Riesi torna a guardare al proprio passato culturale e lo fa riportando alla luce la figura di Giovanni Nicosia, autore per lungo tempo dimenticato. L’occasione è stata la presentazione del volume di Giuseppe Calascibetta, Giovanni Nicosia uno scrittore di Riesi. Sul sentiero di Calvino e Pavese, ospitata il 22 aprile all’Istituto “Carlo Maria Carafa”, che ha coinvolto studenti, docenti e rappresentanti del mondo culturale locale.
All’iniziativa hanno preso parte, tra gli altri, la dirigente scolastica Adriana Quattrocchi, impegnata nella promozione dei valori dell’antifascismo e della Costituzione, e la professoressa Carmen Sessa. Presenti anche esponenti dell’ANPI e testimoni legati alla memoria della Resistenza, in un momento che ha unito ricerca storica e partecipazione civile.
Il libro di Calascibetta ricostruisce il percorso umano e intellettuale di Nicosia, nato a Riesi nel 1919 e morto a Roma nel 1972. Una figura rimasta ai margini della letteratura italiana per decenni, oggi rivalutata grazie al recupero di documenti e scritti dispersi. Laureato in Giurisprudenza a Palermo, Nicosia partecipò alla Seconda guerra mondiale e fu poi attivo nella Resistenza in Liguria, esperienza che segnò profondamente la sua produzione.
Nel dopoguerra entrò in contatto con importanti ambienti culturali, lavorando anche per la casa editrice Einaudi, dove si occupò di traduzioni e revisione testi. In quegli anni strinse rapporti con figure come Italo Calvino, conosciuto durante la lotta partigiana.
Presente all’iniziativa anche la dott. Giorgia Nicosia, nipote dello scrittore e custode del suo patrimonio letterario, giunta da Roma. Così ha commentato l’iniziativa:
“Per molti anni mio nonno è stato poco più di un’eco: un nome che affiorava nei racconti di mia nonna, una presenza evocata a frammenti, tramandata da chi, come me, non lo aveva mai conosciuto davvero ma ne custodiva il ricordo. Poi è arrivata la ricerca: un percorso lungo e paziente, fatto di carte, documenti, archivi. Una ricerca che ha preso nuova vita proprio a Riesi, dove, davanti a studenti e cittadini attenti e curiosi, Giuseppe Calascibetta ha restituito con passione e precisione il profilo storico, politico e umano di mio nonno. Ne è emersa una figura solida, definita, inserita nel suo tempo e nelle sue scelte.”
Uno degli aspetti più rilevanti emersi dalla ricerca riguarda il recupero di alcuni racconti pubblicati nel dopoguerra sul quotidiano “l’Unità”. Tra questi “Luglio 1945”, “Quando fa luna” e “Il donnaiolo del villaggio”, quest’ultimo ambientato in Sicilia. Si tratta di testi che collocano Nicosia all’interno della stagione del Neorealismo, offrendo uno sguardo diretto sulla realtà sociale dell’Italia uscita dalla guerra.
In particolare, “Luglio 1945” ha colpito profondamente il pubblico per la forza delle immagini e dei contenuti. Il racconto descrive un Paese lacerato, in cui molte famiglie vivono nella miseria più assoluta, costrette a sopravvivere per strada senza alcun punto di riferimento. La popolazione più povera viene rappresentata con immagini dure, quasi animalesche, mentre sullo sfondo emerge una classe privilegiata che, al contrario, trae vantaggio economico dalla guerra, soprattutto nei settori industriali. Emblematica la scena in cui i benestanti, infastiditi dalla presenza dei poveri, gettano briciole di pane dalle finestre per placarne la disperazione. Un quadro che restituisce anche una critica severa all’indifferenza della politica e che ha suscitato forte emozione tra i presenti.
La ricerca ha inoltre riportato alla luce un racconto inedito, “L’antidoto”, e alcune poesie pubblicate sulla rivista “Il Politecnico” di Elio Vittorini, confermando il coinvolgimento di Nicosia nel dibattito culturale del dopoguerra.
Nonostante una produzione limitata, l’opera dello scrittore si distingue per intensità. Tra i suoi romanzi principali figurano “Il grande tumulo” e “L’uomo tagliato dall’uomo”, nei quali emergono temi come la disillusione, la violenza e la solitudine dell’individuo nella storia.
Durante l’incontro è stato anche approfondito il legame con Leonardo Sciascia, ricordato da Vito Catalano. La corrispondenza tra i due testimonia un rapporto di stima e confronto intellettuale, inserito nel più ampio contesto dell’antifascismo siciliano.
La giornata si è conclusa con una riflessione condivisa sull’importanza della memoria e sulla necessità di restituire spazio a figure dimenticate. Il lavoro di ricerca e divulgazione ha permesso così di riportare Giovanni Nicosia al centro dell’attenzione, restituendo a Riesi un tassello significativo della propria storia culturale.




