi le condizioni, così come purtroppo appare, allora bisognerebbe, con urgenza, adoperarsi per crearle.

Prof. Claudio Vassallo

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