Il ricordo di Giovanni Lomonaco del suo fraterno amico Ottavio Rizza

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In ricordo del mio fraterno amico Giovanni Lomonaco

Caro Giovanni, se ci stai guardando da lassù non sarai contento del comportamento che ho avuto a partire dalle ore 12 del giorno in cui hai lasciato questa Terra. Caro amico mio non ricordo da quanto tempo non piangevo così come ho pianto negli ultimi due giorni … non so neanche se mi sia mai capitato. Forse, dall’alto, mi stai rimproverando, perché le lacrime non facevano parte della tua filosofia di vita, caratterizzata dell’ironia e da una coinvolgente gioia che trasmettevi a chi ti frequentava.

Caro Giovanni, la nostra stima reciproca, che ha fatto sì che tu sia stato uno dei miei due testimoni di nozze e che io sia stato un testimone delle tue nozze, dura da quando ci conosciamo: la nostra amicizia è iniziata in primo liceo scientifico, quando io avevo 13 anni e tu ne avevi 14, ed è proseguita sino a marzo di quest’anno, ossia l’ultima volta in cui ci siamo sentiti e continuavano a raccontarci tutto di noi.

Per la verità “quasi” tutto, perché hai preferito non “disturbare” né me, né tanti altri tuoi amici per metterci a conoscenza della malattia che hai tentato per un lungo periodo di contrastare.

Caro Giovanni, noi avevamo i nostri segreti, dei quali abbiamo parlato sino a marzo, ma non hai voluto confidarmi il tuo segreto più “doloroso”, ossia quello della malattia che stavi combattendo, perché, a mio parere, sei una persona meravigliosa che non ha voluto “pesare” sui suoi amici.

Caro Giovanni, nei 47 anni di meravigliosa amicizia non abbiamo mai avuto uno screzio, né un litigio, e sei stato determinante per superare il periodo più difficile della mia vita, perché in quel periodo sei stato per me un fratello, un amico, un avvocato, uno psicologo. Mi hai sempre trasmesso serenità e gioia.

Con te era impossibile litigare, persino quando parlavamo della tua Juve e del mio Milan.

Mentre scrivo questa lettera apprendo che tanti nostri compagni della sezione A del Liceo Scientifico ti stanno ricordando facendo delle donazioni all’AIRC in tua memoria, facendo un dono a tantissime persone, pensando a te.

Anche i nostri compagni di classe ti volevano un gran bene: impossibile non volertene.

Caro gioioso e coinvolgente Giovanni, per farmi perdonare per le mie lacrime di questi giorni, nei quali sento la tua mancanza, sappi che io voglio bene a tua figlia Lucrezia della quale spesso mi parlavi, così come ne volevo a te, e che lei deve sapere che su di me, fraterno amico di suo padre, ci potrà contare, come se io fossi un suo zio.

Grazie Giovanni, grazie per tutto quello che hai fatto per me, grazie per la nostra splendida amicizia.

Ottavio

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