Era stato presentato alla convention del 19 settembre indetta dal Vescovo mons. Mario Russotto sull’emergenza idrica: il Documento in dieci punti elaborato dal Laboratorio Socio-Politico della Conferenza Episcopale Siciliana, che pubblichiamo integralmente.
Nella seduta del 22 gennaio il Consiglio Comunale di Caltanissetta lo ha approvato all’unanimità, come sta avvenendo in altri centri siciliani, a seguito di una mozione presentata dai consiglieri di opposizione, primo firmatario Roberto Gambino e condivisa dall’intero civico consesso.
Nel documento si propone anche la presentazione di una legge regionale di iniziativa popolare che reinterpreti l’intero sistema di gestione delle risorse idriche, introducendo una tariffa unica regionale dell’acqua che possa contrastare le speculazioni ed il caro-bollette.
Inizia un percorso di elaborazione dal basso da condividere con le altre comunità siciliane colpite dalla crisi idrica permanente che potrebbe cambiare le condizioni della gestione dell’acqua nella nostra regione.
Questo il testo del Documento approvato:
10 PROPOSTE PER INVERTIRE LA ROTTA (a cura del “Laboratorio sociopolitico” della Conferenza Episcopale Siciliana)
1) Promuovere un disegno di legge regionale di iniziativa popolare che reinterpreti l’intero sistema di gestione delle risorse idriche, tenuto conto della situazione fallimentare degli ultimi decenni (la proposta, come previsto per legge, deve essere firmata da almeno 10.000 cittadini o presentata da almeno 40 consigli comunali, in modo da rappresentare non meno del 10% della popolazione siciliana).
2) Proporre, a tutti i livelli e con i mezzi di comunicazione più idonei, (oltre che nel disegno di legge), l’istituzione di una tariffa unica regionale, per contrastare il caro bollette, oggi divenuto insostenibile per famiglie e operatori economici di qualsiasi categoria (non è possibile pagare l’acqua più che a Milano).
3) Affidare alle Università, valorizzando le competenze di docenti e ricercatori, la mappatura dettagliata delle risorse già disponibili (dighe, pozzi, etc.) e uno studio sull’introduzione di infrastrutture moderne, come diffusi bacini di raccolta, impianti di desalinizzazione di piccola-media taglia, meno costosi e molto meno energivori rispetto alle megastrutture del passato.
4) Creare un comitato unico per aree geografiche (enti locali, movimenti, comitati, associazioni), con il compito di monitorare lo stato di manutenzione delle reti idriche esistenti, segnalando perdite e guasti, al fine di ridurre gli sprechi, che in alcune aree superano il 50%.
5) Sollecitare le Istituzioni ad ogni livello, perché si introduca un piano pluriennale per la pulizia dei fiumi e dei torrenti che alimentano gli invasi, di piantumazione mirata e di salvaguardia dell’ecosistema, sia in relazione alla flora e fauna, sia rispetto alle opere di sistemazione idraulico forestale del territorio.
6) Promuovere un piano costantemente verificabile di riuso delle acque reflue depurate e qualsiasi iniziativa a sostegno dell’irrigazione dei campi in agricoltura. Sostenere e incentivare l’imprenditoria agricola esistente, rispetto ai vari bisogni produttivi, di coltivazione e allevamento, promuovendo il ritorno dei giovani alla campagna, attraverso formazione, utilizzo di incentivi (es. microcredito) e bandi.
7) Adozione di tecnologie di irrigazione avanzate e a basso consumo, coinvolgendo imprese del territorio regionale all’avanguardia (e.g. IRRITEC).
8) Coinvolgere le scuole, le parrocchie, le associazioni giovanili (e.g. Legambiente, Scout, Azione Cattolica), al fine di creare progetti concreti di educazione al risparmio idrico, favorendo la cultura della sostenibilità ambientale (nuovi stili di vita).
9) Promuovere la costituzione di “comunità energetiche” in collaborazione con la Diocesi di Treviso e la 3SUN di Catania.
10) Garantire l’accesso equo all’acqua come diritto fondamentale di tutti, attraverso un “patto sociale” tra cittadini, famiglie, scuole, strutture sanitarie, aziende agricole, commercianti, ristoratori, operatori turistici, associazioni, enti locali, promuovendo una visione ispirata ai principi di solidarietà e sussidiarietà (l’opposto della “guerra tra poveri”).


