Racconto di un poeta

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Racconto di un poeta: emozioni e sentimenti d’amore!

Questa sera, sabato 18 aprile 2026, ho provato una profonda emozione che ha messo a nudo la mia umanità. Insolitamente, tremava la mia voce, tremava il mio corpo, tremavano le mie mani. E in tutto questo ho percepito la mia fragilità di uomo che si sa commuovere, umile servitore della propria anima e del proprio cuore, coerente solamente con me stesso e con la mia libertà interiore. La mia sensibilità umana che mi fa essere tale sin dall’infanzia, la solitudine poetica che mi porto dentro e che, contrariamente alla stupidità collettiva, mi fortifica e non mi infragilisce. Questo per me significa essere uomini!

Desidero esprimere un grazie di cuore a Sonja Barba, presidente del Circolo “Trabia Emiliani Giudici” di Mussomeli, a Giuseppe Piccillo, presidente dell’Auser Vallone, ai poeti Lina Riccobene (Delia), Carmelo Salvatore Benfante Picogna (Serradifalco) e Franco Maida (Mussomeli), alla moderatrice e curatrice della serata prof. Maria Francesca Munì, ai musicisti Giuseppe Noto e Giuseppe Carapezza e al numeroso pubblico che era presente all’iniziativa culturale “Visioni poetiche”, presso il Circolo “Trabia Emiliani Giudici” di Mussomeli.

Tonino Calà

Presentazione a cura della prof.ssa Maria Francesca Munì

Tonino Calà nasce a Parigi nel 1959 e trascorre l’infanzia e l’adolescenza tra diverse città europee, tra cui Londra. Si laurea in Pedagogia a Palermo nel 1984 e, nel corso degli anni, partecipa a numerosi premi letterari, ottenendo significativi riconoscimenti, tra cui la segnalazione d’onore al Premio Firenze – Fiorino d’Oro nel 1996. Si dedica anche alla prosa e al genere dell’intervista, come dimostra il dialogo con Andrea Camilleri, pubblicato nel volume Vi racconto Montalbano – Interviste.

Tonino Calà è un poeta dell’essenziale e dell’inquietudine, una voce autentica che nasce dall’urgenza di dare forma all’esperienza. La sua scrittura si distingue per una limpidezza solo apparente: il lessico è semplice, ma mai banale; il verso è libero, spezzato, guidato da un ritmo interiore che segue il respiro dell’anima. È una poesia che rinuncia al superfluo per arrivare al nucleo delle cose, e proprio per questo riesce a essere intensa, incisiva, necessaria.

Come osserva Lina Riccobene, nella scrittura poetica di Calà si avverte una cadenza quasi crepuscolare, fatta di attese, di silenzi, di dialoghi interiori. Si muove costantemente su un confine: tra luce e ombra, tra presenza e assenza, tra il bisogno di infinito e la concretezza del vivere quotidiano. In questo spazio prende forma una scrittura capace di trasformare la solitudine in luogo di ascolto e di consapevolezza.

I temi che attraversano la sua poesia sono profondamente umani: la memoria, spesso segnata da ciò che è mancato o non è stato vissuto; il rapporto con le figure familiari, attraversato da dolore, rispetto e bisogno di riconciliazione; l’amore, inteso come tensione fragile e assoluta; e ancora il confronto con la morte, il silenzio, l’ingiustizia e la ricerca ostinata di una luce, anche fragile, dentro l’oscurità. È una poesia che sa farsi anche civile, capace di cogliere le contraddizioni del mondo senza mai cedere alla retorica.

Salvatore Benfante Picogna sottolinea proprio questo aspetto: in Calà non c’è mai compiacimento estetico, ma una costante ricerca di verità umana e morale. Anche nei momenti di denuncia, la sua voce resta misurata, attraversata da una pietas autentica.

È una poesia che non impone, ma invita; che non grida, ma resta, sedimenta, interroga.

Giuseppe Martella coglie nella sua scrittura un movimento profondo: quello che nasce tra il rifiuto della realtà così com’è e il suo ineluttabile ritorno. È in questa intercapedine, in questo spazio sospeso tra smarrimento e riconoscimento, che la poesia prende forma. Non come risposta definitiva, ma come atto di consapevolezza, come tentativo di dare voce a ciò che sfugge.

È una poesia colta, ma non elitaria; profondamente personale, ma capace di parlare al lettore con sincerità e intensità.

In un tempo dominato dalla fretta e dalla superficialità, la poesia di Tonino Calà si distingue come un canto sommesso ma resistente. È una poesia che chiede tempo, attenzione, ascolto. Non si esaurisce nella lettura, ma continua a risuonare.

Lasciamo ora spazio alla voce di Tonino Calà, un poeta della soglia e della verità: capace di trasformare l’esperienza individuale in consapevolezza condivisa, e di restituire alla parola poetica la sua funzione più alta — quella di illuminare, anche solo per un istante, il mistero dell’esistere.

prof. Maria Francesca Munì

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