I giovani e le belle promesse! (dedicato ai miei nonni e alla civiltà contadina)

Tonino Cala
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Erano dei giovani pieni di ardore e di entusiasmo che desideravano cambiare il mondo e fare la rivoluzione generazionale.“ Con noi il paese cambierà, la comunità sarà trasformata!”. Così dicevano con impeto i giovani idealisti. Per loro l’utopia del cambiamento era realizzabile, tutti insieme bastava impegnarsi per trasformare la realtà. E li vedevo pieni di furore e di passione rivoluzionaria. “Il mondo sarà nostro e nessuno ci fermerà”. Dicevano, come certi vecchi rimbecilliti, fuori di senno, senza equilibrio, vittime del loro decadimento mentale. Come alcuni, e non tutti, citrulli presidenti degli Sati di Uniti d’America che si credono i pistoleri del mondo e i giustizieri della notte, con le loro guerre d’affari e di rapina, in giro per il mondo. “Vedrete”, dicevano.

Trascorse del tempo e i giovanotti non erano più giovani. Si sposarono e crearono la loro famiglia, facendo figli e lavorando per intercessione politica. Si erano adeguati ed erano diventati conformisti, come tutti gli altri, gli stessi che criticavano prima. Erano andati per cambiare il mondo e furono cambiati in peggio, perdendo lo slancio idealistico e rivoluzionario. Quante belle anime nei nostri paesi di gente arricchita e benestante che non pensa più, non reagisce più, non dice più nulla! Comodo è il divano e belle sono le pantofole di casa, da calzare la sera dopo il lavoro. Una storia che si ripeteva. I giovanotti erano diventati vecchi prima del tempo biologico: il bel conto in banca, il Suv o l’auto costosa e alla moda, la villa a mare e in campagna, il confortevole appartamento in città, i figli nelle migliori scuole. Amen.

Da giovani erano “comunisti”, socialisti, di sinistra e desideravano una società giusta, senza lo sfruttamento del lavoro e uno stipendio dignitoso per tutti. Una sanità pubblica che funzionava, una scuola moderna che sapeva innovare i saperi e la ricerca, i luoghi e i locali per il divertimento e il tempo libero di massa, una giustizia sana e funzionante, una cultura libera e indipendente. Si divertivano con gusto e sognavano utopicamente di cambiare il corso delle cose.

Ma erano cambiati, erano diventati piccoli borghesi in preda al successo, amici dei politici potenti e dei banchieri, quelli che contavano le mazzette di denaro. E con i soldi avevano tutto: le cliniche a pagamento, la scuola d’eccellenza e di élite, i migliori abiti firmati, le lussuose auto, i viaggi a Dubai e tutto il resto. Il mondo era ai loro piedi, un sogno dorato di scintillante ricchezza materiale. E avevano gli amici del conto in banca, quelli con i quali fare i viaggi costosi.

Ebeti e felici di droga collettiva, omologati al resto del mondo, come quelli che hanno tutto e che vedi nella pubblicità sui social e in Tv. Si avevano tutto…. Ma non erano sereni, l’ansia li divorava, la depressione avanzava e con la depressione il vuoto si allargava, un buco enorme dentro di sé. Le cose non stavano per come apparivano. Alcuni andavano a Lourdes e cercavano pace dentro le chiese. Altri viaggiavano verso l’Oriente per fare una esperienza mistica e religiosa. Nessuno cercava l’amore per sé stesso, leggendo e scrivendo parole d’amore che riempissero i vuoti della propria vita.

Non sempre chi si crede ricco lo è veramente. Molti sono gli illusi, pochi i ricchi nell’anima.

da “Racconti apolidi” di Tonino Calà

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