Il Gip Sofia Milone ha archiviato il procedimento a carico del sancataldese Antonio Valenti, difeso dagli avvocati Salvatore Falzone e Antonino Falzone. Valenti era stato querelato dall’ingegnere Iannello, assistito dall’avvocato Massimiliano Bellini per avere postato su Facebook le seguenti frasi a commento di un articolo intitolato “Condannato per corruzione l’ex capo dell’ufficio tecnico del comune di San Cataldo, assolto il figlio”: “Ma il Comune si è costituito parte civile? come danneggiato? L’amministrazione è implicata a risarcimento nei confronti deicittadini? O come al solito paga Pantalone. Occorre sequestro di beni mobili ed immobili c.c. e restituzione del mal tolto fino a prova contraria. Aprire e buttare via il coperchio del vaso di Pandora e mettere a conoscenza totale senza filtro delle porcherie perpetrate ai danni della comunità, ma non tra 20 anni. SUBITO CHE E’ TARDI… 4 anni? Volevate scrivere 40 anni. Provvisionale € 5.000? Volevate scrivere 500.000. Ha mandato in dissesto il Comune ed i cittadini hanno pagato di tasca. Non dovrebbe pagare solo lui ma tutto il comitato affaristico mafioso…”
Secondo il Gip “le espressioni formulate da Valenti vanno ricondotte entro i limiti del diritto di critica”, a maggior ragione “che le valutazioni dei cittadini godono di più ampi limiti nei confronti di coloro che svolgono un pubblico servizio. D’altra parte – continua il Gip – “non si può ritenere arbitrario” il giudizio di Valenti poiché “supportato da una base fattuale: la condanna per corruzione, indice per il cittadino di mala gestio dell’amministratore”. Le frasi di Valenti sono state definite dal giudice “critiche e iperboliche” e “i limiti della critica non appaiono superati, quantomeno sul piano putativo, tenuto conto del fatto che il processo penale che ha coinvolto Iannello, di particolare rilevanza pubblica, aveva ad oggetto inizialmente l’imputazione per concorso esterno in associazione mafiosa e che nel discorso pubblico atecnico i reati contro la pubblica amministrazione sono spesso associati a logiche clientelari tipiche dei contesti mafiosi”.

