Nei giorni del 25 aprile a Caltanissetta non c’è soltanto la memoria della Resistenza partigiana contro il nazifascismo. La Resistenza è un concetto fondativo dell’identità civile del nostro Paese, anche dopo 80 anni di Costituzione e di democrazia, perchè sono tante le oppressioni e le ingiustizie che ancora “occupano” la nostra vita e soffocano la libertà, i diritti e la dignità delle persone, sopratutto delle donne.
L’ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) ha costruito una mostra, dedicata alle donne “resistenti”, che ha voluto esporre, il 25 e il 26 aprile, nei centri storici di San Cataldo e di Caltanissetta, (con il patrocinio dei rispettivi Comuni) nelle strade principali, affidando a pannelli leggeri i volti e le storie di donne che hanno avuto il coraggio di spendersi per cambiare le cose, pagando di persona, mettendosi in discussione, scardinando poteri concreti e simbolici, diventando un esempio per tutte e tutti, tanto più efficace quanto più è stato vicino alla vita quotidiana di ciascuno/o.
Donne che hanno combattuto attivamente nella Resistenza, come Concetta Piazza e Lidia Menapace.


Donne che hanno sfidato il potere e il terrore nazifascista, come Giuseppina Panzica, la nissena che salvò centinaia di ebrei dalla deportazione e per questo fu arrestata, deportata a Ravensbruck e torturata.

Donne che hanno sfidato il feudalesimo e guidato le lotte per la riforma agraria nel dopoguerra, come Antonietta Profita.
Donne che hanno sfidato la mafia, come Felicia Bartolotta, la madre di Peppino Impastato, capace di mettere alle corde il boss Badalamenti al processo per l’omicidio di suo figlio, o come Letizia Battaglia, che ha fotografato il dolore di chi della mafia è stato vittima, per ricordare a tutti le ferite, anche invisibili, della violenza.


Donne che hanno sfidato i poteri globali nelle guerre dimenticate del mondo, come Ilaria Alpi, uccisa in Somalia mentre raccontava i traffici oscuri della globalizzazione neocoloniale.

Donne che hanno sfidato i pregiudizi secolari, nella scienza, come l’astrofisica Margherita Hack o nella cultura e nel diritto, come Franca Viola, la ragazza di Alcamo che per prima rifiutò il matrimonio riparatore dopo lo stupro, che sarebbe stato poi finalmente cancellato dal Codice Penale.


Donne che hanno sfidato la rassegnazione dei più poveri del nostro popolo e hanno costrtuito decenni di battaglie per i diritti, il lavoro, la pace, come Letizia Colajanni, la politica nissena che ha formato generazioni di donne all’impegno civile, sociale, che le ha guidate nelle battaglie politiche, nei movimenti e nelle istituzioni.

La chiamavano “la Signorina della Pace”, per il suo impegno per il disarmo nucleare nel secondo dopoguerra e mai definizione fu più azzeccata per definire l’obiettivo di chi combatte quotidianamente, con tutte le sue forze e con il coraggio di sfidare la violenza del potere: la Pace, che per avere solide radici ha bisogno di conquistare il cuore e la mente delle donne e degli uomini per sostenere la loro resistenza, quotidiana, oggi più che mai, per affermare i diritti, la dignità, il valore delle persone, senza sottomissioni, senza privilegi, senza discriminazioni. In ogni angolo della Terra.

